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Cinema
13.09.2022 - 11:30
Aggiornamento: 14:52

È morto Jean-Luc Godard

Lo annuncia Libération. Il regista franco-svizzero fu uno dei fondatori della Nouvelle Vague francese, aveva 91 anni

Ansa, a cura di Red.Cultura
e-morto-jean-luc-godard
1930-2022

Il regista franco-svizzero Jean-Luc Godard, simbolo della Nouvelle Vague, è morto all’età di 91 anni. La notizia, inizialmente apparsa sul quotidiano francese "Libération" che citava il suo entourage è stata confermata a Keystone-ATS dalla famiglia in una nota. Jean-Luc Godard è morto oggi "attorniato dai suoi cari" nella sua casa di Rolle (VD), annunciano la moglie Anne-Marie Miéville e i suoi produttori in un breve comunicato, precisando che non ci sarà nessuna cerimonia ufficiale e che il cineasta verrà cremato.

Il regista franco-svizzero era nato a Parigi il 3 dicembre 1930. Tra i più significativi autori cinematografici della seconda metà del Novecento, esponente di rilievo della Nouvelle Vague, è stato punto di riferimento per i giovani cineasti degli anni Sessanta, rappresentando una pietra miliare fra epoche e culture della storia del cinema. Dopo un’attività di critico cinematografico, Godard esordì nel lungometraggio con "Fino all’ultimo respiro" (1959), sorta di film-manifesto in cui si rispecchiavano le aspirazioni di molti autori appartenenti alla sua generazione: un cinema a basso costo, fuori dalle strutture industriali, sottratto alle regole dello spettacolo.

Alla critica radicale del linguaggio cinematografico tradizionale, si unì, nei film successivi, una sempre più consapevole critica dei valori sociali dominanti: "Questa è la mia vita" (1962); "La donna è donna" (1962); "Les carabiniers" (1963); "Il disprezzo" (1963), tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia; "Una donna sposata" (1964); "Il bandito delle ore undici" (1965); "Il maschio e la femmina" (1966); "Una storia americana" (1966); "Due o tre cose che so di lei" (1966).

A partire dal 1967 Godard si rivolse a un cinema più esplicitamente militante, sperimentando nuovi modi di produzione e insieme di elaborazione estetica e ideologica: "La cinese" (1967); "British sound" (1969); "Pravda" (1969); "Lotte in Italia" (1970); "Crepa padrone, tutto va bene" (1972). Liricità e ironia, consapevolezza della crisi e una nuova sensibilità figurativa sembrano invece prevalere (pur nella fedeltà a un’idea di cinema come rischio formale e ideale e a uno stile sempre innovativo e sperimentale) nei film girati dalla fine degli anni Settanta: "Si salvi chi può" (1979); "Prénom Carmen" (1982); "Je vous salue Marie" (1984); "Détective" (1985); "Nouvelle Vague" (1990); "Germania nove zero" (1992).

Negli anni Novanta Godard proseguì la sua ricerca di nuove forme visive realizzando "Ahimè!" (1993), "Forever Mozart" (1996). Ha "riscritto", con un taglio critico, una personale storia del cinema attraverso le immagini con "Histoire(s) du cinéma" (1998), "L’origine du XXIème siècle" (2000) e "Pour une histoire du XXIème siècle" (2000). Più recentemente ha diretto: "Éloge de l’amour" (2001); "Notre musique" (2004); "Vrai faux passeport" (2006); il cortometraggio "Une catastrophe" (2008); "Film socialisme" (2010); "Adieu au langage" (2013, per il quale l’anno successivo ha ricevuto il Premio della giuria al Festival di Cannes); "Le livre d’image" (2018, Palma d’oro speciale alla 71a edizione del Festival di Cannes). Godard si è sempre contraddistinto per la sua produzione attenta alle forme espressive e al contenuto ideologico. Il regista, che dal 1977 risiedeva a Rolle (VD) sulle sponde del Lemano, aveva ricevuto il Pardo d’onore del Locarno Film Festival nel 1995.

Il cineasta franco-svizzero, scrive Libération in riferimento al suicidio assistito, è riuscito ad andare "in fondo alle sue convinzioni". La moglie, Anne-Marie Miéville e i produttori hanno confermato la morte a fine mattinata, spiegando che l’autore di ‘Fino all’ultimo respiro’ è "morto serenamente presso il suo domicilio, circondato dai propri cari", a Rolle (VD), sulle rive del Lemano. Il regista è ricorso al suicidio assistito in Svizzera: "Non era malato, era semplicemente esausto", ha rivelato una fonte vicina alla famiglia citata dal giornale, aggiungendo che il regista "aveva quindi preso la decisione di farla finita. È stata una sua decisione, ed era importante per lui che si sapesse". Informazioni confermate da un’altra persona vicina al cineasta, precisa il giornale nella sua versione online.

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