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laR
 
21.04.2022 - 05:20
Aggiornamento: 15:45

‘Va detto forte e chiaro: la fermata Tilo si farà comunque’

Il ministro Zali sull’investimento contestato a Minusio da una domanda di referendum: ‘Progetto di interesse generale che non dipende dalle beghe locali’

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Ti-Press
Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio

«Il Cantone è dispiaciuto che un’opera strategica così importante non sia condivisa, ma l’opera stessa non dipende in ogni caso da questo referendum, perché si farà comunque». Più chiaro di così non potrebbe essere, il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali, riguardo alla Fermata Ffs-Tilo prevista a Minusio, ma che una domanda di referendum dell’ex vicesindaco Tiziano Tommasini ha provato a mettere in discussione. Tommasini, supportato da oltre 700 firme di suoi concittadini, contesta il progetto di fermata e intendeva portare alle urne la popolazione per esprimersi sia sulla parte comunale dell’investimento, 550mila franchi, sia sui 342mila franchi che il Municipio destinerà ad annesse opere di valorizzazione e arredo stradale su via Verbano e via Remorino. Purtroppo per Tommasini, il Municipio aveva decretato come solo parzialmente ricevibile la sua domanda di referendum. Questo, poiché i 550mila franchi per la fermata sono "una spesa determinata, fissata dal Consiglio di Stato il 5 maggio 2021, in applicazione degli articoli 22, 23 e 30 della Legge sul trasporto pubblico, il cui principio e la cui portata sono stabiliti dal diritto cantonale secondo precisi criteri e che è assolutamente necessaria per l’attuazione del progetto delle Ffs, inserito nel PALoc2". Una spesa, aveva aggiunto l’esecutivo statuendo sulla domanda di referendum, "prescritta nel suo principio dalla legislazione cantonale e che ha pertanto natura vincolata poiché essa è stata predeterminata e acquisita in via definitiva da una decisione base di rango superiore, di cui ne costituisce il corollario necessario".

Ciononostante, l’ex vicesindaco (si veda la ‘Regione’ di martedì) non era apparso convinto e aveva osservato che anche il credito di 550mila franchi, come tutti gli altri, se sottoposto al voto del Consiglio comunale dovrebbe essere impugnabile e/o referendabile. Su queste basi, diceva di volersi prendere il tempo necessario (i 30 giorni che gli sono concessi dalla legge) per capire se fosse data la facoltà di ricorso al Consiglio di Stato.

Ma proprio dalle stanze del governo arriva la puntualizzazione del ministro incaricato. «Il messaggio, forte e chiaro, è che la stazione Tilo si farà comunque – sottolinea Zali – perché per fortuna non dipende dal credito votato dal Consiglio comunale o da un ricorso che ne può derivare. Noi la facciamo e poi il Cantone addebita la parte comunale al Comune. È un suo problema interno quello di procurarsi la copertura finanziaria per questa spesa. Se l’avrà, bene; se no, è un problema comunale».

Poi Zali torna sulle osservazioni espresse dal sindaco di Minusio al momento dell’annuncio del suo ex vice di volersi attivare con una domanda di referendum: «Felice Dafond, che è avvocato, aveva detto bene ricordando che i 550mila franchi di partecipazione comunale sono un importo che Minusio deve pagare e che pagherà poiché trattasi di una questione di diritto superiore». Una constatazione inequivocabile che giunge «per buona pace del ricorrente», riprendendo le parole del consigliere di Stato.

«Fortunatamente – conclude Zali – questi progetti di interesse generale non dipendono dai particolarismi o dalle beghe locali. Parliamo di una spesa vincolata, così come succede per i contributi dei Programmi di agglomerato, stabiliti sulla base di una chiave di riparto cui sottostanno i Comuni, che ogni anno pagano la loro "rata". Nessun Comune può fermare un Programma di agglomerato non pagando la sua quota».

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