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16.03.2021 - 18:18
Aggiornamento: 21:46

Autogestione: ‘Il governo faccia un ultimo tentativo’

Lo chiedono i relatori della Commissione sanità e sicurezza sociale del Gran Consiglio: ‘Sia designato un mediatore riconosciuto dalle parti’

autogestione-il-governo-faccia-un-ultimo-tentativo
Destino incerto (Ti-Press)

“Il Consiglio di Stato faccia un ultimo tentativo”. Nel muro contro muro creatosi sull'autogestione, si inserisce la Commissione sanità e sicurezza sociale del Gran Consiglio. È pronta infatti una bozza relativa alla famosa mozione del 2012 che chiedeva sostanzialmente al Cantone di tornare a fare la propria parte. Il Consiglio di Stato (Cds) è infatti una delle tre parti – con Città di Lugano e associazione Alba che rappresentava il Centro sociale autogestito (Csoa) Il Molino – che nel dicembre del 2002 firmarono la convenzione sulla sistemazione provvisoria degli autonomi all'ex Macello. Non solo è una delle parti, ma secondo l'analisi dei commissari (relatori i luganesi Tiziano Galeazzi e Raoul Ghisletta) “la responsabilità principale sembra essere del Cantone”. La bozza, che chiede di firmare un rapporto unico, verrà discussa dalla commissione il 25 marzo.

‘Non vi sono dubbi sulle responsabilità del Cantone’

Nella premessa della convenzione il primo soggetto citato è proprio il Cds, che viene invitato a trovare una soluzione definitiva in collaborazione con gli altri firmatari. “Non è la Città di Lugano in collaborazione con parti terze – evidenziano i deputati –. La Città è una di queste parti, non l'attore principale”. E quindi? E quindi si chiede al governo di attivarsi, in primo luogo designando un mediatore autorevole e riconosciuto da tutte le parti firmatarie della convenzione del 2002 – che, ricordiamo, secondo il servizio giuridico della Città ha tuttora valenza giuridica –, dandogli mandato secondariamente di intavolare una discussione “senza pregiudiziali, che sia volta a reperire spazi alternativi per l'autogestione e a definire una nuova convenzione”, informando infine la commissione sull'evolversi della situazione. Questo, perché convenzione alla mano “non vi sono dubbi sulle responsabilità del Cantone quale primo attore” nella vicenda.

L'alternativa? Non per forza a Lugano

Si domanda in sostanza di accogliere parzialmente la mozione inoltrata dagli allora granconsiglieri Fabio Schnellmann, Roberto Badaracco e Gianrico Corti. Parzialmente, perché ci sono fondamentalmente due novità di rilievo. La prima chiede al mediatore incaricato di appoggiarsi al gruppo di lavoro cantonale composto da rappresentanti di Decs, Di e Dss, formato nel 2018 dopo che il Cds aveva dato disponibilità alla Città di attivarsi nella ricerca di spazi per il Csoa. Ma la novità più significativa è un'altra: la soluzione alternativa non dovrà necessariamente essere nel Luganese, come richiesto dalla mozione. Uno scenario che appare allo stato attuale incerto, anche perché il terreno con altri Comuni non sembrerebbe essere stato per ora tastato da parte del Cantone. Il rapporto deplora infine i recenti disordini avvenuti a Lugano: a fine ottobre in piazza Molino Nuovo, dove una nostra collega è stata colpita con una testata, e settimana scorsa alla Stazione Ffs.

Episodi che hanno portato al riacuirsi della tensione, sebbene Municipio e Consiglio comunale abbiano in realtà già deciso che l'autogestione non sia contemplata nel futuro dell'ex Macello, bene culturale protetto. Lo scorso dicembre, ricordiamo infine, è stato scelto il progetto vincente per la riqualifica del sedime: Campus Matrix di Durisch+Nolli Architetti Sagl di Massagno, quale capofila. Un progetto che prevede fra l'altro la costruzione di un nuovo stabile in legno da destinare prevalentemente ad alloggi per studenti, oltre a destinare gli spazi dell'ex Macello ad attività di coworking, per esempio.

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