ULTIME NOTIZIE Culture
Musica
24 min

Enrico Fagone tra l’Osi e il Grammy®

Ha diretto la London Symphony Orchestra, solisti Saunghee Lee (clarinetto) e JP Jofre (bandoneon) nel cd ‘Aspire’. È candidato all’Oscar della musica.
Culture
10 ore

Manipolazione psicologica è la parola più diffusa nel 2022

Il termine inglese è gaslighting e si rifà a una pièce teatrale del 1938, dalla quale sono stati tratti due celebri film
Arte
10 ore

È record di vendita per la regina Elisabetta II in blu di Warhol

La serigrafia della defunta monarca è stata battuta all’asta a Toronto per 853mila dollari
Scienze
11 ore

Risuscitati virus zombie rimasti per millenni nel permafrost

Il cambiamento climatico agisce anche sul terreno tipico delle regioni fredde: il più antico agente patogeno risale a 50mila anni fa ed è tuttora infetto
Culture
11 ore

Laurea non più essenziale per posizioni da top manager

Per diverse grandi aziende come Google o Ibm i criteri principali per le assunzioni diventano ora esperienza e capacità
Musica
11 ore

L’Osi ‘Back to school’ tra gli studenti della Commercio

Nella Biblioteca cantonale di Bellinzona il secondo pomeriggio-concerto per avvicinare i giovani alla classica
Musica
12 ore

Lettere d’amore vendute all’asta, firmato Robert Zimmermann

Oltre quaranta messaggi sono stati battuti per 670mila dollari. Bob Dylan, intanto, si scusa per le firme apposte da una macchina sul suo recente libro
Scienze
12 ore

La Grande barriera corallina continua a degradarsi

Canberra chiamata a ‘fare di più’ dopo aver messo in campo sforzi ‘senza precedenti’ come evidenziato dall’Unesco
Arte
13 ore

L’opera di Alberto Giacometti trova una nuova casa a Parigi

Il Musée & École custodirà la più grande collezione al mondo, aprirà nel 2026 e sorgerà nell’edificio di Air France, situato nell’Esplanade des Invalides
Classica
14 ore

Beethoven, Mozart, Franck e Schubert con il flauto di Pahud

Il concerto del flautista Emmanuel Pahud accompagnato al pianoforte da Alexander Melnikov si svolgerà lunedì 5 dicembre, alle 20.30, al Lac di Lugano
Culture
15 ore

‘La nave dei folli’ di Brant è tornata a Friburgo

L’incunabolo di fine Quattrocento sottratto ai frati cappuccini dagli Stati Uniti è tornato alla Biblioteca universitaria cantonale, grazie all’Ambasciata
Cinema
17 ore

Castellinaria porta ‘Europa’ al PalaCinema di Locarno

Il quarto appuntamento della rassegna ‘10 Film Festival @ PalaCinema’ ospita il Festival del cinema giovane, giovedì 1° dicembre, alle 18
La recensione
17 ore

Vivian, Edward e Pretty Bryan

Doppio sold out al Lac per l’ottimo ‘Pretty Woman - Il musical’, due ore di buon umore con musiche di Bryan Adams (ti piace vincere facile)
Culture
17 ore

Il settore culturale ha sofferto il Covid, nonostante gli aiuti

I dati pubblicati dall’Ufficio di statistica rilevano come nel 2020 siano diminuiti impieghi e imprese attivi nell’ambito nella Svizzera tedesca e romanda
Conferenza
18 ore

Incontro su tabù e lo stigma per le vittime di violenza sessuale

La Biblioteca cantonale di Bellinzona ospita la serata con ospiti Valentina Mira e Angela Andolfo Filippini, venerdì 2 dicembre, alle 18
Culture
21 ore

Da Hannah ad Anna, le tante facce della Valle Bavona

Il lucernese Kurt Koller ci parla del suo film ‘Vento di vita vera’ in programma martedì 29 all’Otello di Ascona, con la presenza del regista
Castellinaria
1 gior

Per tutte le Anna Frank del mondo

Highlights della cerimonia di chiusura, palmarès e pensieri in libertà con Flavia Marone, presidente, e Giancarlo Zappoli, direttore artistico
Culture
1 gior

Scienza, violenza, arpa elettrica, Ayo: al via il dicembre Lac

Primo atto il primo dicembre, con ‘Feeling Science’, fusione tra teatro e scienza
Sanremo
1 gior

Ecco gli ultimi quattro nomi, ora Sanremo Giovani è al completo

Amadeus ha annunciato i cantanti provenienti da Area Sanremo che si aggiungono agli otto finalisti: Colla Zio, Fiat 131, Noor, Romeo & Drill
La recensione
1 gior

Diretti da Mencoboni, in quattro per Monteverdi

Voces suaves, Concerto Scirocco, Männeroktett Basel, Coro Clairière: al netto delle scelte interpretative, il pubblico applaude
Osi al Lac
1 gior

Con Mahler nella modernità

L’Orchestra della Svizzera italiana, Markus Poschner e il baritono Christian Gerhaher, solista: cronaca di un giovedì stupefacente
Società
1 gior

Colpo di spugna di Camilla sulle dame di compagnia

Da metà dicembre si chiameranno ‘compagne della regina’ e non dovranno più occuparsi della corrispondenza e delle pratiche amministrative
Cinema
14.09.2022 - 21:04

Le ombre del passato sulla lotta di Semret, mamma e immigrata

Il 15 settembre nelle sale ticinesi il primo lungometraggio di Caterina Mona. Interviste alle protagoniste Lula Mebrahtu e Hermela Tekleab e alla regista.

le-ombre-del-passato-sulla-lotta-di-semret-mamma-e-immigrata
Keystone
Lula Mebrahtu (Semret), Caterina Mona (regista), Hermela Tekleab (Joe) all’anteprima al Locarno Film Festival 2022

«Caterina ci ha lasciate sole in una stanza, dicendoci ‘siate amiche’. E ha funzionato». Lula Mebrahtu scoppia in una risata che coinvolge Hermela Tekleab. Madre e figlia nel primo lungometraggio della ticinese Caterina Mona, sembra si conoscano da sempre sebbene in realtà, prima di recitare in ‘Semret’ – film presentato in anteprima mondiale al recente Locarno Film Festival – non solo non sapevano una dell’esistenza dell’altra, ma nessuna delle due aveva mai recitato per il cinema.

Ha funzionato e «ora è la mia sorellina per la vita», dice Lula della giovane Hermela con una naturale dolcezza, che il suo personaggio Semret nasconde invece sotto una scorza. E ha funzionato al punto da commuovere alle lacrime la regista, al termine della scena con la quale le aveva messe alla prova. Quella del grosso litigio tra mamma e figlia, in cui Semret dà anche uno schiaffo a Joe. «È così che ci siamo sentite sollevate e dette "abbiamo fatto un buon lavoro"», racconta Lula Mebrahtu, incontrata con Hermela Tekleab in un caldissimo pomeriggio a poche ore dalla proiezione in Piazza Grande.

Nella Lula dai capelli che paiono una nuvola, l’elegante abito color carta da zucchero con vezzoso fiocco, la voce che pare un sussurro dallo spiccatissimo accento british, di primo acchito si fatica a trovare tratti di Semret. Come lei – sorride, rispondendo dopo una lunga riflessione – dice di avere «la resilienza. Un insegnante di recitazione una volta mi disse che l’obiettivo nel sostenere un ruolo, non è pretendere di essere qualcun altro, bensì lavorare su ciò che si può avere in comune con il personaggio e sulle differenze. E poi di ‘svestirsene’, così da non focalizzarsi né su una né sull’altra cosa e rimanere focalizzati solo sul protagonista. Suppongo che tutto ciò che è Semret, è anche ciò che sono io; poi però io sono e posso essere altro. Lei è in costante lotta con la vita e trovo ammirevoli la sua coerenza e il suo pragmatismo, che declina in una routine quotidiana molto definita. Io non sono così – sorride –; perlomeno non tutto il tempo». Per diventare una donna tanto diversa, l’attrice londinese di adozione ha lavorato dapprima sulla fisicità, «perché una volta che sei ancorata al personaggio, poi capisci il resto. Dunque inizialmente mi chiedevo cose del genere ‘come cammina Semret quando è stanca?, come parla quando è preoccupata?’. Sono stata fortunata, perché ho avuto il supporto di un ottimo team. Inoltre con Caterina abbiamo lavorato parecchio su come essere lei; perciò quando si è trattato di girare con gli altri attori, io ero già Semret». E lo è rimasta per le sei settimane di riprese, durante le quali «non sono mai tornata completamente Lula. Ad esempio ho sempre tenuto i capelli come la protagonista, non vaporosi come li porto di solito. Ogni giorno arrivavo sul set ed ero lei ancor prima d’iniziare a girare».

Del film, l’attrice ha amato il fatto che «il focus non è sull’immigrazione. Mi è piaciuto recitare, perché essenzialmente racconta la storia di una madre e una figlia; su quel momento che arriva a tutti, non unicamente agli immigrati, in cui la quotidianità cambia. Ogni madre, penso, deve fare i conti col suo proprio passato. Un confronto che porta a crescere e a colmare il fossato generazionale. Semret per me è stata di grande ispirazione e mettermi nei suoi panni è stato un piacere e un onore».

Una Semret in cui la giovane Hermela Tekleab, quando l’ha scoperta leggendo il copione, ha riconosciuto una storia e questo l’ha fatta emozionare «tanto da scoppiare in lacrime. Lei è il nome di tutte le Semret del mondo. Sapere di poter rappresentare e ricreare un pezzo che può essere un simbolo di speranza, è stato per me parecchio toccante».

Tra porte lasciate aperte e vie incrociate

In ‘Semret’ Caterina Mona parla di due temi «cui tenevo molto»: come si sviluppa una relazione con un bambino nato da una violenza sessuale e le storie degli immigrati eritrei. «Vivo in un quartiere a Zurigo in cui ci sono diverse persone eritree e, conoscendole, mi sono interessata al loro Paese, alla dittatura, a come fanno per arrivare in Europa e in Svizzera e alle brutalità che, specie le ragazze ma non solo, subiscono durante la fuga. Anche per questo mi premeva mettere una donna single al centro della storia».

La questione della violenza subita dalla protagonista viene fatta intuire ma mai esplicitata. Come mai?

«È una scena difficile, come difficile era la scelta di quando dirlo e come dirlo. Perché Semret ne parla per la prima volta, e dunque forse non trova le parole per raccontare l’episodio; e anche perché lo dice alla figlia, che oltretutto ha solo 14 anni. Con una ragazzina si usano altre parole che non quelle che si userebbero parlando a un adulto».

Il film si chiude con quello che sembra però più un inizio. Perché lasciare una porta così aperta?

«I film che mi piacciono finiscono così – sorride –. Un po’ come è la vita: si fa un passo e poi verranno i prossimi, magari alcuni all’indietro. Non volevo chiudere tutto e, solo in sede di montaggio, ho deciso che il finale non definitivo non era la sola cosa che volevo lasciare non completamente risolta. Per tornare al finale. Il dettaglio del ragazzo sullo skateboard che si sente passare, per me è importante: è una sorta di lancio, che ci porta in un mondo nuovo».

Quando un progetto sta tanto a cuore, non si ha il timore di non riuscire a trasmetterlo come si vorrebbe?

«Certo, è una paura reale. Creare un progetto è una sorta di parto ed è doloroso. Però penso che le paure non facciano altro che bloccarci e non mi servono; e ciò che non serve, è meglio lasciarlo andare».

Com’è stato girare un primo lungometraggio con attrici pure esordienti?

«Non ho l’esperienza di un lungometraggio mio con attori affermati, dunque non saprei dire la differenza. Credo molto che la vita ci porti laddove si doveva andare e con Lula e Hermela posso dire che ci siamo trovate. Le nostre vie si sono incrociate ed è stato qualcosa di organico».

Il film

Un confronto col proprio passato

Semret è una madre single che vive con la figlia Joe in un piccolo appartamento a Zurigo, e che lavora in un ospedale e studia per essere ammessa alla formazione di levatrice. Fa di tutto per assicurare alla figlia adolescente una vita migliore di quella lasciata alle spalle in Eritrea. Quando Joe inizia a fare pressione per sapere di più sulle sue origini, Semret deve confrontarsi con il proprio passato. E la vita protetta che si è costruita in Svizzera, minaccia di disintegrarsi.

Lula Mebrahtu è nata in Eritrea e si è trasferita in Inghilterra all’età di sei anni. Ha iniziato a recitare fin da giovane e, dopo una laurea in psicologia, si è diplomata alla Wac Arts di Londra. Ha al suo attivo lavori come presentatrice di eventi musicali e come attrice di teatro.

Anche Hermela Tekleab è nata in Eritrea, Paese che, insieme alla mamma, al fratello e alla sorellina, ha lasciato anch’essa a sei anni per infine raggiungere il papà in Svizzera, alcuni mesi più tardi. Dopo le scuole dell’obbligo frequentate a Zurigo, sta seguendo un apprendistato di assistente dentale alla clinica universitaria a Zurigo.

Da giovedì 15 settembre il film è in cartellone al Lux di Massagno, all’Otello di Ascona, al Forum di Bellinzona e al Mulstisala Mignon di Mendrisio. Il 21 settembre si potrà vedere al cinema teatro Blenio di Acquarossa e il 22 ottobre al cinema Leventina di Airolo. Alle ultime due proiezioni sarà presente la regista Caterina Mona.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved