Luganese

Blockchain? A Lugano (almeno) un centinaio di società

La cifra è stata svelata dal Municipio, rispondendo a un’interrogazione di Carola Barchi (Plr), che chiedeva di fare il punto su Plan B e dintorni

Michele Foletti all’inaugurazione del Plan B hub nel 2024
(Ti-Press)
30 gennaio 2026
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Sono poco più di un centinaio le realtà attive nel settore della tecnologia blockchain che sono state registrate a Lugano dopo il lancio di Plan B. Lo rivela il Municipio di Lugano, rispondendo a un’interrogazione di Carola Barchi (Plr) sul tema. Sottolineando tuttavia che si tratta di un’indicazione per difetto, in quanto delle oltre 17’000 attività economiche presenti in città solo una minima parte intrattiene contatti diretti con l’amministrazione comunale e non sempre le indicazioni riportate a Registro di commercio sugli scopi sociali sono sufficientemente precise da dare risposte chiare.

Un eventuale nuovo protocollo? ‘Deciderà il Municipio, non il Consiglio comunale’

Per questa stessa ragione, non è possibile dare indicazioni attendibili sull’introito fiscale generato né sul numero di posti di lavoro. La consigliera comunale aveva infatti chiesto anche questo, tra le varie conseguenze del protocollo d’intesa sottoscritto con Tether Operation Limited e che scade a marzo di quest’anno. A tal proposito, la Città si limita a dire che “tutte le iniziative menzionate nel protocollo del marzo 2022 sono state realizzate” e a domanda diretta se, in caso di rinnovo dell’intesa, vi sia la volontà di sottoporre il documento al Consiglio comunale, il Municipio nega. “Come già avvenuto in occasione della prima sottoscrizione – si precisa – si ribadisce che la stipula di protocolli d’intesa di natura strategica e di indirizzo rientra nelle competenze dell’Esecutivo. Di conseguenza, anche in vista di un eventuale rinnovo, il Municipio conferma la medesima impostazione”: il documento non verrà dato al Legislativo.

Investiti circa 7 milioni in startup

Proprio a proposito di Tether, Barchi chiedeva se sia stato creato il fondo guidato dalla società allo scopo di finanziare startup attive nel ramo della blockchain e focalizzato sulla costruzione di servizi blockchain a livello locale, con base di 3 milioni di franchi. ll Municipio risponde che “oltre al Plan B VC Fund (il fondo in questione, ndr), l’iniziativa Lugano Plan B ha contribuito ad attrarre ulteriori fondi di investimento specializzati, tra cui Fulgur Ventures. Si tratta in ogni caso di iniziative private, che decidono autonomamente se, come e quando condividere informazioni e annunciare eventuali investimenti effettuati. Sulla base delle informazioni raccolte, ad oggi, complessivamente, questi fondi hanno investito circa 7 milioni di franchi in startup con sede in Svizzera, includendo due realtà locali”.

Non solo. Nella risposta si aggiunge anche il Plan B Network, nato nell’ambito del progetto Lugano Plan B, che ha organizzato alla fine del 2025 un concorso per startup con montepremi complessivo di 850’000 franchi, destinato a progetti basati sulla blockchain di Bitcoin e sulle tecnologie decentralizzate. Ebbene, parte di questi fondi è stata assegnata a iniziative no profit e subordinata al trasferimento delle attività a Lugano. “Considerata la centralità dell’accesso ai finanziamenti nelle fasi iniziali di sviluppo, queste iniziative – sebbene ancora in fase embrionale – contribuiscono in modo significativo ad accrescere la visibilità e l’attrattività di Lugano quale destinazione per startup e imprenditori innovativi”.

Quali introiti fiscali? Prematuro dirlo

Toni positivi dunque, sebbene vi siano ancora degli aspetti poco chiari. Ad esempio, non è chiaro qual è l’introito fiscale generato in città dall’arrivo di tutte queste startup. Vista la loro natura, non hanno ancora raggiunto la redditività. “Si presume che l’introito fiscale attuale sia tutto sommato limitato rispetto al potenziale – dice a tal proposito l’Esecutivo – e potrà essere quantificato in modo aggregato solo nei prossimi anni”. Quel che già oggi si può dire invece, riguarda le società che gravitano attorno all’Hub (definito POW Space) in contrada di Sassello 10. Il Municipio ricorda che l’acquisto dello stabile e la relativa ristrutturazione sono stati finanziati interamente da privati e che a loro è affidata la gestione degli spazi. L’edificio, si ricorda, ospitava una volta la Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni (Suisse) Sa ed era inutilizzato almeno fino al 2017. L’Hub è stato poi inaugurato nel novembre del 2024, fatta eccezione per le attività ristorative aperte al pianterreno lo scorso ottobre.

Una trentina di aziende nell’Hub

Diverse le attività ospitate che sono aperte al pubblico, ad esempio durante lo scorso autunno sono stati registrati circa 300 accessi mensili, con picchi fino a 300 accessi ma al giorno durante la Plan B Week a fine ottobre. Le aziende ospitate sono una trentina, e tre persone impiegate a tempo pieno (due delle quali residenti in Ticino) ne gestiscono gli spazi. Si stima inoltre che una cinquantina di persone lavorino all’Hub con frequenza giornaliera. Alcune realtà sono più consolidate. Ad esempio Blockstream, che impiega circa cinquanta persone in totale, delle quali cinque quotidianamente presenti in loco, oppure il citato Plan B Network, con una trentina di collaboratori a livello globale, otto dei quali presenti quotidianamente all’Hub. Altre realtà sono invece startup o uffici di rappresentanza di entità domiciliate altrove. “È opportuno ricordare – conclude il Municipio – che, come prassi diffusa nel settore, molti collaboratori svolgono l’attività lavorativa prevalentemente in modalità remota e si recano negli uffici solo saltuariamente”. Non sono per contro stati forniti dati, chiesti da Barchi, sulla massa e la mediana salariale derivanti dal progetto.

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