DISAVVENTURE NEL MONDO

Vietnam. Hoi An, Paradiso e Inferno

Hoi An è meravigliosa, è uno dei simboli internazionali dell’overtourism, è un incubo. Nel suo centro storico, piccolo e denso come il nucleo di un atomo, non si sa come, sono riusciti a pigiarci dentro secoli di storia e tradizioni di un Paese intero

(© R.S.)
20 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Anni fa mi sono ritrovato a cambiare muta. Non stavo più nella mia vecchia pelle e per liberarmene ho iniziato a fare su e giù per l’America Latina: temendola, amandola, perdendomi, sfidando me stesso e il manuale del viaggiatore responsabile fino a farla diventare la mia rassicurante coperta di Linus. A quel punto mi è venuta voglia di ribaltare tavolo e mappamondo ed esplorare il suo opposto geografico e filosofico. Così ho preso e sono andato a vederla, l’Asia. Ve la racconto qui.

Hoi An è meravigliosa, è uno dei simboli internazionali dell’overtourism, è un incubo. Nel suo centro storico, piccolo e denso come il nucleo di un atomo, non si sa come, sono riusciti a pigiarci dentro secoli di storia e tradizioni di un Paese intero.

Hoi An è insieme Paradiso, Purgatorio e Inferno, che non sono separati, ma anzi occupano le stesse strade, gli stessi muri, gli stessi spazi a orari quasi codificati, come se ci fosse un semplice cambio turno da rispettare. E se l’Inferno – come da copione – lo si può raggiungere facilmente, per arrivare in Paradiso – come da copione – bisogna impegnarsi un po’ di più. Nemmeno poi tanto in realtà. Si tratta solo di mettere la sveglia (molto) presto o andare a letto (molto) tardi. Di capire gli orari in cui la città rallenta e cambia espressione. Si acquieta, fa un bel respiro in attesa dell’Inferno che verrà.

© R.S.

Discesa agli Inferi

L’Inferno, a Hoi An, inizia presto, per questo bisogna batterlo sul tempo, anticiparlo. Auto e moto sfrecciano violando tutti gli articoli del codice della strada già di prima mattina, perché alle 9, quando arrivano i turisti, il centro storico viene blindato. Eppure non si quieta, perché si rischia di essere investiti comunque, non più da veicoli, ma da orde di persone a cui sembra che qualcuno abbia dato l’ordine di muoversi come in un autoscontro, distribuendo premi a chi riesce a urtare più gente possibile.

Hoi An è bellissima sempre, impossibile non capirlo, eppure in quel caos sembra di annegare. E ti ritrovi a spendere più energie per restare a galla che a contemplare la meraviglia. Siamo troppi in troppo poco spazio. È un po’ come tentare di ammirare Guernica mentre le api di un alveare ti prendono di mira o provare a godersi il panorama dalla cima di una montagna da cui è trasmesso in filodiffusione un concerto reggaeton. Sai che sei davanti a qualcosa di speciale, che sarebbe un’esperienza unica, ma qualcosa te la rovina. E nel caso degli altri, va tenuto a mente, chi la rovina sei tu.

© R.S.

Hoi An è frenetica, scompigliata, rumorosa, umida. Letteralmente infernale. E dà il peggio intorno all’ora di pranzo, quando le strade riaprono e a caos si aggiunge caos. Eppure qua e là, se stai attento, se sei fortunato, puoi ritagliare angoli di bellezza: file di pigri risciò in attesa di un cliente, bambini che giocano con piccoli aquiloni, ragazze vestite di un bianco candido che spuntano da case dai colori accesi.

© R.S.

L’ascesa del Purgatorio

Il Purgatorio arriva con il tramonto: sul lungofiume e in centro la temperatura si abbassa, il caos pure, e vedi queste anime perse vagare, attratte dalle prime lanterne che si accendono agli ingressi delle case e sulle tante barche che ti aspettano per farti fare giri a vuoto a pagamento. Tutto è ovattato, come se si fosse in attesa di qualcosa, ma senza la fretta e lo stress delle ore precedenti. Passano intere famiglie in bicicletta (nel senso, tutti sulla stessa bicicletta), dalle cucine vedi e senti salire fumo e odori. Cucinavano anche prima, cucinano sempre in Vietnam (quasi sempre divinamente), ma non era la stessa cosa. L’opzione migliore a quell’ora è entrare nelle Sale delle Assemblee cinesi, i punti di ritrovo degli antichi mercanti. Sono mezze vuote, le luci tremolano, il vociare resta in lontananza, fuori. È come farsi una doccia a secco. Ti ripulisci, in qualche modo.

© R.S.

All’ora di cena torna l’Inferno: urla, menu turistici, gruppi chiassosi che occupano interi dehors. I ristoranti consigliati da guide e influencer hanno code da stadio. Proprio lì ho fatto un tentativo davanti al locale celebre per il suo Bánh Mì (baguette ripiena di carne e verdure marinate), il più buono del Paese. C’è chi ci va apposta, sta ore in fila, mangia, scatta la foto e se ne va senza nemmeno guardarla, Hoi An. Io, quasi con piglio di sfida, ho attraversato la strada e sono andato nel ristorante di fronte, semivuoto, a mangiare il Mì Quang, altro piatto tipico: una zuppa con carne, pesce, uova e altre cose che è meglio non chiedere. Mi è costato 3 franchi, bibita inclusa. Uno dei migliori pasti della mia vita.

© R.S.

Poco più in là c’è lo storico negozio di gelati, ignorato dai più. Ha un semplice cartello blu e una scritta fatta per metà a mano. Dice: “Il miglior gelato della nazione”. Non lo è, o almeno spero per i vietnamiti che non lo sia. Però è stato bello assaggiarlo.

© R.S.

La beatitudine

Il Paradiso arriva quando i primi ristoranti chiudono e chi non dorme nel centro storico se ne va. Le lanterne accese svelano solo dettagli che a volte rivelano più di quanto, di giorno, tutti volevano mostrarti. C’è poi chi, per via del caldo, spalanca le porte della propria casa. Puoi vedere cosa guardano alla tv, chi dorme e chi è sveglio, chi è rimasto in mutande, chi fissa immobile il ventilatore. Potresti addirittura entrarci dentro, se volessi. È quella l’ora in cui la città sembra che si sveli a te e solo a te, che hai avuto la pazienza di aspettarla.

© R.S.

Al mattino, se punti la sveglia abbastanza presto, puoi toglierti la soddisfazione di mettere insieme i pezzi del puzzle del giorno prima. Ne vale la pena.

© R.S.
Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali