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Il dottor Christian Garzoni (Ti-Press)
Ticino
18.10.2020 - 20:500
Aggiornamento : 23:23

'Al chiuso è meglio indossare sempre la mascherina'

È l'invito dell'infettivologo Christian Garzoni che giudica positivamente le misure - tardive - del Consiglio federale

«Lo ho già affermato nei giorni scorsi e lo ripeto: bisogna indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi, siano essi aperti al pubblico o no. Lo dicono anche molti medici ed esperti, compresi quelli della Task Force Svizzera. Da qui l'invito alle associazioni economiche di fare pressione sui loro associati affinché introducano la prassi d'indossare la mascherina ai loro dipendenti negli uffici e nei luoghi di lavoro in generale». Così l'infettivologo Christian Garzoni, medico presso la clinica Moncucco. «Tutti noi vorremo evitare un altro lockdown, per questo dobbiamo fare il possibile per evitare la diffusione di questo virus. La mascherina è una misura semplice, efficace che costa poco e non impatta in maniera importante sulla libertà delle persone», continua il dottor Garzoni che precisa: «a oggi non riusciamo a capire dove avvenga il 40 per cento dei contagi». «Questo vuol dire che il virus circola molto nella popolazione e potenzialmente ogni mio interlocutore potrebbe essere infettivo. Essendo il Sars2-Covid per giunta un virus respiratorio, la misura prima è quella di proteggersi bocca e naso».

Si tratta quindi di usare il buonsenso. Lo stesso ragionamento vale negli assembramenti spontanei. «Evitare di frequentare luoghi affollati e ritrovare gli amici in piccoli gruppi è un’altra misura efficace, oltre a quella di disinfettarsi bene le mani e mantenere le distanze sociali», aggiunge Garzoni che conclude: «Le misure della Confederazione sono benvenute perché permettono ai cantoni di lavorare in maniera più coordinata e forse potevano giungere anche un po' prima. Peccato che non si siano spinti fino a tutti i luoghi chiusi, anche in forma di raccomandazione. Ora l'autorità cantonale può inoltre modulare queste misure, mi riferisco agli assembramenti, a seconda della epidemiologia locale».

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