NOTE DI PENSIERO

Mindfulness a scuola. Tra respiro ed emozioni

Con Alessandra Decarli Giang e Sabrina Minola scopriamo ConosciAMOci, un percorso formativo per docenti da applicare in classe

(© Depositphotos)
5 aprile 2026
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Questa è una rubrica sulla salute mentale: la testa, proprio come una libreria, ogni tanto va riordinata, ci sono sempre una pagina infilata al contrario, un volume che sporge troppo e una storia lasciata a metà… Oggi ci soffermiamo sui bambini, sulle loro emozioni e sulla gestione di quelle più impetuose, in particolare quando sono a scuola.

Immaginiamo di tenere tra le mani una tazza di cioccolata calda. Per raffreddarla utilizziamo il respiro: inspiriamo profondamente dal naso ed espiriamo lentamente dalla bocca, lasciando che il soffio la raffreddi poco alla volta. Attenzione però a non soffiare troppo forte, altrimenti la cioccolata potrebbe debordare e rischieremmo di scottarci. È con immagini ed esercizi semplici e concreti come questo che la mindfulness viene spiegata e praticata con i bambini. Proprio recentemente questa pratica di consapevolezza ha iniziato a entrare anche nelle scuole. Un progetto pilota è stato avviato due anni fa nella scuola dell’infanzia e nelle Elementari di Arbedo-Castione dalle docenti promotrici Alessandra Decarli Giang e Sabrina Minola, che nel frattempo lo hanno portato anche in altre sedi scolastiche del cantone. Si tratta di un percorso formativo intitolato ‘ConosciAMOci’, rivolto ai docenti interessati a scoprire i benefici della mindfulness e ad applicarla poi anche con i propri allievi, attraverso pratiche adattate alla loro età.

«Abbiamo proposto degli incontri teorici e pratici ai docenti, per fornire strumenti facilmente applicabili in classe con gli allievi», spiega Alessandra Decarli Giang. «Durante gli otto incontri di due ore abbiamo messo a disposizione del materiale per sperimentare le pratiche in prima persona e poi anche in classe. Abbiamo inoltre avuto la possibilità di entrare direttamente nelle sezioni della scuola dell’infanzia e delle Elementari per proporre le attività insieme ai docenti: è stata un’esperienza davvero interessante». Il progetto continua ora ad Arbedo-Castione ed è stato esteso anche alle Scuole comunali in Valle di Blenio, a Gordola e nella zona rossa di Bellinzona, che comprende le sedi di Claro, Gnosca, Gorduno e Preonzo.

Qui e ora, senza giudizio

Ma cosa si intende esattamente con mindfulness? Secondo il biologo Jon Kabat-Zinn, fondatore del Center for Mindfulness in Medicine nell’Università del Massachusetts e tra i principali promotori della diffusione di questa pratica in Occidente, si tratta di uno stato mentale che si raggiunge portando consapevolmente l’attenzione al momento presente. Significa osservare e accogliere con calma i propri pensieri, sentimenti e sensazioni corporee, così come si manifestano. In altre parole, è la capacità di fermarsi nel “qui e ora”, ascoltandosi senza giudizio e senza respingere ciò che si prova.

Ritrovare l’attenzione in classe

Nelle nostre scuole c’è spazio e bisogno di mindfulness? La nostra interlocutrice non ha dubbi: «L’esigenza c’è. La scuola si confronta sempre più con bambini che provengono da contesti molto diversi e con vissuti differenti, a volte anche traumatici, come nel caso di chi arriva da zone di conflitto e ha un passato migratorio. Tutte queste esperienze entrano inevitabilmente anche in classe. Inoltre non è un segreto che aumentano i bambini con difficoltà di attenzione, così come le fragilità affettive ed emotive».

Negli Stati Uniti e in Canada le pratiche di mindfulness sono utilizzate da decenni, anche in ambito scolastico. «Alcuni studi condotti negli Stati Uniti dimostrano come possano aiutare i bambini a tornare, anche in aula, al “qui e ora”, ma anche a mettere ordine tra i pensieri, concentrandosi sul respiro e sull’attenzione al momento presente». Queste pratiche permettono ai bambini di ritrovare un senso di calma, favorendo attenzione e concentrazione e aiutandoli a dare un nome e un ordine alle emozioni che stanno provando. «Molti docenti ci hanno raccontato che le trovano estremamente utili, ad esempio quando gli allievi rientrano dalla ricreazione oppure nei momenti di transizione tra un’attività più movimentata e una più tranquilla, o viceversa. Sono strumenti che aiutano i bambini a ricentrarsi e a ritrovare uno stato di calma», spiega Decarli Giang. Nel percorso formativo vengono affrontati diversi temi: la consapevolezza e le basi teoriche della mindfulness, il respiro, la mindfoodness (cioè l’alimentazione consapevole, che invita a mangiare prestando attenzione ai sensi), il movimento consapevole, le emozioni e le modalità per promuovere empatia e gentilezza.

Il respiro come bussola

La bussola a cui ancorarsi è il respiro. «Una delle prime cose che insegniamo è proprio il respiro: è sempre a disposizione di tutti, ma spesso ci dimentichiamo di quanto sia potente. Queste pratiche aiutano i docenti e gli allievi a tornare al presente insieme, come gruppo», spiega Decarli Giang. Esercizi basati sulla respirazione, brevi e proposti in modo giocoso, possono essere introdotti già nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo delle Elementari. Con i più grandi, in quarta e quinta, è invece possibile approfondire maggiormente il tema delle emozioni e proporre pratiche leggermente più articolate.

«Con i più piccoli utilizziamo spesso degli oggetti, perché è importante ancorare l’esperienza a qualcosa di concreto. Per esempio portiamo la sfera di Hoberman (una particolare struttura che può essere rimpicciolita molto grazie all’azione delle sue articolazioni snodabili) per accompagnare il ritmo del respiro, oppure utilizziamo una girandola o una piuma da far muovere con il soffio. A volte proponiamo anche immagini: immaginare di avere una candela tra le mani e far muovere la fiamma con il respiro. Sono elementi che aiutano i bambini a visualizzare l’esercizio e a renderlo più concreto e divertente».

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Un’altra pratica semplice, ma molto efficace è la cosiddetta “respirazione della mano”. Ai bambini viene insegnato a inspirare mentre si sale con il dito lungo il contorno della mano, dal pollice verso l’indice, ed espirare quando si scende verso il dito successivo. Si continua così seguendo tutto il profilo della mano, al proprio ritmo e per il tempo necessario.

«È una tecnica veloce, discreta e molto utile nei momenti in cui i bambini mostrano nervosismo, frustrazione o agitazione. Se il docente l’ha fatta conoscere alla classe in un momento di calma, può poi suggerirla quando emerge il bisogno. Diventa una sorta di linguaggio condiviso, che può essere utilizzato sia con il singolo bambino sia con tutto il gruppo».

Strumenti per tornare alla calma

Dai primi bilanci dei docenti che hanno sperimentato la mindfulness in classe emerge un riscontro positivo. Molti insegnanti riferiscono di aver osservato nei bambini una maggiore capacità di ritrovare la calma attraverso queste pratiche, al punto che sono spesso gli stessi allievi a chiederle. Il percorso formativo, raccontano i partecipanti, ha avuto effetti benefici anche per loro. È stato un corso che ha fatto bene ai docenti: offrendo l’occasione di fermarsi e di scoprire nuovi modi per affrontare le giornate. «In Ticino la mindfulness nelle scuole è qualcosa di completamente nuovo», osserva Decarli Giang. Tuttavia, dalle esperienze raccolte finora, sembra trattarsi di uno strumento utile sia per gli allievi sia per gli insegnanti. L’auspicio è quindi che queste pratiche possano trovare sempre più spazio tra le mura scolastiche, rappresentando un piccolo, ma significativo passo verso una società più consapevole.

Informazioni e contatti: conosciamoci.mindfulness@gmail.com

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