Storie mondiali

Mondiali 2002, il metro di Byron e i versi di Trapattoni

Il Mondiale 2002 giocato in Corea del Sud e Giappone passò alla storia per alcuni arbitraggi scandalosi, fra cui quello celeberrimo contro l’Italia

11 ottobre 2022
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Manos arriba – mani in alto – titolava Mundo Deportivo all’indomani della sconfitta della Spagna contro la Corea del Sud padrona di casa nei quarti di finale del Mondiale 2002. Robo – rapina – gli faceva eco la prima pagina di AS ammettendo che ‘Italia tenìa razòn’, l’Italia aveva ragione, e chiedendo implicitamente perdono per le risatine di scherno riservate agli azzurri dopo le loro lamentele per il vergognoso arbitraggio che li aveva estromessi dal torneo – sempre contro i coreani – nel turno precedente. La direzione di gara dell’egiziano Gamal Mahmoud Ahmed Al-Ghandour era stata così contraria agli iberici e palesemente a favore degli asiatici da fugare ogni dubbio: quella Coppa del mondo era una farsa, una mascherata in cui le nazionali dei due Paesi ospitanti – Giappone e appunto Corea meridionale – andavano aiutate ad avanzare più possibile nel tabellone. Il primo a pagare il conto di tale disposizione fu il Portogallo, che nell’ultima gara della fase a gironi – di fronte ai coreani – si vide espellere senza alcun motivo ben due giocatori, uno dopo venticinque minuti di gioco e l’altro a mezz’ora dal termine: normale che i padroni di casa, nel finale, segnassero la rete che li avrebbe issati al primo posto e che, al contempo, sarebbe costata l’eliminazione ai lusitani.

Designazioni

Seconda vittima sacrificale fu l’Italia, guidata in panchina da Giovanni Trapattoni e rappresentata in campo – oltre che da Paolo Maldini e Vieri – da gente come Totti, Del Piero, Inzaghi, Buffon, Zambrotta, Cannavaro e Nesta, che quattro anni più tardi, in Germania, avrebbero vinto il titolo iridato. Come la Turchia – che agli ottavi doveva affrontare i giapponesi anch’essi padroni di casa – gli italiani, temendo che arbitri di seconda fascia potessero subire la pressione del pubblico, avevano fatto espressa richiesta che ad arbitrare la loro partita fosse un direttore di gara di provata affidabilità. Morale della favola, i turchi ebbero Pierluigi Collina, a quei tempi il migliore al mondo, e nel pomeriggio del 18 giugno vinsero il loro match. Mentre gli azzurri, per la partita serale, si videro appioppare tale Byron Moreno, un perfetto sconosciuto proveniente dall’Ecuador – estrema periferia del calcio planetario – che ne combinerà peggio di Bertoldo, ma senza avere nemmeno un decimo della simpatia dell’astuto contadino.

One man show

Il recital dell’arbitro andino con occhio e panza da bottatrice inizia presto, in pratica mentre ancora scorrono i titoli di testa: Panucci e Seol si trattengono a vicenda nell’area azzurra, è la classica situazione in cui, nell’era pre-Var, si tende a non intervenire, ma Moreno – che come si scoprirà in seguito ha ricevuto precise direttive – opta ovviamente per il calcio di rigore. Ma gli va male, perché Buffon lo neutralizza deviando il pallone in angolo. E gli andrà ancor peggio al 18’, quando Bobo Vieri di testa porta in vantaggio l’Italia. I coreani, da soli, non ce la fanno e più la fine del match si avvicina più si fa evidente l’intercessione dell’arbitro. Del Piero deve lasciare il campo dopo una gomitata in un occhio a gioco fermo, Zambrotta invece abbandona dopo aver subito un’entrata da codice penale, mentre Maldini è stato colpito da un calcio in testa: nessuna sanzione contro i padroni di casa, che continuano impuniti a picchiare come fabbri ferrai. Agli italiani, che fra l’altro si divorano un gol dietro l’altro e oltre all’arbitro dovrebbero maledire sé stessi, non pare vero che a volerli cacciare dal Mondiale sia proprio un ecuadoriano. Se hanno superato il primo turno, infatti, è proprio grazie alla nazionale di quel Paese che, battendo a sorpresa la Croazia all’ultima giornata, aveva regalato agli azzurri una qualificazione che si era fatta ormai utopica.

Santini e amuleti

Intanto, in panchina, Trapattoni passa le acque come fosse a Fiuggi, prendendo a calci quella contenuta nelle borracce e versando a terra frequenti schizzetti di quella santa che tiene in tasca in un flaconcino benedetto donatogli da una zia suora, al confine tra fede e superstizione. Tutto ovviamente invano, perché all’88’ i coreani pareggiano e, al supplementare, l’operato del direttore di gara tocca vette di classe inimmaginabile: tentato omicidio su Gattuso bellamente ignorato, espulsione di Totti per due gialli da comica e rete annullata a Tommasi non si sa perché, col Trap che snocciola liriche belluine mentre prende a pugni il plexiglas che lo divide dai delegati Fifa. Gli italiani se ne fanno infine una ragione, staccano la spina e vengono puniti dal golden goal di Ahn, che di testa sovrasta Maldini: per il capitano milanista è la fine della carriera in nazionale, per il coreano – che da un paio d’anni gioca nel Perugia – si tratta invece della propria condanna internazionale, visto che il presidente umbro Gaucci lo licenzia appena la palla gonfia la rete. Ma in patria, ovvio, diventa un eroe.

Burattini

Ai capoccioni della Fifa – alla cui vicepresidenza c’era proprio il sudcoreano Chung Mong-joon – non fu difficile manovrare a piacimento uno stolto come Byron Moreno, che di poetico aveva solo il nome e che pochi mesi più tardi, ormai divenuto celeberrimo grazie alla commedia andata in scena in quel di Daejeon, fu radiato dalla Federcalcio ecuadoriana a seguito di un paio di clamorosi casi di partite di campionato addomesticate e che, nel 2010, venne arrestato all’atterraggio al JFK Airport di New York con 6 kg di cocaina nascosti nelle mutande. Rilasciato per buona condotta dopo 26 mesi, rientrò in Ecuador dove subito finì di nuovo dietro le sbarre, questa volta per evasione fiscale. Ancor più facile per Sepp Blatter e i suoi sodali fu disporre del fischietto cairota Al-Ghandour, citato in apertura, visto che era a fine carriera e dunque non aveva più nulla da perdere: e la Spagna contro la Corea subì come detto l’identico trattamento riservato a italiani e portoghesi: due reti annullate senza alcun motivo e un’azione fermata per un offside inesistente. Colpa dei guardalinee, uno di Trinidad e l’altro ugandese.

Indagini

A dare i crismi dell’ufficialità a ciò che per anni era rimasto sospeso nel limbo del sospetto fu l’indagine dell’Fbi, che nel 2015 portò all’arresto per corruzione di molti dirigenti della Fifa, capace di acclarare che gli scandalosi arbitraggi del Mondiale 2002 furono deliberatamente commissionati. In origine, i due Paesi dell’Estremo Oriente avevano avanzato per l’organizzazione della Coppa del mondo due candidature separate, e soltanto in seguito decisero di unire le forze: il problema era che, a quel punto, entrambi avevano già speso l’impossibile. Il risultato fu un superamento clamoroso del budget e il mancato utilizzo di due stadi appositamente costruiti per la kermesse, oltre a diverse decine di migliaia di biglietti invenduti. Per rientrare almeno in parte – grazie a sponsor e tv – delle incommensurabili spese relative a quel torneo era dunque fondamentale che minimo una delle due squadre di casa raggiungesse le semifinali. E siccome il Giappone, come detto, era caduto vittima della Turchia, a essere trascinata di peso fino al penultimo atto della manifestazione fu, senza vergogna alcuna, la Corea del Sud, che nella finale per il bronzo venne superata dai turchi per 3-2.

Questa è la diciassettesima puntata di una serie dedicata alla storia della Coppa del mondo di calcio che ci accompagnerà fino a novembre, nell’immediata vigilia di Qatar 2022.

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