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17.02.2021 - 16:580
Aggiornamento : 19:52

GastroTicino: ‘Non siamo gli untori della nazione’

Massimo Suter e il prolungamento delle chiusure per i ristoranti: 'Non ha nessun fondamento scientifico'

«Sono senza parole. Non so più dove sbattere la testa. Soprattutto sono sconcertato da queste decisioni prese da Berna che non hanno nessun fondamento scientifico», così il presidente di GastroTicino Massimo Suter sulle decisioni di allentamento delle chiusure comunicate oggi dalla Confederazione. «Non è stato scientificamente provato che all’interno dei ristoranti vi è una propagazione del virus – afferma Suter –. Non c'è dunque prova che i ristoratori siano gli untori della nazione. Non riusciamo a capire perché solo sul nostro settore economico penda questa spada di Damocle della chiusura prolungata per ancora sei settimane. Questo a fronte della riapertura di altri settori economici che lavorano giornalmente anche loro con la clientela come fa la ristorazione».

Riguardo agli aiuti stanziati dalla Confederazione, quindi riferendosi a una tipologia dei casi di rigore, Suter rimane molto preoccupato: «È stata cambiata la chiave di riparto tra Confederazione e Cantoni, però la soglia del 40 percento per poter accedere agli aiuti è rimasta. Una soglia improponibile, poiché col 40 percento di caduta di cifra d’affari sei già fallito. Non capisco come fanno a Berna a non rendersene conto».

Da aprile potrebbero essere concesse le aperture delle terrazze dei ristoranti: «Chiaramente per il Canton Ticino la possibilità di poter aprire questi spazi sarebbe sicuramente ben vista perché di sua natura il Ticino vive all’esterno – continua Suter –. Però non sarebbe corretto nei confronti del resto della Svizzera. Dunque per par condicio, o per solidarietà federale, rifiutiamo questa eventualità. Se si apre, lo si fa tutti al 100 percento delle nostre possibilità, sia dentro che fuori. Fondamentale è la parità di trattamento, bisogna avere tutti le stesse condizioni ai cancelletti di partenza. Un ristoratore che ha la terrazza non deve essere avvantaggiato rispetto a chi ne è sprovvisto».

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