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26.09.2018 - 06:10
Aggiornamento: 10:36

Pregassona, un grosso buco nella rete sociale

Appartamento fra cani e immondizia: pure la Scuola di Lugano aveva segnalato,mentre i genitori sono indagati per violazione del dovere di assistenza.

di Alfonso Reggiani e Simonetta Caratti
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Ti-press

Genitori sotto inchiesta penale con l’accusa di violazione del dovere di assistenza e di educazione e una serie di segnalazioni rimaste nel cassetto. Sono gli elementi nuovi scaturiti dalla situazione di degrado emersa lunedì nell’appartamento della palazzina in via Industria a Pregassona. Una situazione che ha destato sconcerto, preoccupazione e una serie di interrogativi destinati, per il momento, a restare aperti. Lo squallore in cui convivevano la famiglia di cinque persone e 18 cani avrebbe imposto un altro tipo di intervento.

Dal canto suo, Lorenzo Quadri titolare del Dicastero formazione, sostegno e socialità della Città di Lugano, ha ribadito che i servizi sociali hanno più volte tentato di entrare nell’appartamento senza riuscirci (cfr, ‘laRegione’ di ieri). Ieri ai microfoni Rsi, Paolo Pezzoli, responsabile della Divisione socialità di Lugano, ha spiegato che i servizi cittadini non si occupavano più della famiglia dalla fine del 2015, mentre i figli sono collocati in tre istituti. Stando a nostre informazioni, i vertici degli Istituti scolastici di Lugano hanno “fatto i compiti” e provveduto a segnalare il degrado agli organi preposti da oltre due anni. Il caso venuto alla luce lunedì è una vicenda articolata e complessa che chiama in causa la carenza o l’assenza di una responsabilità ‘diffusa’, di società. Quella che, per intenderci, passa dal vicinato all’amministratore dello stabile fino agli istituti frequentati dai figli e tocca tutte le persone che conoscevano la famiglia. Il caso ha peraltro scoperchiato un grosso buco nella rete sociale. Un buco determinato anche dal rifiuto da parte dei genitori di interagire con le persone addette ai servizi. Da noi contattati, i vertici del Dipartimento della sanità e della socialità, si sono trincerati dietro un no comment. Se c’è una presunzione o il sospetto di un reato, intervengono la polizia e il Ministero pubblico che, su segnalazione di uno dei figli, come riferito dalla Rsi, ha infatti aperto un’indagine nei confronti di marito e moglie interrogati ieri dal pp Roberto Ruggeri.

Nel caso non vi sia un reato penale, interviene o dovrebbe farlo l’autorità regionale di protezione (Arp) che dà mandato ai servizi attivi sul territorio chiamati ad andare sul posto e a verificare. Dovesse capitare, come successo, che l’assistente sociale non riesca a farsi aprire la porta e a interagire con la famiglia, dovrebbe tornare dall’Arp che, con i vari attori della rete sociale, valuta e riconsidera il da farsi e decide l’eventuale provvedimento idoneo alla situazione (e può allertare le forze dell’ordine). Impossibile, ieri, parlare con l’Arp di Lugano che conosce il caso e, per legge, ha il compito di vigilare, proteggere e mettere in atto le misure alla luce dei rapporti sistematici e delle valutazioni fatte sulla situazione della famiglia che viveva in via Industria, dove sembrerebbe che i figli non vivevano più da mesi. Una situazione inimmaginabile ma nessuno ha provveduto a intervenire. Ieri sera, al ‘Quotidiano’ il padre ha dichiarato di aver volutamente trascurato l’appartamento perché era arrabbiato con i curatori che si sono occupati della sua famiglia.

Mentre ieri l’appartamento è stato sgomberato, Luca Campana presidente della commissione di quartiere e Marco Imperadore che lo sostituirà a metà ottobre, dopo aver già segnalato alla Città oltre un anno fa il disagio, hanno intenzione di contattare l’amministrazione dello stabile e tornare alla carica con l’autorità comunale. «Abbiamo a cuore anche l’incolumità dei residenti nel palazzo riempito di persone con problemi di vario genere. C’è un forte rischio di ghettizzazione, non trovo sia giusto isolare in questa maniera gli abitanti delle palazzine di 15 piani».

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