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13.06.2022 - 15:57
Aggiornamento: 20.06.2022 - 17:38

A 258 all’ora, video sui social e droga: condannato 26enne

Inflitti 30 mesi di detenzione e l’espulsione alle Criminali di Lugano all’autore di un traffico di cocaina grazie all’alloggio della fidanzata

di Guido Grilli
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Ti-Press
Cocaina per sé e per la piazza

Video postati sui social mentre sfrecciava in auto sull’autostrada A2 a velocità folli: fino a 258 all’ora la punta massima toccata; cocaina consumata e spacciata nel Luganese nell’arco di cinque mesi, finché lo scorso 3 febbraio è finito in manette. «Ho sbagliato, ma voglio ricostruire quello che ho distrutto». Un 25enne, cittadino tunisino residente a Como, è approdato oggi in aula davanti alle Assise criminali di Lugano per rispondere di un traffico di complessivi 160 grammi di cocaina, mentre alloggiava dalla sua fidanzata svizzera dove ha trovato appoggio per lo smercio della droga nel Luganese.

‘Mi sono sempre fatto coinvolgere con facilità. Ho perso la testa’

Il giovane ha ammesso i reati contenuti nell’atto d’accusa. Anche in seguito a incontrovertibili prove: nell’appartamento gli sono stati trovati 148 grammi di cocaina. «Metà li avrei venduti e metà li avrei tenuti per me» ha detto l’imputato, che ha aggiunto: «Volevo finanziare il mio consumo». Nell’appartamento sono stati trovati dalla polizia gli strumenti dello spaccio: sostanza da taglio, bilancia digitale e rotoli di cellofan. Aiutato dalla sorella, anzi salvato e assistito «come un figlio», il giovane ha raccontato il trauma del suo esodo, avvenuto da minorenne via mare, dalla Tunisia all’Italia, durante il quale ha visto amici annegare. «Ma le è servito a qualcosa il carcere o invece è rimasto ancorato ai divertimenti facili?», ha chiesto durante l’istruttoria dibattimentale il giudice, Marco Villa, presidente della Corte. «Io sono sempre stato un ragazzo che si faceva coinvolgere facilmente, la prossima volta dirò di no. Ho perso la testa, dopo che con la mia compagna abbiamo perso un figlio durante la gravidanza. Ho avuto un periodo di debolezza, mi sono reso conto della gravità dei reati quando era troppo tardi. Non voglio più ricadere nella droga». In carcere ha raccontato di soffrire di incubi e di aver ottenuto sostegni psicologici, ma di non aver mai accettato psicofarmaci. «La mia rabbia l’ho sempre sfogata in palestra. Ero campione italiano di kick-boxe».

Ma non c’è solo la droga. Il 26enne si faceva filmare da un amico, che siedeva accanto a lui sul sedile anteriore, con il telefonino mentre sulla A2 viaggiava a velocità sconsiderate: i video, ma anche alcuni selfie li postava poi sui social. «Perché?», ha chiesto il giudice. «Ho fatto una cavolata, potevo fare male a me stesso e agli altri». Per ben quattro volte ha superato la velocità consentita: 138 chilometri orari in più (su un limite consentito di 120, la punta massima raggiunta dopo la galleria del dosso di Taverne), come hanno potuto ricostruire gli inquirenti scovando i filmati presenti nel telefonino dell’imputato. Inoltre il luglio scorso è stato fermato in contromano in moto a Chiasso, senza la patente, mentre aveva appena terminato di prodigarsi in una impennata. «La patente ce l’ho in Tunisia», si è giustificato.

Il procuratore pubblico, Pablo Fäh, durante la sua requisitoria ha evidenziato: «L’inchiesta ha portato alla luce uno spaccato dell’imputato, un atteggiamento spavaldo, di chi poteva fare tutto quello che voleva. Superare la velocità, di notte, viaggiando a 258 all’ora e festeggiando con una birra, nel totale menefreghismo per la sicurezza altrui. L’imputato ha cercato di limitare le proprie responsabilità, parlando dell’amico che lo ha incitato. Seppure ci ha raccontato le difficili situazioni di vita, in Italia aveva buone condizioni e un solido supporto familiare della sorella, ma ha scelto un’altra via e dovrà pagarne le conseguenze». Il magistrato ha proposto una pena di 3 anni, di cui 1 da espiare e la rimanenza posta al beneficio della sospensione condizionale e all’espulsione dalla Svizzera per 7 anni, definendo grave la colpa del 26enne, che ha spacciato e che non avrebbe cessato se non fosse stato arrestato. Unica parziale attenuante: la giovane età.

L’avvocato di difesa, Marcello Baggi: «Che l’imputato abbia sbagliato non ci piove. Ha compiuto fatti riprovevoli, ma io credo che abbia capito i suoi errori e di aver messo in pericolo numerose persone. Ha ammesso e ha collaborato, indicando sostanzialmente i quantitativi di droga spacciati che oggi ritroviamo nell’atto d’accusa». Ancora il legale: «Non ha spacciato per lucro, ma per finanziare il proprio consumo di cocaina. Ha subito episodi traumatici che hanno condizionato il suo agire e che gli hanno procurato ansie e tensioni che in parte cercava di lenire consumando cocaina». In tal senso, l’avvocato Baggi ha chiesto che sia riconosciuta una parziale scemata responsabilità. Sul ripetuto superamento delle velocità consentite in auto, il legale ha detto che è riprovevole, ma che la sua esperienza sui circuiti ha attestato esperienze di guida superiori alla media e perciò il pericolo era attenuato. La difesa ha chiesto l’attenuante del sincero pentimento, proponendo una massiccia riduzione di pena, principalmente posta al beneficio della sospensione condizionale. Il rappresentante della difesa non si è opposto all’espulsione dalla Svizzera, evidenziando che il 26enne ha una proposta di lavoro, un appartamento e l’aiuto della sorella, tutti presupposti positivi.

La Corte ha inflitto all’imputato 30 mesi di detenzione, di cui 6 da espiare e la rimanenza posta al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di 2 anni e ha pronunciato l’espulsione dalla Svizzera per 5 anni. Nessuna attenuante per sincero pentimento è stata riconosciuta dai giudici. La Corte ha definito gravi i reati compiuti, ma ha comunque tracciato una prognosi positiva per la prospettiva di lavoro del giovane dopo il carcere.

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