Luganese

La Stan ricorre contro la licenza edilizia al ‘Borgo Besso’

La società non comprende la scelta di mettere sotto protezione come bene di interesse locale solo lo stabile ex Veladini, tralasciando gli altri

In sintesi:
  • Richiesta al Consiglio di Stato la tutela integrale dell'area industriale dismessa
  • La palazzina dell’architetto Paolito Somazzi è ‘caratterizzata da una elegante architettura Liberty’
In alto si intravede l’ex fabbrica di cioccolato. L’immagine mostra i lavori di bonifica sul terreno
(Ti-Press/Archivio)
20 maggio 2026
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Un ricorso frena il progetto sviluppato a Besso da EROP Real Estate per la Fondazione Borgo Sergio Mantegazza. Lo ha presentato al Consiglio di Stato la Società ticinese per l'arte e la natura (Stan) contro la licenza edilizia per demolire gli stabili industriali in via Besso 44 concessa dal Municipio di Lugano. Gli stabili industriali, ricorda la Stan, furono edificati nel 1895 per la fabbrica del cioccolato della Compagnie Suisse pour la fabrication des Chocolats et Cacaos, poi ampliati in particolare nel 1906 a opera dell’architetto Paolito Somazzi con l’edificazione tra l’altro della bella palazzina per gli uffici dell’amministrazione della fabbrica affacciata su via Besso – tuttora esistente – e un nuovo fabbricato per la produzione (l’attuale stabile protetto “Ex Veladini” che sorge sul mappale 1359 adiacente).

C’è una stretta correlazione tra gli stabili

Nel 1919 quest’ultimo stabile, riporta nella nota la Stan, fu poi ampliato su progetto dell’architetto W. Eichenberger di Berna, perché nel frattempo la società originaria aveva fusionato con la ditta Tobler di Berna. La Stan ha messo in evidenza “la stretta correlazione tra lo stabile ‘ex Veladini’ e gli edifici esistenti sul mappale 1841; questi ultimi sono in parte più antichi e ospitarono il primo insediamento industriale per la fabbrica del cioccolato. Pertanto non si comprende la scelta di mettere sotto protezione come bene di interesse locale solo lo stabile ex Veladini (oggetto protetto L43), tralasciando quelli sul mappale 1841 e in particolare la palazzina dell’architetto Paolito Somazzi per l’amministrazione della fabbrica, caratterizzata da una elegante architettura Liberty”.

Si tratta di ‘un’unica area’

Agli occhi della Stan, “si tratta di un unico insediamento industriale cresciuto organicamente e dunque di un’unica area industriale dismessa, che sarebbe dunque raccomandabile conservare per intero”, attribuendo nuove funzioni agli stabili sul mappale 1841. “In molte città svizzere ed europee dei sedimi industriali di questo tipo sono stati preservati e avviati a un riuso per nuove attività economiche o di interesse pubblico”. Secondo la Stan, “le scelte urbanistiche di conservazione o riconfigurazione dell’edificato andrebbero peraltro sempre fatte come minimo alla scala dell’isolato, considerato come perimetro urbano, e non alla scala del singolo mappale; è quanto auspica del resto anche il progetto di Piano Direttore Comunale che propone il concetto di ‘Costellazioni’ (comprendenti più isolati e indipendenti dai confini amministrativi dei quartieri e anche dei Comuni) e che stabilisce il livello della struttura urbana cui è necessario riferirsi per operare scelte territoriali razionali; l’isolato Besso Coremmo fa parte della ‘Costellazione VII. Città alta: costituita da Besso, Breganzona, in parte Massagno’”.

Quel compromesso poi rifiutato

La Stan, inoltre, sottolinea che, sollecitata da una proposta a tal fine della istante dell’estate 2025, “per andare incontro alle esigenze dei promotori aveva acconsentito a un progetto di “compromesso” che prevedeva la conservazione della sola palazzina dell’amministrazione della fabbrica del cioccolato dell’architetto Paolito Somazzi (previa sua traslazione di qualche metro che l’avrebbe avvicinata allo stabile ex Veladini permettendo in tal modo anche di rispettare gli arretramenti da via Besso previsti dal vigente Pr), e avrebbe rinunciato in tal caso a mantenere l’opposizione per la demolizione dei restanti stabili del 1895”. Tuttavia, fa sapere la società, i progettisti, dopo qualche mese, ritirarono questa proposta, ecco perché “alla Stan non è restata che l’opzione di contestare integralmente il progetto”.

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