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(Keystone)
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08.12.2020 - 18:42
Aggiornamento : 21:44

Berna verso la chiusura di ristoranti e negozi entro le 19

Male i contagi, il Consiglio federale intende rendere uniformi a livello nazionale e rafforzare le misure già prese da alcuni cantoni

"Le cose si fanno difficili", dice guardando negli occhi il suo pubblico la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga: "La situazione si sta inasprendo", l'andamento dei contagi in alcuni casi è "esponenziale". I contagi restano "ad altissimo livello" le fa eco il capo del Dipartimento federale dell'interno Alain Berset. Morale della conferenza stampa di stasera: urgono nuove misure restrittive per frenare la diffusione del coronavirus. Misure che verranno annunciate l'11 dicembre dopo un giro di consultazione coi cantoni, ma che fin da oggi si annunciano severe: in cima all'agenda c'è la chiusura di ristoranti, negozi e attività sportive alle 19 e un limite di 5 persone appartenenti al massimo a due nuclei famigliari per gli eventi privati. E se neppure queste misure bastassero, il governo potrebbe decretare la chiusura totale di negozi e ristoranti il 18 dicembre.

L'approccio è quello dei "tre pilastri" (così Sommaruga): giro di vite subito, eventuale escalation nei casi in cu la situazione si deteriorasse ulteriormente, e infine aiuti economici per gli attori colpiti. Il tutto anche allo scopo di rendere più uniformi le misure introdotte ultimamente dai singoli cantoni. Nella riunione di venerdì il governo federale deciderà quindi quali provvedimenti applicare da sabato 12 dicembre e fino al 20 gennaio. 

A preoccupare i settori più esposti (vedi sotto) è naturalmente la scelta d'imporre chiusure alle sette di sera per bar, ristoranti, negozi e mercati, attività ricreative e sportive. Si chiude anche alla domenica. Il consigliere federale Berset ha ricordato che in Romandia la chiusura di queste attività ha portato rapidamente a un calo dei casi d'infezioni riducendo le occasioni d'incontro. Per gli eventi privati il numero massimo di persone provenienti da due nuclei familiari dovrebbe essere fissato a 5 a livello nazionale, a eccezione delle celebrazioni dal 24 al 26 dicembre e il 31 dicembre dove sarebbero consentiti 10 presenti. "Non avremmo mai pensato di dover emanare tali disposizioni in una crisi sanitaria", ha confessato Berset, ma "siamo in un periodo difficile, i numeri dei contagi sono alti, le condizioni meteo e le feste non aiutano, però dobbiamo darci una chance di ridurre le infezioni".

Gli eventi pubblici invece verrebbero vietati (sono escluse le celebrazioni religiose e delle assemblee legislative) e anche le attività culturali (comprese quelle scolastiche) sarebbero sospese.

Il Consiglio federale inoltre propone d'introdurre un "meccanismo di escalation" se la situazione non dovesse migliorare. Questo permetterebbe di decretare chiusure supplementari. Infine è necessario sostenere finanziariamente chi subisce questa situazione, ha aggiunto Berset. I dipartimenti sono stati incaricati di esaminare le misure per un eventuale indennizzo dei settori più colpiti e di presentare proposte adeguate entro il 18 dicembre.

"Non siamo al livello che speravamo qualche settimana fa", ha aggiunto Berset. "In un primo tempo siamo riusciti a dimezzare i casi ogni settimana, ma da qualche giorno stiamo attraversando una fase di stagnazione ad altissimo livello. È una situazione particolarmente pericolosa, perché potrebbe verificarsi un'accelerazione dell'aumento dei casi come abbiamo visto durante la prima ondata". L'armonizzazione tra i cantoni è necessaria, ma difficile in un sistema federalista, ha aggiunto il friburghese. "Ci auguriamo che tutti i cantoni applichino questo pacchetto di misure di base". In ogni caso "la situazione attuale non è paragonabile a quella di marzo: il numero di casi è maggiore in questa seconda ondata, ma sappiamo anche meglio come affrontarla", ha detto a chi gli faceva notare che queste misure sembrano meno incisive rispetto a quelle adottate durante la prima ondata.

MIste le reazioni dei partiti alle proposte dell'esecutivo. Socialisti, Ppd e Verdi si sono detti favorevoli, mentre non sono mancate le critiche liberali alla percepita mancanza di un piano coerente: per il partito i cantoni devono assumersi le loro responsabilità. I Verdi hanno invece chiesto la "fine delle esitazioni e dei rinvii", mentre l'Udc si è opposta con veemenza alle chiusure, giudicate "arbitrarie" e irrispettose delle competenze cantonali.

Ristorazione: Suter preoccupato

Era la tarda mattinata di oggi quando a colloquio con ‘laRegione’ il presidente di GastroTicino Massimo Suter si era detto «sollevato» perché lunedì il Consiglio di Stato ticinese aveva deciso di limitarsi ad anticipare la chiusura dei ristoranti alle 22 e dei bar alle 19. Ma aveva mostrato anche i suoi timori: «Oltre alla penuria di lavoro, questa situazione porta al logoramento ulteriore dello spirito, della positività del settore e di noi imprenditori. Ma la preoccupazione resta soprattutto perché il fatto di dover inasprire le regole è diretta conseguenza di una situazione epidemiologica non positiva». Niente però lasciava pensare quanto emerso dall’improvvisa conferenza stampa del Consiglio federale. E, subito dopo, alla ‘Rsi’ Suter ha mostrato tutto il suo disappunto, per usare un eufemismo: “Oggi più che mai ci sentiamo soli, abbandonati”. Di più: “La politica sta giocando con noi imprenditori, è inaccettabile. Non è possibile che a distanza di 24 ore da nuove regole accettabili, ne arrivino di nuove indigeribili”. Considerando l’interezza di quanto ideato dal Consiglio federale le cose peggiorano: “Pensando poi che al 18 dicembre tutto potrebbe ancora cambiare e ci potrebbero imporre la chiusura, mi chiedo come fa un imprenditore a programmare la propria attività. È inammissibile”.

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