La dirigenza del Lugano: ‘Fondamentale chiudere ancora fra le prime 6’. Il club bianconero ha incontrato la stampa per stilare bilanci e prospettive

Il sentimento predominante all’incontro di fine stagione con la stampa organizzato lunedì mattina dal Football club Lugano era quello di una generale soddisfazione per il raggiungimento del terzo posto finale nel massimo campionato, sinonimo di qualificazione diretta al secondo turno preliminare di Conference League, manifestazione che i bianconeri potranno finalmente disputare nel proprio stadio. E proprio l’Ail Arena e la sua prossima inaugurazione – inevitabilmente – sono temi su cui si sono chinati, condividendo coi giornalisti gipfel e caffè, le tre figure istituzionali Martin Blaser (Ceo e vicepresidente del Cda), Sebastian Pelzer (Chief sports officer) e Mattia Croci-Torti (allenatore della prima squadra).
«Non vediamo l’ora di trasferirci nella nostra nuova casa», conferma Blaser, mettendo però in guardia dalle facili equazioni... «Al contrario di quanto crede qualcuno, il trasloco non comporterà solo benefici». Insieme ai ricavi, infatti, aumenteranno anche i costi... «Certamente l’occupazione del nuovo stadio porterà dei benefici economici – perché gli introiti aumenteranno -, ma nessuno pare mai ricordare che il trasloco comporterà anche nuovi costi, e penso all’affitto, alla gestione ordinaria e al mantenimento dell’impianto, spese che invece finora erano praticamente inesistenti.
Altri concetti che risulta difficile far capire ai tifosi? «Ce n’è uno in particolare di cui vorrei parlare: sapendo che il patron Joe Mansueto dispone di grandi capacità finanziarie, si tende a credere che basterebbe tirar fuori un sacco di soldi per formare una squadra fortissima. Ma ciò, se si vuole agire all’intero delle regole, è impossibile. La Uefa stabilisce infatti che sull’arco di tre anni tu puoi avere uscite che superano al massimo di 60 milioni le entrate. E nessuno può svincolarsi da questa regola, nemmeno la persona più ricca del mondo: chi sgarra, semplicemente, viene infatti escluso dalle competizioni europee, quindi si capisce bene che disattendere la regola non porterebbe alcun beneficio. Altri invece, sempre sapendo della potenza economica di Mansueto, tentano di approfittarne: dagli agenti dei giocatori ai vari fornitori del club, infatti, sono molti coloro che tentano di approfittarne e quindi ci fissano prezzi troppo alti, del tutto fuori mercato, appunto perché credono che qui ci siano soldi da gettare a cuor leggero. Ma, e lo ripeto ogni volta, non è così che funziona».

Sul mercato, dunque, in che modo vi state muovendo? «La nostra missione è scovare giocatori che siano non troppo cari (appunto per evitare di far lievitare troppo la voce delle uscite), ma che al contempo si rivelino utili», ha spiegato Pelzer. «In pratica, cerchiamo di ottenere il massimo col minimo, e per farlo valutiamo davvero un gran numero di giocatori. Stamo ricevendo richieste per alcuni nostri calciatori, e a nostra volta stiamo sondando diverse piste perché, lo sapete, dovremo operare sostanziali cambiamenti a livello di rosa, e dunque sarà ovviamente un’estate piuttosto intensa a livello di mercato».
«Forse per la prima volta potremo puntare su giocatori di forte richiamo per la loro spettacolarità», ha aggiunto Croci-Torti, «cosa che negli ultimi anni non è stata sempre possibile, soprattutto perché c’erano magari alcuni giocatori già in rosa da molti anni, e quindi in certi ruoli le caselle erano già tutte occupate».
Ma, alla luce di tutte queste considerazioni, quale potrebbe essere il vostro obiettivo per la prossima stagione? Pelzer: «L’obiettivo rimane il solito, e cioè chiudere fra le prime 6 della classifica». Un traguardo che, forse, pare fin troppo modesto, dato il trend delle ultime stagioni. E infatti fa un po’ a pugni con quanto dichiarato nemmeno 24 ore prima dall’allenatore bianconero Croci-Torti, secondo il quale sarebbe tempo ormai di smettere di veder trionfare gli altri e di diventare protagonisti ai massimi livelli in prima persona. «Un coach e la sua squadra», fa chiarezza sul proprio pensiero il tecnico momò, «entrano sempre in campo col desiderio di vincere, e dunque con una buona dose di ambizione, altrimenti sarebbe meglio non partecipare nemmeno. È dunque comprensibile che – fra l’allenatore e i dirigenti – in certi casi ci siano certe discrepanze, quando si parla di obiettivi, ma è solo perché, ripeto, è giusto che qualsiasi squadra sia ambiziosa e voglia vincere ogni partita che disputa».
E sul tema degli obiettivi si è espresso anche Martin Blaser: «Ritengo sia preferibile infilare cinque anni consecutivi di buone prestazioni come abbiamo fatto noi, con una Coppa Svizzera vinta e la quinta qualificazione europea consecutiva, piuttosto che cogliere magari un titolo più prestigioso – come ad esempio la conquista del campionato – ma del tutto isolato, senza un seguito, senza continuità di rendimento».
«Per gli allenamenti», ha poi risposto il tecnico sollecitato su un altro tema, «ci muoveremo soprattutto fra Cadro e il Maglio, dove c’è un campo in erba che useremo parecchio anche se – al contrario del campo C di Cornaredo utilizzato finora – è un po’ piccolo, non possiede in pratica le cosiddette misure Uefa. Inoltre, vorremmo poter effettuare almeno un allenamento alla settimana (oltre a quello di rifinitura) sul campo da gioco della Ail Arena».
Un collega fa notare che il Crus, al contrario di altre volte alla fine della stagione, stavolta pare meno stressato... «Quello dell’allenatore è un lavoro sfibrante e difficile, non a caso in Super League quest’anno ben 8 tecnici su 12 sono stati esonerati. E dunque, a fine stagione, spesso ti ritrovi un po’ a corto di energie. Quest’anno in realtà – per via delle prematura eliminazione dall’Europa e dalla Coppa Svizzera –, per fortuna o purtroppo, gli impegni per me e la squadra sono stati inferiori, e dunque alla fine arriviamo tutti un po’ meno stressati, e lo si è visto bene nel gironcino finale, in cui abbiamo raccolto molti più punti rispetto a quanto fatto lo scorso anno».

Quando vedremo giovani del vivaio in prima squadra? «Tutti vorremmo vederne – assicura Blaser –, ma è molto difficile, perché purtroppo manca la qualità». «Del resto – gli fa eco Croci-Torti – anche le nostre aspettative si sono alzate: non siamo più una squadra che si accontenta, e dunque per poter giocare in prima squadra è richiesto un livello che, per ora, nei giovani non si vede. Ma ciò, beninteso, non succede soltanto a Lugano: tutte le squadre del campionato conoscono questo problema».
Dopo un paio di giornate consacrate ai test medici e atletici, il 18 giugno si svolgerà – a Caslano – il primo vero allenamento. In seguito ci sarà la nuova edizione del Lugano Tour, cioè una serie di amichevoli sparse sul territorio cantonale. Si comincerà il 27 giugno a Giubiasco contro lo Xamax (Challenge League), poi il 4 luglio a Losone al cospetto del Rapperswil (Challenge League) e infine il 17 luglio a Balerna contro il Vaduz promosso in Super League. Il ritiro precampionato si svolgerà in Germania dal 5 all’11 luglio, quando avranno luogo altre due amichevoli (7 e 10 luglio) con avversari ancora da stabilire.