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11.02.2022 - 16:40
Aggiornamento: 19:00

Locarno, la Rotonda futuro spazio di ritrovo per i ragazzi

Il Municipio risponde all’interrogazione di Antunović sulla violenza giovanile e sulle soluzioni della politica alla questione di luoghi di ritrovo

Il Municipio di Locarno ha risposto all’interrogazione di Marko Antunović sulla violenza espressa dal disagio di alcuni giovani e, subordinatamente, sugli spazi a loro dedicati in città, del 9 dicembre 2021 (già interpellanza inviata all’esecutivo nel 2020), ‘Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Ancora troppa violenza di notte a Locarno?’. Il documento porta la data del 9 dicembre, pochi giorni dopo il consumarsi del pestaggio avvenuto in centro città sabato 4 dicembre, in cui un ragazzo di 18 anni è stato assalito e picchiato da alcuni giovani incappucciati. La triste disavventura era stata raccontata dai genitori della vittima alcuni giorni dopo l’accaduto. Uno di una serie. La denuncia pubblica del fattaccio da parte dei genitori del 18enne malmenato ha accelerato la risposta delle autorità nel cercare e proporre soluzioni a corto (intensificazione dei controlli, con eventuali azioni anche più repressive) e lungo termine (Progetto di prossimità) circa la questione della violenza fra giovani. Che, scritto per inciso, è solo una faccia di una realtà giovanile prismatica.

Le domande dell’interrogazione erano una mezza dozzina, articolate e puntuali. Antunović e cofirmatari (Francesca Machado, Sheila Mileto, Simone Merlini, Mauro Silacci, Kevin Pidò, Simone Beltrame) chiedevano in sostanza il punto rispetto al progetto di rafforzamento dell’approccio di strada e alle possibili iniziative volte alla prevenzione dei conflitti e disagi sociali, “sensibilizzando i giovani a una convivenza pacifica”. L’accento degli interrogativi veniva quindi messo sull’efficacia della sorveglianza tramite telecamere nello scoprire le identità del gruppo di facinorosi, sulle misure attuate per prevenire episodi con scazzottate e ferimenti, infine sulle misure a supporto della polizia il Municipio, soprattutto pensando alla “frustrazione degli agenti, che dopo il fermo di questi delinquenti se li ritrovano di nuovo in giro per la città”, si puntualizzava. Il testo verteva quindi anche sui propositi circa l’offerta di opportunità e spazi dedicati ai giovani e al loro tempo libero, nonché il coinvolgimento del Centro giovanile in quest’ottica.

Un imprescindibile passo per meglio conoscere la questione giovanile nel territorio

Di riflesso, le risposte dell’esecutivo (pubblicate il 10 febbraio) non potevano non essere diffuse. Va osservato che alcuni interrogativi posti da Antunović e colleghi sono stati superati dagli eventi e hanno trovato risposta nei fatti. Procediamo con ordine. Nel merito del Progetto di prossimità – “oggi concretamente iniziato”, i primi operatori di strada hanno iniziato il lavoro già a metà dicembre 2021 – l’esecutivo fa notare che “l’iter è stato lungo, ma necessario”, poiché essendo a carattere regionale necessitava “l’indispensabile partecipazione dei Comuni della regione”, senza contare l’investimento di risorse significative. Va altresì ricordato che a fine gennaio di quest’anno il Municipio cittadino ha pubblicato il suo messaggio inerente alla Convenzione fra Città e Fondazione il Gabbiano, atto a colmare la lacuna in ambito di politica giovanile. L’esecutivo, si legge nella risposta, “aveva dato mandato alla coordinatrice dei Servizi sociali a procedere con l’approfondimento sullo sviluppo di un approccio di prossimità per il Locarnese, in collaborazione con la Fondazione il Gabbiano”. Un iter, lo ribadiscono le risposte municipali, piuttosto lungo (interessando tutto il 2021) che ha visto il coinvolgimento di più enti essendo il ‘disegno’ di respiro regionale, fra gli altri la Commissione intercomunale giovani del Locarnese (Cigl), i Comuni del Convivio dei sindaci del Locarnese (Cisl), quindi i diversi Consigli comunali. Entità che a loro volta hanno dovuto prendere in esame l’elaborato e dare il proprio preavviso. “Se gli iter saranno completati dai rispettivi Comuni come atteso ni prossimi mesi – scrive il Municipio –, anche il Locarnese potrà beneficiare di un approccio di prossimità per i giovani di una durata iniziale di quattro anni”.

Spazi per i giovani: un cantiere aperto

Sul fronte della questione dei luoghi di ritrovo per attività legate a musica, sport, arte e svago, consapevole che il tema “è un cantiere sempre aperto”, l’esecutivo ammette che “finora non è stato possibile identificare nessuno spazio con i requisiti adeguati”. Un luogo con alto potenziale per le attività giovanili è stato invece identificato nella rotonda per cui si “stanno già valutando possibilità per renderla accogliente e adeguata a un pubblico giovane”, ricordando che “la Città ha finalmente trovato un accordo favorevole per l’acquisto del sedime, attualmente di proprietà del Cantone”.

Alla voce Centro giovani (in via alla Morettina), il Municipio fa notare che la pandemia ha fortemente ridotto la possibilità di accoglienza imponendo dei contingenti, ciononostante il punto di ritrovo è ben frequentato, soprattutto dai ragazzi delle scuole medie. Va ancora considerata e pensata la partecipazione di giovani della fascia d’età del post obbligo, “il loro coinvolgimento resta uno dei nostri obiettivi”, rimarca l’esecutivo.

Sensibilizzazione e prevenzione della violenza

Dalla prospettiva della prevenzione e della sensibilizzazione per contrastare situazioni potenzialmente violente e pericolose, al fine di “migliorare il benessere di tutti i giovani”, l’autorità cittadina elenca alcune soluzioni a medio e lungo termine, come ad esempio la riattivazione del Gruppo operativo permanente sui giovani, oppure l’avvio, a novembre dello scorso anno, di “un processo partecipativo con il sostegno di Radix Svizzera italiana, per promuovere l’approccio d’Intervento veloce”. Nell’elaborazione delle risposte alla questione della violenza giovanile, il Municipio parte dal presupposto che spesso queste siano conseguenza di situazioni familiari difficili e in quest’ottica segnala il sostegno a “un progetto pilota per accompagnare le famiglie in difficoltà e combatterne l’isolamento”, sostenuto anche da Cantone e Confederazione.

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