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(Ti-Press)
02.02.2021 - 16:46
Aggiornamento : 18:25

Voto a 16 anni, Si al progetto in Commissione agli Stati

La proposta è passata con 7 voti a 6. Al Nazionale il principio era già stato accolto il 10 settembre scorso. Rimane a 18 anni il diritto di eleggibilità

Anche se di stretta misura, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) ha varcato il Rubicone, sostenendo il diritto di voto a 16 anni, invece dei 18 attuali. Il Parlamento può ora elaborare un progetto di modifica costituzionale che, qualora superasse lo scoglio parlamentare, dovrà essere sottoposto al popolo.

Il verdetto a favore dell'iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Sibel Arslan (Verdi/ BS) è stato di 7 voti a 6. Il Consiglio nazionale aveva già accolto il principio per 98 voti a 85 e 2 astenuti il 10 settembre scorso durante la sessione autunnale delle Camere federali. Stando all'iniziativa, il diritto di eleggibilità rimarrebbe invariato a 18 anni.

Dal momento che il Nazionale ha approvato il testo, ora la commissione omologa di questa Camera potrà redigere la necessaria modifica della Costituzione federale.

La CIP-S pensa che sia opportuno consentire ai cittadini di prendere parte il più presto possibile alla vita politica, soprattutto in una democrazia diretta. Atti normativi quali la legge sul CO2 od oggetti quali la riforma della previdenza per la vecchiaia rappresentano infatti questioni che toccano in modo particolare e duraturo gli interessi dei giovani.

A causa dello sviluppo demografico, precisa una nota odierna dei servizi parlamentari, l'età mediana degli aventi diritto di voto è attualmente di 57 anni, ciò che è da ritenersi preoccupante sotto il profilo politico-istituzionale.

Il diritto di voto a 16 anni potrebbe anche dare un impulso all'educazione civica: le scuole sarebbero incentivate a organizzare la formazione politica dei giovani ancora prima e in modo più intensivo, così da permettere agli studenti di mettere in pratica più presto quanto appreso.

La minoranza giudica invece problematico che i diritti politici possano essere esercitati prima del raggiungimento della maggiore età. Si creerebbe in tal modo un conflitto tra diritti e doveri; risulterebbe inoltre difficile spiegare perché si ritiene che un sedicenne non possa prendere autonomamente decisioni che lo riguardano personalmente, ma possa esprimersi su questioni che non solo riguardano l'intera collettività ma che, in un sistema basato sulla democrazia diretta, si rivelano talvolta molto complesse.

Prima di aprire le porte al voto ai sedicenni a livello federale, la minoranza reputa quindi più opportuno valutare e sperimentare simili estensioni del diritto di voto a livello comunale e cantonale. La minoranza ritiene infine che una scissione tra diritto di voto e di eleggibilità non sia una soluzione sostenibile.

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