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30.11.2022 - 07:23
Aggiornamento: 19:47

Secondo sgombero ex Macello, c’è stata sproporzionalità

La Corte dei reclami penali ha accolto alcune contestazioni degli autogestiti in merito ai rilievi del Dna e alla raccolta delle impronte

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Ti-Press
I disordini risalgono alla notte fra il 29 e il 30 dicembre scorsi

L’intervento di polizia è stato in parte sproporzionato. La Corte dei reclami penali (Crp) ha dato parzialmente ragione all’avvocata Immacolata Iglio Rezzonico e ai suoi assistiti in merito ad alcune delle contestazioni inoltrate dopo la rioccupazione e il secondo sgombero dell’ex Macello da parte di un gruppo di autonomi del Centro sociale occupato autogestito (Csoa) Il Molino, avvenute durante la notte fra il 29 e il 30 dicembre scorsi.

Arresti, feriti e fermi

Quella notte, ricordiamo, ci sono stati dei disordini nei pressi dell’ormai ex Csoa. La tensione era salita dopo che l’ex Macello era stato rioccupato nel pomeriggio del 29. In serata si sono verificati dei disordini fra manifestanti e polizia, ampiamente documentati da filmati e testimonianze, con diverse conseguenze. In primis, l’arresto di due persone – un 37enne e una 34enne ticinesi –, rilasciate il giorno successivo, accusati di violenza o minaccia contro funzionari per la presunta aggressione a un agente di polizia che ha dovuto ricorrere a cure mediche. Ferita durante la serata anche una donna, assistita da Iglio Rezzonico anch’essa: una signora sui 50 anni alla quale è stato diagnosticato un trauma cranico dopo che sarebbe stata spinta da un agente di polizia e sarebbe caduta prendendo una botta. Fatti per i quali è stata formulata una denuncia contro ignoti. Infine, una dozzina di giovani manifestanti fermati dalla polizia e indagati per violazione di domicilio, per aver occupato lo stabile ed essere stati all’interno al momento dello sgombero.

Proprio questi ultimi sono interessati dalla decisione della Crp, arrivata alle parti una decina di giorni fa. «Preferisco non sbilanciarmi in attesa della decisione della procuratrice (Marisa Alfier, che segue il dossier riguardo al secondo sgombero del Csoa, ndr) su tutta la procedura in corso, però sì in effetti i nostri reclami su alcuni aspetti degli interrogatori sono stati parzialmente accolti – ci conferma la legale –. Noi avevamo contestato alcuni ordini di perquisizioni, di sequestri, di prelievi sulle persone. Sulla presenza dell’avvocato e sulla raccolta delle prove. La Crp, in particolare, ha accolto il reclamo sulle impronte digitali e sui prelievi del Dna, non effettuati a tutto il gruppo. Si tratta di richieste che la Corte ha ritenuto sproporzionate, come da noi sollevato. È stato considerato invece non accolto perché privo di oggetto il reclamo sui sequestri di alcuni beni personali, in quanto nel frattempo questi oggetti sono stati dissequestrati».

Questa recente decisione della Crp potrebbe influenzare in qualche modo il corso dell’inchiesta? «Non lo so. È vero che la procuratrice aveva detto che avrebbe atteso la decisione della Crp per poi prendere la sua. Quindi potrebbero arrivare novità a breve». Tutto tace, invece, per il momento sul côté dei due manifestanti indagati con accuse più gravi, il 37enne domiciliato in Leventina e la 34enne del Mendrisiotto. E calma piatta, ci conferma l’avvocato Costantino Castelli, anche sull’altro filone, probabilmente quello principale viste anche le forti implicazioni politiche, ossia quello relativo alla controversa demolizione di fine maggio 2021. Se la decisione di decreto d’abbandono era arrivata in tempi piuttosto veloci, non altrettanto si può dire di quella sul ricorso inoltrato sempre alla Crp da Castelli, che aveva ritenuto insoddisfacenti le conclusioni del procuratore generale Andrea Pagani sulle accuse di abuso di autorità, violazione delle regole dell’arte edilizia, infrazione alla Legge federale sull’ambiente e danneggiamento.

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