Il tasso a settembre si attesta al 3,0%. La crescita del PIL e gli investimenti in personale favoriscono il clima, ma persistono divari regionali.
La Svizzera ha raggiunto una "fase di stabilizzazione, non ancora una svolta" per quanto riguarda la disoccupazione. Questo è il commento di Jérôme Cosandey, capo della direzione del lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), in merito ai dati di settembre che mostrano un tasso di disoccupazione del 3,0%.
Cosandey ha spiegato che la forte crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel secondo trimestre, pari all'1,5% e trainata principalmente dal settore farmaceutico, ha generato un rinnovato clima di fiducia. Tale fiducia si è concretizzata in investimenti, sia in macchinari che in assunzioni di personale. A contribuire a questo scenario positivo sono state anche la normalizzazione delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti e un impatto limitato della crisi in Medio Oriente sulla Svizzera.
Nonostante il quadro generale, persistono significative differenze a livello regionale. Mentre il Canton Ticino registra un tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale, attestandosi al 2,9%, le regioni francofone mostrano una situazione più critica. Cosandey ha attribuito il tasso più elevato nella Svizzera romanda a un "mix strutturale", evidenziando come aree quali il Giura, il Giura bernese, Neuchâtel e la Vallée de Joux presentino una concentrazione di settori ciclici, strettamente legati alla congiuntura economica, come l'orologeria.
Sul fronte della disoccupazione parziale, si registrano buone notizie: le richieste di lavoro ridotto sono diminuite del 50% dall'inizio dell'anno. Questo calo è interpretato come un segnale di maggiore chiarezza riguardo al futuro, dopo le incertezze causate dai dazi doganali, ha concluso l'esperto.