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Aggiornamento: 14.09.2022 - 14:27

Babel 2022. E la traduzione diventa arte

A pochi giorni dall’importante appuntamento bellinzonese (dal 15 al 18 settembre), abbiamo incontrato il suo nuovo direttore, Matteo Campagnoli

di Martina Parenti
babel-2022-e-la-traduzione-diventa-arte
© Babel
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Ci sono persone che riescono a deviare il corso di un destino più o meno scritto, cambiando la rotta di generazioni incastrate da decenni nella stessa classe sociale per imboccare strade diverse da quelle degli altri membri della famiglia. Matteo Campagnoli sarebbe probabilmente dovuto diventare un tennista per seguire la carriera sportiva di un paio di zii calciatori e pugili, unica alternativa ai lavori più modesti e ordinari intrapresi da tutti gli altri parenti, reduci dalla Seconda guerra mondiale con in mano la quinta elementare. "Anche l’operaio vuole il figlio dottore", cantava Pietrangeli nel brano ‘Contessa’, una delle canzoni diventate simbolo delle lotte dei lavoratori. Non sempre accade. Alcuni pensano che quei destini non siano per loro né per i propri figli.


© Babel

L’incontro della vita

"Avevo una sensibilità diversa – racconta Matteo –, anche se non capivo bene di cosa si trattasse. Adesso è facile dirlo: il mio era un temperamento artistico. Leggevo Montale e Rimbaud. Poi un’estate mi innamorai di una ragazzina inglese che mi portò a vedere Paris, Texas di Wim Wenders, e cominciai a chiedermi che senso avesse rincorrere una pallina da tennis". Inizia così un percorso di ricerca e scoperta dell’arte, della musica, della letteratura e del cinema d’autore. Matteo frequenta musei, registra i film di Truffaut e di Bergman che la Rai manda a tarda notte, diventa un lettore avido e onnivoro e si iscrive all’università dove, finalmente, vede lampeggiare il primo faro che gli indica la terraferma: è Luigi Sampietro, professore di letteratura americana capace come pochi di rispondere a domande non ancora formulate, di fornire le parole per pensare.
Il secondo faro a illuminarsi è quello del poeta Derek Walcott (nella foto in basso). La svolta definitiva verso la poesia e la traduzione avviene grazie a lui. "Chi osa scrivere così bene nella mia lingua?". Questa è la prima frase che Walcott rivolge a Matteo durante un seminario all’Università Statale di Milano, dopo aver letto alcuni suoi versi tradotti in inglese per l’occasione. "Cos’è successo poi? Mi ha invitato a seguire un suo corso alla
New York University. Ho mollato tutto e sono andato". Da allora Campagnoli diventa il suo traduttore, lo segue ai Caraibi e a Siracusa per un allestimento dell’Odissea e cura la sua opera per Adelphi. Ma, oltre alla scrittura, lavora anche con la fotografia, per certi versi simile alla poesia nel modo di approcciarsi al mondo. In fondo, entrambe le discipline raccontano storie focalizzandosi su suggestioni, frammenti, immagini.


© Babel

La genesi di un’intuizione

La periferia milanese e i suoi abitanti diventano così protagonisti del lavoro di Matteo, che arriva ad addentrarsi fin nel boschetto di Rogoredo, famoso per lo spaccio di eroina e cocaina, e a entrare in contatto con i suoi frequentatori e ritrarli. "Sono sempre stato interessato ai margini, ai confini, ai luoghi dove finisce una cosa e ne inizia un’altra. Mi interessano le zone grigie, mi interessa mapparle, cercare di dare loro una forma, di coglierne l’identità". E in qualche modo Babel, il Festival di letteratura e traduzione di Bellinzona di cui è cofondatore insieme a Vanni Bianconi e da quest’anno anche direttore artistico, è proprio espressione di quell’indagine sul confine, in cui si mescolano lingue, generi letterari, culture. "Ho conosciuto Vanni a Milano; lui stava finendo l’università, io ero tornato da New York per l’estate. Era il 2002. Un incontro che sembrava apparecchiato dal destino. Ci siamo incontrati a un seminario, ma, incredibilmente, ci eravamo incrociati già la sera prima in un locale. Siamo diventati amici in un giorno. Passavamo parecchio tempo insieme. Le basi di Babel sono in parte state gettate lì, tra i mille discorsi sulla letteratura, sulla scrittura, sulla traduzione. Perché non mettere sul palco scrittori e scrittrici con chi trasporta ogni loro parola in un’altra lingua? Un’idea semplice ma piuttosto rivoluzionaria. Nessuno aveva mai pensato di farci un festival. Al massimo un convegno. E grazie a Vanni quel festival l’abbiamo poi fatto veramente. Abbiamo imparato il mestiere sul campo, non avevamo alcuna esperienza di eventi e ci occupavano noi di tutto. Ci spostavamo per il Ticino con la mia macchina a distribuire volantini e andavamo di persona a prendere gli autori in aeroporto".


© Babel / J. Roncoroni

L’arte a parole

Giunto alla sua 17esima edizione, Babel ha ormai acquisito una struttura solida, la squadra si è ampliata e le attività arricchite con laboratori di traduzione, concerti e film. La traduzione rimane elemento centrale e sempre attuale perché permette di avvicinarsi alla letteratura in modo privilegiato, di mettere in discussione l’idea che un testo letterario sia definitivo e non una tra le sue possibili varianti. Le ultime due edizioni affrontavano i due capisaldi del festival: l’anno scorso il mito di Babele, la diaspora, la moltiplicazione delle lingue, la nascita della traduzione. Quest’anno il rapporto tra la scrittura e le altre arti. Il titolo di questa edizione, che si terrà dal 15 al 18 settembre, è Babel Ekphrasis: "L’ekphrasis, nell’accezione più comune, è una descrizione a parole di un’opera d’arte. Non una descrizione qualsiasi, però: una descrizione vivida, che, in un certo senso, compete con la cosa di cui parla aspirando a farsi arte essa stessa. È una metafora del contagio tra arte e arte. In sostanza, una forma di traduzione". Il cerchio si chiude sempre qui.


© Babel

MATTEO CAMPAGNOLI
Milanese, classe 1970, è scrittore, traduttore e fotografo. Ha tradotto per Adelphi l’opera del Premio Nobel Derek Walcott. Per Casagrande pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo In una notte fortunata; poi per Quodlibet/Humboldt il libro di viaggio Dispacci dai Caraibi. Nel 2006 fonda insieme a Vanni Bianconi il Festival di letteratura e traduzione Babel. Quella di quest’anno è la sua prima edizione da direttore artistico.

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