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laR
 
18.10.2020 - 19:59

I ristoratori: 'È il telelavoro a preoccuparci'

Massimo Suter, presidente di GastroTicino: 'Le mascherine cambiano poco, ma quel consiglio sul lavorare da casa può farci male'

di Luca Berti
i-ristoratori-e-il-telelavoro-a-preoccuparci
Massimo Suter (Ti-Press)

Non tanto le mascherine, ma il telelavoro. A preoccupare i ristoratori ticinesi non è l'obbligo di indossare le protezioni anche da parte dei clienti sancito venerdì dal Cantone e confermato oggi a livello nazionale da parte del Consiglio federale. Il maggior timore deriva invece dal suggerimento di tornare a utilizzare il più possibile il telelavoro. «Si tratta ovviamente di una preoccupazione imprenditoriale» commenta il presidente di GastroSuisse Ticino Massimo Suter. Se la misura è comprensibile e condivisibile dal punto di vista sanitario, dovesse essere applicata in massa i ristoranti si troveranno privati «di una buona fetta del loro incasso», spiega il presidente di GastroSuisse Ticino. «È evidente – prosegue – che chi lavora da casa non pranza al ristorate e non si reca al bar per la pausa caffè», mettendo così in difficoltà quegli esercizi pubblici che «lavorano soprattutto sul mezzogiorno con clienti degli uffici». Ovvero soprattutto quelli che si trovano nei centri cittadini: gli stessi che, precisa il presidente di GastroSuisse Ticino, «dati alla mano, non hanno ancora ripreso a pieno ritmo dopo li lockdown. Prevedo situazioni difficili, e a volte drammatiche, per loro». Inoltre quello dello 'smart working' potrebbe diventare un'abitudine, con «conseguenze a medio e lungo termine».

Mascherine

Decisamente meno problematico l'obbligo per tutti, camerieri e avventori, di indossare le mascherine: «Cambia poco per noi: l'obbligo vige già per tanti altri posti e la gente si sta abituando. Se questa misura permette di lavorare in maniera ottimale, ben venga. Se tutti seguiamo le regole, si potrà tornare il più in fretta possibile a una situazione quasi normale». 

È previsto di mettere a disposizione delle mascherine? Chiediamo. «Ognuno è imprenditore di sé stesso – replica Suter – e sa cosa fare per risolvere le questioni che si pongono giornalmente. Quindi immagino che ognuno abbia delle mascherine di riserva, qualora qualche cliente non le avesse».

A dare un po' di fiato alla ristorazione ticinese, per ora, ci sta pensando il sole: «In generale in questo periodo sta andando tutto sommato bene. La meteo e le vacanze autunnali nel resto della Svizzera ci stanno aiutando, così come la difficoltà di uscire dai confini nazionali».

 

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