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03.06.2022 - 19:58

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Imposte di circolazione, i partiti aspettano che la commissione riceva il Consiglio di Stato. Passalia: ‘Positivo che si consideri il principio del CO2’.

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Ti-Press
L’obiettivo è permettere l’entrata in vigore l’1 gennaio 2023

«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto diverse richieste di approfondimento su impatti e calcoli elaborati da varie parti - commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi -, e come governo ci preoccupa la mancanza di una condivisione ampia per applicare la nuova formula a partire dal 1° gennaio 2023». Motivo per cui il governo ha accelerato, con una formula «che evita disparità e ripristina l’aspetto della massa, perché in tre anni il parco veicoli si è evoluto con molte più auto elettriche che inquinano meno, ma che hanno un peso che impatta sulle strade per le quali noi stiamo investendo molto sia a livello di manutenzione, sia a livello di asfalto fonoassorbente» rileva Gobbi. Il quale rimarca come «la sostenibilità da raggiungere è sicuramente ambientale ma anche finanziaria, perché stiamo già cominciando a pensare al Preventivo 2023 e gli ultimi due anni tra pandemia e guerra in Ucraina hanno portato crisi con impatti non indifferenti». La controproposta governativa, riprende il direttore del Di, «risponde all’obiettivo di ridurre il prelievo e di allineare quest’imposta a quelle degli altri cantoni». E l’auspicio va da sé è quello «di un’ampia convergenza».

Martedì la discussione in commissione

Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali saranno ricevuti dalla commissione della Gestione martedì 7 giugno e lì illustreranno nei dettagli un progetto che, benché provi ad avvicinarcisi, resta lontano dall’iniziativa popolare Ppd (e dal rapporto Dadò/Caverzasio già firmato da popolari democratici, Lega e Udc) che chiede il plafonamento a 80 milioni dell’imposta e che vengano prese in considerazione solo le emissioni per il calcolo. Il primo firmatario dell’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’, il deputato Ppd Marco Passalia, da noi raggiunto prende tempo: «Aspettiamo l’incontro che il governo avrà con la Gestione per capire le motivazioni che stanno dietro a questa nuova proposta. Fa comunque piacere vedere che anche il Consiglio di Stato intenda utilizzare il criterio della CO2 come, peraltro, da noi auspicato».

Caprara (Plr): ‘Serve riduzione equilibrata’

«Mi sembra che si vada nella buona direzione. Ma parlo a titolo personale, visto che non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci», afferma Bixio Caprara (Plr). «Nel rapporto che ho presentato in gestione chiedevamo in particolare la verifica della formula». Per il deputato liberale il progetto del Consiglio di Stato è da ritenersi soddisfacente anche sul piano finanziario. «Il tema di fondo a livello d’impostazione l’hanno capito anche i sassi. Siamo a favore di una riduzione dell’imposta ragionevole e soprattutto sostenibile a 95-96 milione. Altri invece vorrebbero scendere a 80. È manifestamente una forzatura e bisognerebbe capire dove propongono di prendere i soldi».

Durisch (Ps): ‘Non penso faremo in tempo’

Più tiepida la reazione a sinistra. «La formula sta in piedi, anche se avremmo preferito che venisse tenuta in considerazione tra i criteri anche la potenza del veicolo, che renderebbe la formula più sociale», spiega il capogruppo del partito socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch. «La vera novità è però politica, con il Consiglio di Stato che a un minuto a mezzanotte fa una sua controproposta tramite comunicato stampa. Entreremo nel merito di quanto abbiamo letto oggi martedì, quando verrà presentata in commissione. Non penso però che ci saranno i tempi necessari per portare il tema in parlamento già a giugno. Bisognerà discuterne». Le discussioni non mancheranno anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario. «È chiaro che con la proposta Ppd e Lega mancherebbero ancora più soldi alle casse dello Stato e questo potrebbe significare maggiori tagli a servizi e prestazioni. Con i liberali potremmo convergere sulle cifre, ma non sul loro utilizzo. Non saremo mai d’accordo su sgravi per i più ricchi», afferma Durisch. «Il Plr negli ultimi due anni si è spostato molto a destra e al momento abbiamo prospettive completamente diverse»

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