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12.03.2021 - 19:20

Riaperture, un buon segnale per cinema e teatri

Pesano le incertezze, il numero ridotto di spettatori per i teatri e la mancanza di film per le sale cinematografiche

di Ivo Silvestro
riaperture-un-buon-segnale-per-cinema-e-teatri
Archivio Ti-Press

Che sia teatrale o cinematografica, c’è voglia di tornare ad accogliere il pubblico in sala: per gli operatori culturali le (possibili) aperture annunciate ieri sono certamente un segnale positivo, anche se la strada per un ritorno alla programmazione normale è ancora lunga. «È bello che ci si possa ragionare, è bello che la cultura arrivi assieme agli altri settori economici e non sia più sistematicamente l’ultima» ci spiega Gianfranco Helbling, direttore del Teatro Sociale di Bellinzona oltre che membro di comitato dell'Unione dei teatri svizzeri. Anche Michel Gagnon, direttore del Lac, si rallegra per l’annuncio, per quanto il limite di 50 spettatori non permette ancora di riaprire la Sala Teatro: impensabile con meno di 300 persone.

Il Consiglio federale ha deciso per un limite uguale per tutte le sale – un terzo della capienza fino a un massimo, appunto, di 50 spettatori –, anche se una delle richieste degli operatori era di trovare soluzioni che tenessero conto delle caratteristiche delle singole strutture. «C’erano diverse proposte – ci spiega Helbling –, la più diffusa è il Modello di Basilea che tiene conto della superficie, del volume, della capacità dell’impianto di aerazione. Probabilmente in questa prima fase si è optato per un sistema più semplice da comunicare e da controllare».

Il risultato è che, per ora, è difficile pensare a spettacoli “grossi” e anche limitandosi a monologhi o musica da camera, ci vorrà comunque un po’ di tempo per partire: impossibile pensare di partire già lunedì 22, tenendo conto che la decisione sarà presa pochi giorni prima. Il Lac ha intenzione di organizzare alcuni eventi nella Hall, da poco ristrutturata. Anche il Sociale di Bellinzona ha già qualche idea per la settimana del 22; il resto dipenderà da ulteriori allentamenti: «Abbiamo ancora in calendario la prima di ‘Olocene’: l’allestimento lo facciamo in ogni caso, vedremo se farlo debuttare o aspettare la prossima stagione. E, fino a metà giugno abbiamo già fissato il recupero delle spettacoli annullati: se ci saranno ulteriori aperture potremmo riuscire a fare una parte del cartellone» spiega Helbling. Il Cinema Teatro di Chiasso aprirà al pubblico gli ultimi spettacoli della rassegna online ‘2 teatri in salotto’; il resto, di nuovo, dipenderà dai limiti: «Come altre sale, io ho platea e galleria separati con entrate divise, potrei fare 50 sopra e sotto e con 100 persone potremmo sostenere un minimo di stagione» ci spiega il direttore Armando Calvia.

Situazione più difficile per i cinema: cinquanta persone in sala non sono certo numeri da blockbuster, ma potrebbero essere sufficienti per una riapertura. Se vi saranno film da proiettare: «Il limite di 50 è uno scenario che abbiamo già avuto, in autunno, però la valutazione non è solo logistica: dovremo fare i conti con i distributori, su cosa saranno disposti a darci» ci spiega Roberto Pomari, direttore del Palacinema di Locarno. Il timore è che i film importanti rimarranno nei cassetti in attesa di tempi migliori e con seconde visioni non è detto si riescano a coprire i costi. «Con un catalogo povero, potremmo decidere di non aprire» spiega Pomari. Timori condivisi da Luca Morandini di MendrisioCinema: «Il limite di 50 spettatori non è un problema, il problema è che dobbiamo attendere che riparta il mercato almeno a livello europeo: se non si riprende in Italia, noi non abbiamo film in italiano, e lo stesso per la Francia con la Romandia e la Germania con la Svizzera tedesca». Previsioni è difficile farle, ma difficile pensare che la filiera riparta prima di aprile-maggio.

«Io temo anche una certa diffidenza iniziale da parte del pubblico» aggiunge Pomari. Almeno di quello generico: maggiori opportunità potrebbe esserci con i cinefili e le sale indipendenti. «Io l’Otello sono pronto a riaprirlo – ci spiega il direttore del cinema di Ascona Antonio Prata – «ma se sono li solo, chi mi dà i film? Lancio un appello ai distributori: dateci i film!». Ma un appello anche agli altri gestori: «Chi può, riapra, perché bisogna tornare con il cinema, con la sala, con l’esperienza collettiva: siamo stufi dello streaming, sia noi che ci lavoriamo che immagino gli spettatori».

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