Scende in campo il fronte ticinese contrario all'imposizione individuale. ‘Si creano disparità difficili da accettare’

È una riforma “complicata, ingiusta e costosa” che ha raccolto il parere negativo di 21 Cantoni su 26 “e questo qualcosa vorrà pur dire”. Il fronte ticinese contrario all'introduzione dell’imposizione individuale – composto da Centro, Udc e Unione dei contadini – è sceso in campo e ha spiegato, numeri alla mano, perché la riforma proposta va a penalizzare ingiustamente alcune fasce della popolazione e mette in difficoltà le casse di Confederazione e Cantoni. «Le simulazioni dimostrano che, con il nuovo sistema, non conta più il reddito complessivo di una famiglia, bensì come questo è suddiviso tra i due partner. A parità di reddito totale – spiega il consigliere nazionale Udc Paolo Pamini – l’imposta può variare in modo drastico a seconda che il reddito sia concentrato su una sola persona oppure ripartito in modo simile tra i due coniugi o conviventi». Due esempi citati dai contrari: una coppia senza figli con reddito di 90mila franchi pagherebbe 1’970 franchi con un reddito concentrato su uno dei due, ma solo 400 franchi se suddiviso equamente. Per una famiglia con un figlio e reddito di 120mila franchi, l’imposta aumenta oltre il 200% se sostenuta da un solo genitore. Ci sono poi i redditi patrimoniali. «Anche qui – aggiunge Pamini – l’imposizione individuale presuppone una suddivisione formale del patrimonio tra i coniugi, con effetti fiscali rilevanti e spesso arbitrari».
La misura avrebbe inoltre un impatto molto rilevante sulle casse pubbliche ticinesi. Si stima che verrebbero a mancare ogni anno 60 milioni per il Cantone e 48 per i Comuni. Una riduzione che potrebbe obbligare a una revisione verso l'alto delle aliquote. «Le famiglie monoreddito verrebbero così penalizzate due volte», commenta il capogruppo del Centro in Gran Consiglio Maurizio Agustoni. «L’approccio ideologico della riforma, contrario ai principi di capacità economica, è particolarmente svantaggioso per chi riduce l’attività lavorativa per la famiglia». Aggiunge il consigliere agli Stati del Centro Fabio Regazzi: «Una riforma che incontra tale resistenza non può essere imposta dall’alto senza compromettere l’equilibrio del federalismo svizzero». Per Roberta Soldati (Udc), «questa riforma porta una pressione centralizzatrice contraria ai principi di sussidiarietà e autonomia cantonale sanciti dalla Costituzione». Schierata con decisione per il no anche l'Unione contadini ticinesi: «La necessità di suddividere fiscalmente beni e patrimoni, spesso strettamente legati all’attività agricola, rappresenterebbe un’ulteriore complicazione per settori già fortemente regolamentati e sotto pressione», sostiene il presidente dell'Uct Omar Pedrini.