Svizzera

Export di armi svizzere in forte crescita, +43% nel 2025

10 marzo 2026
|

Le esportazioni di materiale bellico dalla svizzera hanno registrato un forte aumento lo scorso anno. Stando ai dati pubblicati oggi dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), le imprese elvetiche hanno inviato a 64 Paesi armamenti per un valore complessivo di 948,2 milioni di franchi, pari a un incremento di quasi il 43% rispetto al 2024.

Nonostante la crescita significativa del settore, la quota resta comunque limitata nel quadro dell'economia nazionale: il materiale bellico rappresenta infatti solamente circa lo 0,21% delle merci complessive esportate dalla Svizzera. In totale, nel 2025 le spedizioni all'estero sono aumentate di circa il 17% rispetto all'anno precedente, sottolinea la SECO.

Per quanto riguarda gli armamenti "made in Switzerland", il principale acquirente durante l'anno in rassegna è stata la Germania, che ha importato materiale elvetico per 386,4 milioni di franchi. Seguono gli Stati Uniti (94,2 milioni), l'Ungheria (63,4 milioni), l'Italia (62,2 milioni) e il Lussemburgo (47,4 milioni). Sulla lista dei Paesi acquirenti figura anche il Vaticano (4'800 franchi).

A Berlino sono stati inviati diversi tipi di munizioni e relativi componenti per circa 215 milioni di franchi, ma anche veicoli blindati e pezzi di ricambio per altri 124,8 milioni. Alla nazione guidata da Viktor Orban sono stati invece venduti principalmente munizioni, mentre la Vicina Penisola ha ricevuto dalla Svizzera componenti per cannoni per 49,7 milioni. Verso gli Stati Uniti - che hanno promesso alla Confederazione gli agognati caccia F-35 prodotti dalla Lockheed Martin - sono stati esportati componenti per aerei da combattimento, per un valore complessivo di 39,8 milioni di franchi.

L'Europa ha assorbito la quota maggiore delle esportazioni con l'86,14% del totale. Seguono le Americhe (10,37%), l'Asia (3,26%), l'Australia (0,20%) e l'Africa (0,03%).

La grande maggioranza delle spedizioni - circa il 91% - è stata destinata a Paesi inclusi nell'ordinanza sul materiale bellico, precisa Berna, ossia Nazioni che partecipano ai principali regimi internazionali di controllo delle esportazioni di beni strategicamente sensibili.

La parte del leone l'hanno fatta le munizioni, che nel 2025 rappresentavano il 43,22% degli invii totali. Seguono i veicoli corazzati e i relativi singoli elementi che li compongono (23,66%), le armi di ogni calibro (10,37%) e i componenti per aerei da combattimento (6,34%).

Altre categorie includono sistemi per la direzione del tiro, esplosivi e combustibili militari, nonché armi di piccolo calibro, puntualizza la SECO.

Parallelamente, Berna ha pubblicato anche dati sulle autorizzazioni rilasciate per i cosiddetti beni militari speciali, disciplinati dall'ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego, di cui fanno parte ad esempio visori notturni, vernici mimetiche, disturbatori di frequenza (jammer), droni di osservazione.

Nel 2025 il valore complessivo delle nuove autorizzazioni rilasciate per questi prodotti si è attestato a 30,2 milioni di franchi, in netto calo rispetto ai 73,6 milioni registrati nel 2024.

Esportazioni verso Russia e Ucraina

Dall'annessione russa della Crimea nel 2014 la Confederazione applica il diritto di neutralità alle relazioni con la Russia e l'Ucraina, ricorda la SECO. Un approccio rimasto invariato anche in seguito all'aggressione militare su vasta scala da Parte del Cremlino.

In virtù del principio di parità di trattamento, sancito dal diritto di neutralità, la Svizzera non può autorizzare le richieste di trasferimento di materiale bellico di provenienza elvetica all'Ucraina finché Kiev è coinvolta nel conflitto armato.

Anche i criteri di autorizzazione stabiliti nella legge federale sul materiale bellico (LMB) escludono la fornitura di armi e munizioni ai Paesi coinvolti in un conflitto armato internazionale. In seguito al dibattito condotto su questo tema nel dicembre 2025, il Parlamento ha deciso di modificare la LMB.

Il Consiglio federale disporrà così di una maggiore flessibilità nel trattamento delle dichiarazioni di non riesportazione e in linea di principio potrà rilasciare autorizzazioni nonostante il coinvolgimento di determinati Paesi in conflitti armati, nella misura in cui ciò sia consentito dal diritto della neutralità.

Inoltre, l'Esecutivo avrà la competenza di derogare ai criteri per l'invio di materiale bellico se subentrano circostanze straordinarie e se necessario alla salvaguardia degli interessi della Svizzera. Il termine per il referendum scade il 17 aprile 2026.