In occasione dell'80° compleanno del frontman dei Queen, l'autore Nicola Bardola svela dettagli inediti sul periodo di esilio fiscale e ispirazione.
Freddie Mercury avrebbe compiuto 80 anni il 5 settembre. Per l'occasione esce una versione ampliata del libro pubblicato nel 2021 dall'autore zurighese Nicola Bardola, che ripercorre gli anni creativi trascorsi da Mercury a Monaco di Baviera (Germania) e il legame della band con Montreux (Svizzera).
Quando alla fine degli anni Settanta la rock band britannica Queen decise di gestire direttamente i propri affari economici, entrò poco dopo nel "Guinness dei primati" come gruppo di direttori aziendali più pagati della Gran Bretagna.
I quattro musicisti divennero così, a causa dell'aliquota fiscale superiore al 90% applicata nel loro Paese, dei cosiddetti "rifugiati fiscali". Dopo la Francia e la Svizzera, nel 1979 approdarono in Germania, e più precisamente in Baviera. Mercury soggiornava nel lussuoso Hilton di Monaco, dove, secondo quanto si racconta, avrebbe scritto in pochi minuti nella vasca da bagno "Crazy Little Thing Called Love". Il brano divenne il primo numero uno dei Queen negli Stati Uniti.
L'autore zurighese Nicola Bardola, residente a Monaco di Baviera da una quarantina di anni, analizza nei dettagli la nascita degli album dei Queen realizzati a Monaco e racconta le insospettate tentazioni dell'anonimato alle quali i quattro "reali" - soprattutto Mercury - si abbandonarono. Si "consumava" molto, la breve giornata di lavoro iniziava nel tardo pomeriggio e terminava in prima serata. Dopodiché la band si scatenava nella vivace scena della capitale bavarese. "Monaco fu l'inizio della fine", avrebbe poi commentato il chitarrista Brian May.
Storia dei luoghi
Bardola allarga quindi lo sguardo, raccontando del coming out di Mercury, avvenuto molto prima del periodo in Baviera, e soffermandosi ampiamente sulla turbolenta vita sentimentale del cantante. Ricostruisce inoltre meticolosamente la storia dei luoghi, dei bar e delle discoteche che Mercury frequentava abitualmente. Per esempio, il locale alla moda "Sugar Shack" fu ribattezzato "The Office", perché la band finì per trascorrervi più tempo che in studio. Lo "Sugar" divenne inoltre un banco di prova per nuovi suoni.
Gli anni trascorsi da Mercury a Monaco sono considerati tra i più creativi della sua carriera. Di quel periodo rimane traccia anche nella toponomastica della città, con la "Freddie-Mercury-Strasse" nel quartiere di Neuhausen, e nel video del suo successo da solista "Living On My Own" (1985).
Il libro contiene inoltre una mappa del quartiere Glockenbachviertel che permette di ripercorrere le 48 tappe più importanti del soggiorno di Mercury nella città bavarese.
Il legame con Montreux
Un altro scenario per i Queen al di fuori della Gran Bretagna, non meno importante, fu Montreux. Già nel 1978 la band si recò per la prima volta sulle rive del Lemano per registrare un album. Il rapporto di amore e odio con questa zona tranquilla e apparentemente priva di eventi sfociò persino nell'acquisto degli studi di registrazione locali - oggi tappezzati di graffiti e messaggi lasciati dai fan sulle mura esterne dell'edificio.
Solo negli ultimi anni della sua vita Mercury scoprì il valore della quiete e dell'isolamento, che gli permisero di trovare momenti di pausa mentre era malato di Aids e di comporre e registrare gli ultimi brani.
L'ultimo capitolo del libro "Mercury in Montreux", novità della versione ampliata quest'anno, racconta le ultime attività del musicista, ma anche ciò che avvenne dopo la sua morte. Montreux, dove ancora oggi sul lungolago sorge la statua di Freddie Mercury, divenne una meta di pellegrinaggio per i fan.