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Daniel Koch ha letto la lista dei 15 casi durante la conferenza stampa che indicava un secondo contagio in Ticino (Keystone)
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28.02.2020 - 10:150
Aggiornamento : 18:21

Coronavirus, errore a Berna: smentito il secondo caso in Ticino

Sono 15 in tutta la Svizzera. Vietate fino al 15 marzo tutte le grandi manifestazioni con più di mille persone. La Confederazione esclude risarcimenti

Il Consiglio federale si è riunito oggi per una seduta straordinaria dopo aver ricevuto la conferma che il numero di casi positivi in Svizzera è arrivato a 15. Durante la conferenza stampa era stato riferito che una dei nuovi casi riguardava il Ticino. Notizia smentita dalla Confederazione pochi istanti fa: vi è stato un errore di Berna nella comunicazione.

Tenuto conto della situazione e della diffusione del coronavirus, ha dichiarato quella attuale una «situazione particolare» secondo la legge sulle epidemie. Sono pertanto vietate le manifestazioni con oltre 1000 persone. Il divieto entra in vigore immediatamente e vige almeno fino al 15 marzo 2020.

Per il Consiglio federale, la protezione della popolazione ha la priorità assoluta. Reagendo agli ultimi sviluppi dell’epidemia di coronavirus, ha dichiarato quella attuale una «situazione particolare» secondo la legge sulle epidemie. Questo gli permette, in accordo con i Cantoni, di ordinare autonomamente provvedimenti che, in una situazione normale, sarebbero di competenza cantonale.

Stop a manifestazioni con oltre 1000 persone

Il Consiglio federale vieta lo svolgimento di manifestazioni pubbliche o private cui siano presenti oltre 1000 persone contemporaneamente. Il divieto entra in vigore immediatamente e vige almeno fino al 15 marzo 2020. L’esecuzione e i controlli incombono ai Cantoni.

Nel caso di manifestazioni pubbliche o private cui prendono parte meno di 1000 persone, gli organizzatori devono subordinarne lo svolgimento a una ponderazione dei rischi effettuata con l’autorità cantonale competente.

Il Consiglio federale è consapevole che i provvedimenti adottati avranno un forte impatto sulla popolazione del nostro Paese. Consentiranno però di proteggere efficacemente le persone in Svizzera e di tutelare la salute pubblica. L’obiettivo è di contenere la propagazione del coronavirus in Svizzera.

Ma il divieto non interessa grossi uffici, treni e stazioni

I grandi edifici contenenti uffici con più di mille persone non sono interessati dal divieto emesso oggi dal Consiglio federale per le grandi manifestazioni. "Lì la gente può muoversi liberamente e può applicare correttamente le norme igieniche", ha detto il ministro dell'Interno Alain Berset oggi davanti alla stampa di Palazzo federale. Lo stesso vale per treni, stazioni e località sciistiche.

Naturalmente l'ordinanza potrà essere prolungata o modificata in ogni momento, ha aggiunto il consigliere federale: la situazione viene valutata costantemente.

I cantoni, che in questa situazione vedono passare al Consiglio federale il compito di adottare provvedimenti che solitamente sono di loro competenza, possono decidere di fissare ulteriori misure se lo ritengono necessario, ha sottolineato Berset.

"Situazioni particolari richiedono misure particolari", ha dichiarato dal canto suo Heidi Hanselmann, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della sanità. In ogni caso Confederazione e Cantoni vanno nella stessa direzione e hanno lo stesso obiettivo: la protezione della popolazione. I Cantoni salutano il fatto che il Consiglio federale abbia preso in mano la situazione: "una linea comune a tutta la Svizzera è importante per un'azione coerente contro il virus".

La Confederazione esclude risarcimenti  

La Confederazione non risarcirà i costi derivanti dallo stop deciso oggi dal Consiglio federale alle grandi manifestazioni a causa del coronavirus. Lo ha detto il ministro dell'interno Alain Berset, precisando che la legge sulle epidemie non lo prevede: vi è solo una clausola di rigore per casi ben definiti.

Toccherà agli organizzatori degli eventi ricorrere alle loro assicurazioni private, ha aggiunto il consigliere federale. In ogni caso potranno chiaramente dimostrare che l'annullamento è stato deciso per un "grave problema di salute pubblica".

Secondo Heidi Hanselmann, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della sanità (CDS), le misure drastiche decise oggi avranno importanti conseguenze economiche. Le autorità non possono al momento attuale stimare l'entità dei danni agli organizzatori e alle aziende. L'attenzione, per ora, è interamente rivolta alla salute e alla protezione della popolazione.

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