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17.02.2021 - 18:31
Aggiornamento: 22:04

Sulle riaperture le novità da Berna non scaldano il Ticino

Per Gobbi 'non si risponde alle criticità emerse'. De Rosa: 'Tempistica di un mese eccessiva'. Plr e Udc all'attacco. Il Ps soddisfatto, il Ppd moderatamente

Le novità giunte oggi da Berna non scaldano particolarmente il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Raggiunto dalla ‘Regione’ per un commento, afferma infatti che «da un lato è stata data un’indicazione, ma dall’altro non si risponde alle criticità emerse durante la riunione recente dei governi cantonali. Il Ticino e altri cantoni si sono espressi criticamente su questa politica molto prudente vista l’evoluzione epidemiologica. Se è vero che questa non è uguale su tutto il territorio, è però vero che c’è una generale volontà di tornare alla normalità ritenuto come, anche tenendo conto dei cantoni che hanno un’evoluzione negativa, dal punto di vista sanitario e delle ospedalizzazioni non ci sono ricadute negative. Grazie anche alle vaccinazioni che tutelano le persone maggiormente a rischio». L’aspetto positivo, riprende Gobbi, «è un allentamento nei commerci, per lo sport all’aperto soprattutto a beneficio dei giovani, ma per il cittadino comune e per chi ha un’attività economica gli aiuti di Stato aumentati non andranno mai a sostituire la mancata attività». Resta aperta, ad ogni modo, la questione dei controlli alle frontiere più volte chiesti dal Ticino alla Confederazione ma che per ora restano fermi al palo. «La Svizzera è l’unico paese che con Italia e Germania non chiede determinati controlli - risponde il direttore del Dipartimento istituzioni -. Chiederemo presto e, ancora, alla Confederazione di essere parte attiva perché è sua competenza tutelarci anche da un eventuale spostamento di traffico dal Brennero al Gottardo, cosa che non solo dal punto di vista sanitario ma anche ambientale ci preoccupa».

De Rosa: ‘La tempistica di un mese mi sembra eccessivamente lunga’

Per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa «le proposte che vengono messe in consultazione vanno nella direzione di quanto auspicava il Consiglio di Stato, cioè avere una strategia di graduale ritorno alla normalità con un piano di azione a tappe, ponendo un accento particolare verso chi è toccato particolarmente da questa situazione come i giovani». Per De Rosa gli allentamenti proposti «danno una prospettiva», ma a titolo personale afferma che «quella del Consiglio federale è una prospettiva lunga nei tempi, perché la seconda tappa è prevista un mese dopo la prima annunciata per il1° marzo. Sappiamo che l’efficacia di una misura può già essere valutata dopo due settimane e in questo senso - prosegue il direttore del Dss - la tempistica di un mese mi sembra eccessivamente lunga, oltre che timida nelle proposte». Nel senso che, specifica, «tenuto conto della situazione epidemiologica attuale, si poteva sperare in qualcosa in più a livello di allentamenti». Detto questo, per De Rosa quanto deciso a Berna «si può però comprendere. È usare prudenza dopo che il Consiglio federale stesso aveva dichiarato apertamente di aver sottovalutato, la scorsa estate, il rischio di una seconda ondata. Fare tutto il possibile per evitare una terza ondata, soprattutto davanti al pericolo delle varianti, è importante». Anche perché la preoccupazione per queste varianti del virus è sempre più marcata. «È una situazione molto difficile e fluida - rileva De Rosa -. Non bisogna né eccedere con la cautela né con l’apertura, c’è il rischio di compromettere quanto di buono abbiamo fatto e i risultati ottenuti a prezzo di notevoli sacrifici da parte della popolazione e dell’economia». Sulle nuove varianti e il loro pericolo De Rosa snocciola i numeri: «A oggi in Ticino abbiamo avuto, in totale, 370 casi di varianti. Mediamente, rappresentano il 40% del totale con picchi che hanno raggiunto anche il 60%. Si diffondono rapidamente, e dobbiamo ricordarci che ciò sta avvenendo con le misure restrittive in vigore. Bisognerà tenere conto di questo rischio, e bisognerà essere pronti a reagire rapidamente».

Speziali (Plr): ‘Basta con il dirsi che poteva andare peggio’

«Il dirsi che poteva andare peggio non può essere motivo di soddisfazione», commenta da parte sua il presidente del Plr Alessandro Speziali. «Perlomeno hanno deciso qualche riapertura, come i negozi, i musei e nello sport, si sono accorti che i giovani stanno soffrendo molto questa situazione. Certo, bisognerà vedere le regole del gioco, ma perlomeno si è cominciato ad aprire settori dove si possono garantire piani di sicurezza». Però con le note felici si finisce qua. Perché «pensando soprattutto al Ticino, la questione della ristorazione e dei bar è grave. Non solo non possono riaprire, ma non hanno neppure un orizzonte temporale. Quindi mancano certezza e prospettive, di nuovo, per un settore molto importante anche a livello di indotto e posti di lavoro». A preoccupare Speziali è pure il fatto che «le decisioni vengono prese una volta al mese. È problematico: da una parte toglie pressione dal Consiglio federale, ma dall’altro ribadiamo che la gestione di una crisi deve essere agile. Vuol dire che le prossime novità per la ristorazione arriveranno ad aprile? Non va bene, perché la Pasqua è una iniezione di fiducia nel turismo e tutta l’economia che ruota attorno al turismo che è fondamentale». Ciò che per Speziali è positivo, è che «sta emergendo una critica politica e sociale sul ruolo e la visione che abbiamo della task force. Sembra che esistano solo i virologi, ma ci sono psichiatri, sociologi, professionisti di altre scienze, coloro che si occupano di educazione, che hanno delle voci non meno fondate. I virologi si occupano di rompere le catene di contagio, ma è l’insieme degli specialisti nei vari campi che permette il check up completo della società».

Marchesi (Udc): ‘In che mondo vive il Consiglio federale?’

«Io mi chiedo in che mondo vivano il Consiglio federale e soprattutto Alain Berset». Non le manda a dire il presidente dell’Udc Piero Marchesi che, raggiunto dalla ‘Regione’, mostra tutta la sua delusione. Una delusione motivata «dal fatto che questa strada che il Consiglio federale dice di aver tracciato la vede solo lui, perché è stato deciso di riaprire i commerci ma i ristoranti e i bar non solo restano chiusi, nemmeno sanno quando possono riaprire». Per Marchesi, un altro aspetto «molto grave» è legato ai vaccini: «Bisogna fare molto di più». Che fare adesso, dopo tutte le rivendicazioni delle ultime settimane? «Resta la via parlamentare - risponde il consigliere nazionale democentrista -, decideremo la nostra strategia per la sessione delle Camere federali. Rilevando che per il Consiglio federale le 300 mila firme della petizione che chiedeva di riaprire in sicurezza contano poco e che addirittura l’Unione sindacale svizzera aveva chiesto di fare di più».

 

Riget (Ps): ‘Soddisfatti’

C’è soddisfazione in casa socialista. Le decisioni del Consiglio federale «le valutiamo abbastanza positivamente - risponde la copresidente del Ps Laura Riget -. Trovo giusta l’apertura molto graduale, cauta e passo per passo. Mi fa piacere che il Consiglio federale non abbia ceduto alle fortissime pressioni della destra e dell’economia. Aprire tutto di un colpo, a mio parere ma soprattutto a parere degli esperti, sarebbe stato deleterio dal punto di vista sanitario». Il Ps chiedeva cautela e più aiuti, la somma per i casi di rigore arriverà a 10 miliardi di franchi. Ma non è che forse andranno rivisti anche i criteri per accedervi? «Sicuramente è positivo che abbiano aumentato la somma - replica Riget -, ma ci sono appunto problemi con i criteri, che per noi sono troppo restrittivi e burocratici. Auspico che nella risposta alla consultazione il Consiglio di Stato lo faccia notare con forza».

Dadò (Ppd): ‘Forse con la ristorazione si è troppo severi’

Quanto arriva da Berna per il presidente del Ppd Fiorenzo Dadò è «da salutare con moderata soddisfazione. Mi chiedo se con la ristorazione non ci sia troppa severità e se davvero sia impossibile fare qualche passo in più. Permettendo, ad esempio, di aprire almeno a pranzo con le dovute e necessarie misure di sicurezza».

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