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Casa Marta si prepara a ospitare i senzatetto

Ultimi lavori per il centro di prima accoglienza che da fine settembre offrirà un'altra trentina di posti in Ticino alle persone rimaste senza alloggio

(Ti-Press)
19 luglio 2023
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Quando varchiamo l’ingresso di Casa Marta incontriamo diversi operai al lavoro, c’è chi si occupa dei muri, chi dei pavimenti, chi è alle prese con faccende più tecniche. All’esterno le ruspe sono in azione, spostano terra e l’area verde ancora possiamo solo immaginarla. Ma già ci sembra un luogo di aggregazione molto invitante. Tra uno scavo e un altro qualche sorpresa è pure venuta alla luce, come una macina di un antico mulino e una finestra antica sotto il vecchio intonaco che è stata ripulita e valorizzata. I mobili nelle camere ancora non ci sono ma gli spazi di Casa Marta sono già ora rinnovati e luminosi. «È una grande soddisfazione vedere la trasformazione di questo edificio che è stato chiuso per sessant’anni. Prima dei lavori lo stabile era diroccato e i pavimenti crollavano, ora è completamente ristrutturato». Sono parole colme di entusiasmo quelle di Silvana Buzzi, moglie del compianto Luca, fautore dell’iniziativa Casa Marta di Bellinzona scomparso due anni fa.

«È stata una riattazione complessa, ma, nonostante le difficoltà incontrate durante il cantiere, il risultato è molto positivo», evidenzia dal canto suo Renato Minoli, presidente dell’omonima fondazione: «Riteniamo che il nuovo edificio valorizzi l’intero comparto», situato nei pressi della sede principale di BancaStato. Buona parte dell’arredo, attualmente depositato in alcuni magazzini, è stata donata da privati e ceduta a prezzo simbolico dall’hotel Berno di Ascona in ristrutturazione e dal ristorante Emerenzia di Ravecchia chiuso da anni.

Una ristrutturazione complessa

I lavori termineranno a fine agosto, con un paio di mesi di ritardo rispetto alla tabella di marcia dovuti ad alcuni imprevisti che hanno caratterizzato questa ristrutturazione difficile, come il consolidamento dei muri perimetrali, lavori non previsti ma necessari per la statica del vetusto edificio. A causa di questo imprevisto e dell’aumento dei costi delle materie prime, il preventivo per la ristrutturazione è aumentato e ha raggiunto i 5 milioni. Il sostegno assicurato da parte della Città di Bellinzona è di 650mila, del Cantone di 400mila a cui si aggiungono 1,5 milioni di franchi di donazioni. Tuttavia la fondazione è sempre impegnata nella ricerca di ulteriori finanziamenti per ridurre il debito ipotecario con la banca (quasi due milioni di franchi) e non gravare in futuro sulla gestione del centro.

I primi ospiti a fine settembre

Da inizio settembre entreranno in carica due operatori sociali a tempo pieno e una coordinatrice dei servizi al 40 per cento che lavoreranno nella struttura, mentre le prime persone bisognose verranno accolte da fine settembre. Nel XVIII secolo lo stabile era adibito ad accogliere i viandanti e le diligenze in transito. Ora sarà un centro di prima accoglienza per persone che per motivi diversi si trovano in difficoltà: senza un luogo dove vivere, senza rete sociale.

Qui potranno trovare alloggio coloro che per vari motivi sono rimasti senza una sistemazione abitativa dignitosa e al cui bisogno le altre forme di accoglienza non hanno potuto rispondere. Sono molte le tipologie: dal marito allontanato da casa alla donna che a casa era maltrattata; lavoratori precari; giovani in rotta con la famiglia; inquilini sfrattati; pazienti dimessi da strutture psichiatriche. In questi spazi non troveranno solo un tetto, ma pure ascolto e opportunità di integrazione.

Nell’edificio ci sono 32 posti letto distribuiti in 15 camere e due piccoli appartamenti. Al pianterreno ci sarà una mensa-ristorante aperta al pubblico e una sala riunioni per le società cittadine. Ai piani superiori le camere con bagno privato, la lavanderia e gli appartamentini per coppie o famiglie con bambini, ma anche per chi necessita di una certa indipendenza o di soggiorni prolungati richiesti dagli enti collocanti. Ci sarà una cucina comune, l’ufficio e l’alloggio del responsabile-sorvegliante. Al pianterreno ci saranno una cucina professionale e due sale multiuso: una grande a disposizione delle società di Bellinzona gratuitamente come d’accordo con la Città, e una più piccola ad uso interno ma che pure sarà aperta agli utenti esterni, se necessario. Una delle sale del refettorio (quella dotata di camino) verrà dedicata a Luca Buzzi.

Una storia travagliata

Il centro di accoglienza ha faticato, e non poco, a ottenere il benestare delle autorità politiche e della popolazione: sin da subito confrontata con parecchie ostilità e ostacoli, fra complesse procedure burocratiche e amministrative, l’iniziativa promossa da Luca Buzzi ha richiesto un periodo di gestazione lungo oltre dieci anni prima di vedere alcuni spiragli di luce. Già nel 2009 il Dipartimento della sanità e della socialità aveva infatti concordato sulla necessità di una struttura capace di accogliere le persone in difficoltà a Bellinzona, sulla linea di quanto proposto da Casa Astra nel Mendrisiotto. I primi contatti con le autorità comunali avevano quindi evidenziato la possibilità d’insediare il centro nella fatiscente casa ex Ostini, in via Guisan, e dopo una lunga trafila burocratica è stato firmato l’atto notarile per la concessione del diritto di superficie da parte del Municipio essendo la Città proprietaria.

Un riconoscimento cantonale

Casa Marta «non sarà un posteggio, ma un passaggio provvisorio in grado di aiutare le persone a rimettersi in carreggiata e a rientrare nella società», rileva Minoli. «La necessità di questo tipo di assistenza d’urgenza è destinata ad aumentare». Proprio per questo motivo l’obiettivo della fondazione, ma anche di altre strutture di accoglienza d’urgenza presenti in Ticino, è far capire alle autorità che queste realtà devono essere riconosciute dal Cantone come strutture di servizio sociale e beneficiare quindi di aiuti per le spese di gestione. Sul fronte dei ricavi Casa Marta potrà contare sulla retta di 67 franchi per ospite al giorno, ma per tutti gli altri costi la fondazione dovrà autofinanziarsi. I centri di prima accoglienza non beneficiano infatti di sussidi strutturali (Cantone e Comune) per la gestione ordinaria.

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