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19.03.2021 - 18:00

Estival Jazz 'vita sospesa', Teatro Sociale 'non sorpreso'

Due voci dopo l'auspicato allentamento, che tale non sarà. Helbling: 'C'è tanta delusione'. Jacki Marti: 'Un'opzione fine agosto, ma è solo pensare a voce alta'.

«Rimangono sempre più domande che risposte, ciò nonostante continuiamo a lavorare per non farci trovare impreparati, anche se non ci facciamo troppe illusioni». Così parlò Jack Marti, patron dell'Efg Lugano Estival Jazz, campione di quel mondo culturale, musicale in questo caso, (mezzo) pronto a ripartire, ma rimasto al palo dopo le ultime decisioni a livello federale, il rinvio dei preannunciati allentamenti. Quanto al festival luganese, «visto che pensiamo a voce alta, stiamo pensando all'eventualità di spostarlo a fine agosto, una seconda opzione che è soltanto una discussione aperta». Estival ha già l'ok di Dee Dee Bridgewater, Edoardo Bennato e molti altri, «ma in che modo potremmo confermare?». Nella piazza del jazz, il mese di attesa per le future decisioni federali, rinviate a dopo Pasqua, paiono gestibili: «Ma è oggettivo che la situazione, invece di migliorare, sta peggiorando». L'immagine che ha nella testa Jacki, visivamente parlando, è quella di «una vita sospesa».

Superata l'idea di regalarci «sei o sette righe bianche al posto della mia dichiarazione», Gianfranco Helbling, direttore del Teatro Sociale, membro di comitato dell'Unione dei teatri svizzeri, commenta l'ennesimo rinvio alla ripresa, che non sarà nemmeno parziale, nemmeno questa volta. «Non sono indignato, c'è comunque tanta delusione, perché nei giorni in cui era stata annunciata questa possibilità di riapertura, sembrava si trattasse di una previsione abbastanza verosimile. Poi le cifre hanno cominciato a cambiare per diventare quelle registrare nell'ultima settimana». Alla luce di questo, «tutto sommato oggi per me non è stata di certo una grandissima sorpresa». In casa Sociale c'è delusione anche per l'aver «programmato più in là, per numeri più grandi, ragionando su una prospettiva di progressiva riapertura. RInviare di nuovo diventa sempre più pesante».

Difficile che il debutto di ‘Olocene’, previsto per il 20 aprile prossimo e le cui prove inizierebbero tra una settimana, possa andare in scena prima della prossima stagione. Difficile che il calendario recentemente aggiornato sia effettivamente praticabile. «Riaprire per cinquanta persone a metà aprile significa che diversi spettacoli previsti per maggio non li potremo fare». Difficile quando «si lavora in una situazione di totale incertezza, di totale liquidità del momento e tutto questo, alla lunga, comincia a pesare. Vedremo come evolve questa terza ondata». Difficile anche pensare ad altro tipo di sensibilizzazione a livello federale di quanto già fatto, se non che «si possono comunque rimarcare determinate posizioni, si può continuare a dire che andare a teatro in cinquanta persone resta sicuro. Dopodiché, come detto una decina di giorni fa, ci portiamo a casa il fatto che siamo finalmente equiparati a tutti gli altri settori economici, e non siamo più l'ultimo che viene riaperto e il primo a essere chiuso. Questo è assolutamente positivo».

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