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Il Casinò di Campione d'Italia
11.12.2020 - 16:50
Aggiornamento : 18:18

Fallimento Casinò Campione, udienza il 18 dicembre a Como

Corsa contro il tempo per presentare ai giudici carte solide per far ripartire la casa da gioco

di Marco Marelli

È stata fissata a venerdì 18 dicembre, alle 14, l'udienza della nuova istanza di fallimento della Casinò Campione d'Italia spa. Questo, dopo che lo scorso 3 dicembre la Corte di Cassazione, confermando la sentenza della Corte d'Appello di Milano, ha rispedito gli atti al Tribunale di Como. Un vizio di forma avevano rilevato i giudici d'appello, in quanto a Como il Tribunale civile non aveva consentito alla Casinò di Campione d'Italia Spa di presentare un piano economico e industriale per tenere in vita la società.

Sarebbe già pronto un piano economico e industriale

Con i tempi fissati per la nuova udienza c'è il rischio che la Casinò Campione d'Italia spa non possa essere in grado presentare un nuovo piano di ristrutturazione del debito. Alla società di gestione del casinò dell'enclave i giudici civili di Como (relatore Marco Mancini) ha concesso un ''termine sino al 17 dicembre 2020 per il deposito di memorie scritte''. In vista di queste scadenze si susseguono gli incontri fra il Comune, la Casinò Campione d'Italia e i rispettivi avvocati. È insomma una corsa contro il tempo per arrivare al 18 dicembre con argomentazioni solide in grado di convincere i giudici a concedere un congruo tempo per preparare un piano economico e industriale che per quanto è dato sapere a grandi linee già esiste. Un piano che vedrebbe partecipi anche imprenditori privati (da qui la necessità di un intervento della politica). Tutto ciò va comunque a scontrarsi con l'istanza della Procura di Como, firmata da Nicola Parente e Pasquale Addesso. Nella rinnovata richiesta di fallimento gli inquirenti, oltre a chiedere un urgente pronunciamento del Tribunale (richiesta accolta) ''per evitare l'aggravarsi della già rilevante situazione debitoria del soggetto fallendo'' (come possano aumentare i debiti di una società chiusa da due anni non è dato sapere) e per evitare ''il depauperamento del patrimonio'', chiedono anche la ''nomina di un amministratore giudiziario''. Una partita difficilissima, la cui posta in palio è il futuro dell'enclave.

 

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