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15.02.2021 - 15:14
Aggiornamento: 19:31

Prestazione ponte Covid da 8 milioni al via dal 1° marzo

De Rosa (Dss): 'Un aiuto mirato per chi è rimasto fuori dalla rete di sostegno'. Dafond (Comuni): 'Nostra la competenza, siamo l'ente di prossimità'

La prestazione ponte Covid da quasi 8 milioni di franchi scalda i motori ed è pronta, a partire dal 1° marzo, a prendere il via. Lo afferma davanti alla stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, ricordando come «si tratta di una misura supplementare destinata ad aiutare le persone che non beneficiano delle molte misure messe in atto in questi mesi a sostegno di cittadini e aziende». Un aiuto «temporaneo e mirato, per aiutare a riprendere un'autonomia finanziaria» e che è destinato «ai lavoratori indipendenti che dimostrano di aver subito una diminuzione del fatturato e ai salariati che hanno subito una perdita anche parziale e che non possono beneficiare di indennità». I requisiti da soddisfare sono stretti: occorre risiedere da almeno tre anni in Ticino, non aver raggiunto l'età ordinaria di pensionamento, non beneficiare di indennità Ladi, prestazioni complementari Avs/Ai, indennità di disoccupazione, assegni di prima infanzia e non essere in assistenza. I beneficiari del solo assegno famigliare integrativo, invece, possono richiedere la prestazione. Una prestazione che potrà essere chiesta per un massimo di tre volte e ammonterà a 1'000 franchi al mese per il richiedente e di 500 franchi al mese ulteriori per ogni componente della sua unità di riferimento, cioè le persone che fanno parte dell'economia domestica.

De Rosa: 'Temiamo un aumento di persone che chiederanno aiuto'

La misura che entrerà in vigore tra due settimane è per De Rosa «necessaria» anche guardando alla situazione attuale. Nel senso che se si guarda il grafico sull'evoluzione delle prestazioni sociali «la curva del Ticino sembra essere al minimo, con una situazione che parrebbe migliore rispetto alle altre regioni e quindi non così drammatica come preventivato». Ma, avverte il direttore del Dss, «riteniamo che queste indicazioni vadano prese con le pinze e interpretate. La scorsa settimana abbiamo visto come la disoccupazione sta crescendo: rispetto a 12 mesi fa abbiamo mille disoccupati in più, rispetto al mese di dicembre ne contiamo 500 in più. Tenuto conto delle restrizioni in vigore, così come pure degli effetti stagionali, riteniamo che nelle prossime settimane ci possa essere un aumento di persone che avranno bisogno».

Per aiutare i cittadini a orientarsi da oggi è attiva una hotline, raggiungibile al numero 0800 91 91 91, ed è anche prevista la possibilità di chiedere chiarimenti all'indirizzo mail infopontecovid@ias.ti.ch. Inoltre, sul sito internet www.ti.ch/prestazioneponte è possibile scaricare il formulario ufficiale di richiesta, con le indicazioni su come compilarlo e sui documenti necessari. A complemento di questo aiuto, De Rosa informa che «grazie alla collaborazione tra Dss e Decs, il Consiglio di Stato ha deciso attraverso il fondo Swisslos di stanziare un credito supplementare di 500 mila franchi a favore di enti e servizi sociali riconosciuti dalla Catena della solidarietà, per offrire un aiuto urgente a chi non ha diritto ad altri strumenti».

Il ruolo fondamentale dei Comuni

Tornando alla prestazione ponte, la competenza della valutazione dei casi, offrendo consulenza e accompagnamento, e di decidere se il richiedente ha diritto o meno a questa prestazione, è dei Comuni. «Il Comune determinerà, con una procedura più snella possibile, se vi è un'eventuale lacuna di reddito. In caso di decisione positiva la prestazione sarà erogata», informa De Rosa. Il presidente dell'Associazione dei comuni ticinesi e sindaco di Minusio Felice Dafond annota come «il ruolo dei Comuni è importante perché siamo notoriamente l'ente di prossimità, a contatto con i cittadini e con persone che hanno bisogno. Conoscono meglio di tutti il territorio e le esigenze». La chiave di riparto dei 7,9 milioni di franchi previsti è «per il 75% a carico del Cantone, per il 25% dei Comuni. Che, inoltre, mettono a disposizione anche i loro funzionari e le strutture per essere vicini al cittadino. Personale competente, disponibile nel tempo e pronto a gestire incontri, colloqui e lavori amministrativi. Così come ad aiutare per la compilazione dei formulari».

Pantani: 'Solo a Chiasso prevediamo di aiutare tra 250 e 300 persone'

Presente in sala anche Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso e capodicastero socialità, la quale ha fatto notare che «solo nel nostro comune contiamo di aiutare tra le 250 e le 300 persone. Numeri non indifferenti, questo tipo di lavoro necessiterà di un grande lavoro amministrativo». E aggiunge: «Speriamo che sia davvero una prestazione limitata nel tempo, non tanto perché scadrà il 30 giugno ma perché l'auspicio è che quanto prima tutti possiamo tornare, con gli accorgimenti del caso, a una vita più o meno normale. E che le attività posano riprendere per dare a tutti la possibilità di svolgere il proprio lavoro».

Rispondendo alla 'Regione' a margine della conferenza stampa sull'importanza del ruolo di prossimità dei Comuni, Pantani afferma che «è un ruolo che viene giustamente incrementato, durante tutta la pandemia ai Comuni è stato chiesto un grande lavoro per implementare nuovi servizi. Ci siamo accorti che ai servizi sociali si rivolge un numero sempre più in aumento di persone, e gli sportelli svolgono un ruolo quasi di consulenza. Credo che poter consigliare il cittadino che viene ai nostri sportelli per richiedere questa prestazione, ma magari dati i suoi presupposti ha diritto ad altre prestazioni, importantissimo». A volte succede che chi avrebbe diritto a un aiuto non lo fa, per vergogna, remora o semplicemente perché non sa di avere quel diritto. Come fare? «È fondamentale contattare il proprio comune - risponde Pantani -. Presto ci saranno hotline anche comunali da chiamare per qualsiasi informazione, ed è meglio telefonare una volta in più e farsi dare determinate risposte che esitare. Se non sarà questa la prestazione giusta magari se ne troveranno altre, ripeto: telefonate. Al Comune serve avere un contatto diretto con tutti i propri cittadini, ma soprattutto con quelli in difficoltà. Perché, sennò, non sapremmo come aiutare tutti in maniera corretta».

 

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