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Dibattito maratona al Consiglio nazionale
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08.03.2021 - 21:390

Legge Covid, il Consiglio nazionale è di manica larga

La Camera del popolo approva sostegni più cospicui a tutte le imprese in difficoltà, anche a quelle fondate dopo il primo ottobre

a cura de laRegione

Dibattito maratona tuttora in corso al Consiglio nazionale sulla legge Covid-19, dopo la prima lettura data la settimana scorsa dagli Stati. La legge prevede un’ulteriore iniezione finanziaria - in totale quasi 10 miliardi - per far fronte alle conseguenze negative sulle attività economiche chiuse o limitate dal governo per far fronte alla pandemia.

L’entrata in materia non è stata contestata. Nel corso dell'esame particolareggiato della Legge Covid-19, il plenum ha voluto (130 voti a 60) garantire un sostegno a tutte le nuove imprese in difficoltà, stralciando la data di fondazione del 1° ottobre stabilita dal Consiglio degli Stati.

Secondo il consigliere nazionale Fabio Regazzi (Centro), sostenuto dal campo rosso-verde, fissare una data come stabilito dai "senatori" sarebbe discriminatorio. Tutte le aziende in difficoltà devono poter avvantaggiarsi del programma per i "casi di rigore". La destra avrebbe voluto limitare il numero dei potenziali beneficiari, anche per motivi di carattere finanziario, un leitmotiv più volte evocato in aula dai democentristi allo scopo di evitare un eccessivo indebitamento che, a loto parere, ricadrebbe sulle spalle delle generazioni future.

Aiuti a ditte obbligate a chiudere

Il plenum, per 127 voti a 68, ha anche accolto una proposta Regazzi secondo cui le imprese chiuse per ordine delle autorità o la cui attività è stata fortemente limitata durante la pandemia devono poter ottenere un contributo a fondo perso per un importo pari al massimo al 30% del fatturato medio dello stesso periodo nel 2018 e 2019. Per il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri, anche in questo caso bisogna evitare discriminazioni con le altre aziende, se non altro per istituire una prassi il più possibile omogenea a livello nazionale: i Cantoni applicano infatti criteri diversi per valutare i casi di rigore e vi sono segnali di un irrigidimento per quanto attiene al versamento di aiuti finanziari.

Dopotutto, i proprietari non hanno alcuna colpa se hanno dovuto chiudere l'attività su ordine delle autorità. In molti casi, anche un'attività limitata non è sufficiente per rimanere a galla, ha spiegato il ticinese.

Caso di rigore, -25% fatturato

In merito alla diminuzione del fatturato che darebbe diritto a un sostegno per i "casi di rigore", la maggioranza della camera crede che una diminuzione del 25% - e non del 40% come deciso dal Consiglio degli stati - sia sufficiente per qualificare un caso di rigore.

Il plenum ha seguito invece il Consiglio degli Stati per quanto riguarda il divieto di distribuire dividendi per i tre anni che seguono la concessione degli aiuti, prevedendo tuttavia alcune eccezioni (per es. la distribuzione di dividendi a scopo di finanziamento).

Grandi imprese, più generosità

La Camera del popolo ha anche accolto le modalità di versamento dei contributi alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di franchi stabilite dagli Stati, pur essendo più generosa su due punti, stralciando l'obbligo per i proprietari di fornire prestazioni proprie in caso di contributi superiori a 5 milioni di franchi. In secondo luogo ha deciso che il Consiglio federale potrà aumentare i massimali non appena un'impresa mostrerà un calo del 70% invece che dell'80%.

Per quanto riguarda le modalità di un eventuale rimborso dei contributi, il plenum ha accolto una proposta di minoranza sostenuta dal centro e dal campo rosso-verde che esclude dall'obbligo di rimborso per contributi a fondo perso le società con un fatturato inferiore a 250 milioni di franchi.

Quota parte al 70%

Con una forte maggioranza, il Consiglio nazionale ha poi respinto la decisione dei "senatori" di portare la quota di finanziamento della Confederazione per i casi di rigore dal 70 all'80%. La decisione del plenum non sorprende più di tanto: la Camera dei Cantoni aveva approvato questo aumento grazie unicamente al voto del suo presidente, Alex Kuprecht (Udc/Sz). L'innalzamento della quota a carico della Confederazione per le imprese con ricavi annuali fino a 5 milioni costerebbe alle casse federali 600 milioni di franchi supplementari

Più generosità per cultura, fiere comprese

Proseguendo nell’esame della legge Covid, il Nazionale ha anche deciso che i settori della cultura e degli eventi, fortemente penalizzati dalla pandemia e dalle misure restrittive, vanno maggiormente sostenuti. 

Nonostante l'opposizione dell'Udc, preoccupata per una fattura che potrebbe gonfiarsi a dismisura, come gli Stati, il Consiglio nazionale ha deciso di stralciare dalla legge il tetto massimo dei contributi alla cultura. È anche favorevole all'entrata in vigore retroattiva del sostegno alle imprese culturali e agli operatori culturali. Oltre a ciò, il plenum desidera che tutti gli operatori culturali, ossia anche quelli indipendenti, abbiano accesso a un'indennità di perdita di guadagno.

In aggiunta, poiché anche nel settore delle manifestazioni vi è grande insicurezza, la maggioranza ha stabilito che la Confederazione dovrebbe sostenere con un'indennità di perdita di guadagno le manifestazioni, le fiere, le esposizioni industriali e i mercati annui che sono stati annullati o rimandati o il cui svolgimento è limitato. A tal fine devono essere messi a disposizione per il 2021 fino a 350 milioni di franchi.

Club sportivi, nessun cambiamento

Il plenum ha tuttavia voluto mantenere le condizioni relative ai contributi destinati ai club sportivi previsti nel diritto vigente. Non ha quindi seguito il Consiglio degli Stati - e una minoranza sostenuta da Fabio Regazzi - che aveva deciso di adeguare dette condizioni.

Gli Stati, anche se con un voto di misura, vogliono agevolare il ricorso per le società ai contributi a fondo perso messi a disposizione della Confederazione. Le società, insomma, dovrebbero venir paragonate alle imprese che figurano tra i "casi di rigore". In concreto, i club non dovrebbero più abbassare i salari dei giocatori quando chiedono aiuti legati al coronavirus. Basterà invece che la somma globale delle remunerazioni non aumenti più dell'indice dei prezzi al consumo nei cinque anni seguenti l'ottenimento degli aiuti. Per i club promossi in una lega superiore, il Consiglio federale può prevedere eccezioni.

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