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Lo scandalo non finisce qui, c’è da scommetterci...

Come già altre volte nel passato, il calcio professionistico italiano è stato di nuovo travolto da inchieste relative a grosse puntate clandestine

In sintesi:
  • Gli ennesimi episodi legati al calcioscommesse fanno luce su un mondo dorato ma abitato da ragazzi spesso deboli
  • Il calcio e le istituzioni si dicono pronti a combattere la ludopatia, ma è innegabile che proprio dal gioco di azzardo ricavino cifre enormi
19 ottobre 2023
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Lo scorso agosto Fabrizio Corona sul suo canale Telegram ha scritto che Nicolò Fagioli, centrocampista della Juventus, aveva problemi col gioco d’azzardo. La notizia non era sembrata una vera notizia. Attorno al mondo del calcio ruota sempre un’aneddotica poco credibile, che cerca di ingigantire l’infelicità e lo squallore che, in dosi minori, esistono davvero in quel mondo. Corona, poi, non era un giornalista. Mercoledì però il quotidiano La Stampa esce con la notizia: Fagioli è indagato dalla Procura di Torino per aver scommesso su piattaforme illegali. In più, secondo Repubblica, avrebbe scommesso sul calcio.

Il ruolo di Fabrizio Corona

La violazione sarebbe doppia: per la giustizia ordinaria si può scommettere solo su piattaforme autorizzate dallo stato, mentre per la giustizia sportiva Fagioli non avrebbe proprio dovuto scommettere sul calcio. E allora la notizia che Corona aveva dato alcuni mesi prima torna sotto una nuova luce.

Come definire Fabrizio Corona? Soprannominato “Il re dei paparazzi”, nel 2015 è stato condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione per reati continuati. Corona scattava foto compromettenti a celebrità, ricattandole ed estorcendo loro cifre significative in cambio della mancata pubblicazione di queste fotografie. Figlio del giornalista Vittorio Corona, è cresciuto venerando e coltivando uno stile da criminale romanzesco, da film di Scorsese.

A inizio ottobre ha lanciato il sito Dillinger News, intitolato al rapinatore che durante la Grande Depressione era noto per il suo cinismo ma anche per l’eleganza dei suoi abiti sartoriali. È come Corona vede sé stesso: un uomo capace di stare fra più mondi e di mescolare alto e basso, di mischiare bassezza morale e stile.

Soprattutto da Dillinger News, ma anche attraverso interviste televisive e sui giornali, Corona ha continuato a parlare. Dopo alcuni anni relegato ai bassifondi televisivi e culturali, ha riacquisito il potere perduto. Dal suo canale Telegram, Corona offriva consigli su quote e schedine, così come fanno altri influencer, alcuni nati direttamente nel mondo delle scommesse – e che sono in una strana zona di confine tra i meme e il riconoscimento ufficiale.

I giocatori finora coinvolti

Il giorno dopo la polizia arriva nel ritiro della Nazionale italiana a Coverciano per interrogare Nicolò Zaniolo e Sandro Tonali. Anche loro rientrerebbero nello stesso filone d’indagini della Procura di Torino: si mirava a scoperchiare un giro di scommesse su piattaforme illegali e si è arrivati a lambire il mondo del calcio, sempre più al suo interno. La Federazione calcio italiana lascia andare i due giocatori, che si dividono su reazioni piuttosto diverse. Zaniolo si dichiara estraneo ai fatti, minimizzando e dicendo che al massimo si trattava solo di blackjack. Tonali scoppia in lacrime e dal suo entourage filtrano dichiarazioni spaventate: «Vuole curarsi, il colpo è stato grosso».

Le reazioni del discorso sportivo italiano sono feroci. Gli sportivi vincenti, e i calciatori in particolare, sono tanto venerati quanto criticati: vengono osannati, ma nel frattempo si aspetta sul bordo del fiume il cadavere della loro reputazione. Al minimo errore vengono massacrati. È il prezzo della loro condizione di privilegiati, come ha tenuto a sottolineare Luciano Spalletti in diverse conferenze stampa da quando è commissario tecnico della Nazionale italiana: «Vedere un ragazzo a cui viene donato questo talento e a volte ne fa un uso improprio è un qualcosa da attenzionare, perché altrimenti la gente ha questa vogliettina di aspettarti al varco».

Le indagini

I nomi di Tonali e Zaniolo sarebbero venuti fuori analizzando il telefono e il tablet di Fagioli. Nel frattempo il giocatore della Juventus sarebbe in contatto con gli inquirenti già da agosto, avrebbe ammesso di aver scommesso sul calcio e il suo conto corrente sarebbe già controllato da un tutor. La sua posizione, insomma, sembra quella più compromessa fra i tre, ma essersi autodenunciato lo ha aiutato probabilmente ad avere una sanzione moderata. Il patteggiamento ha portato a una squalifica per 7 mesi: conclude la stagione in anticipo, ma poteva andargli molto peggio. Dal suo telefono e dalle sue rivelazioni, però, l’indagine potrebbe ancora espandersi.

Sandro Tonali, interrogato dalla procura di Torino, ha ammesso di aver scommesso sul calcio, e anche sulle partite del Milan – benché non su quelle in cui era presente in campo. Secondo Fagioli è stato lui ad avergli suggerito la piattaforma illegale su cui iscriversi. Fabrizio Corona, nel frattempo, continua a parlare, anche dalla tv di stato italiana. Ospite del canale Raitre, dietro lauto compenso (si dice oltre 30mila euro), promette altri nomi, dice che ci sarebbero il 30 o il 40% dei giocatori di Serie A coinvolti. Nel frattempo, però, il quarto nome uscito dalla sua bocca, quello di Nicola Zalewski, non ha trovato conferme. L’agente del calciatore ha anzi minacciato querele. Corona non sta presentando grandi prove finora, ma continua a sparare nomi, gli ultimi sono quelli di El Shaarawy, Casale e Gatti: altri tre giocatori della Nazionale.

Una tradizione di vecchia data

L’ultimo scandalo di calcioscommesse in Italia risale al 2011, quando vennero coinvolte squadre e giocatori che avevano truccato il risultato delle partite. Il calcio italiano ha una solida tradizione in quest’ambito, come dimostrano anche alcuni dei suoi giocatori più significativi. Nel 1980, prima di segnare la tripletta al Brasile e vincere il Pallone d’Oro, Paolo Rossi venne condannato a due anni di squalifica per aver combinato il risultato di una partita.

Gianluigi Buffon, che non ha mai ricevuto una squalifica, ha ammesso di considerare le scommesse una valvola di sfogo per la sua vita: «Se ho scommesso, e mai sulle partite, è stato perché chi vive la nostra vita deve trovare una trasgressione. Io non vado in discoteca, non ho mai fatto uso di droghe, ho sempre avuto solo una donna. Scommettevo, ma quelli sono fatti miei. E da lì a vendere partite, al riciclaggio, ad altre cose losche ce ne passa». Giuseppe Signori scommetteva su qualsiasi cosa, tipo mangiare una merendina Buondì in 30 passi o sul numero dei propri gol in campionato.

Non si tratta però soltanto del calcio italiano. In Inghilterra, dove il problema delle scommesse è particolarmente sentito, sono stati diversi i calciatori di Premier League squalificati negli ultimi anni: Harry Toffolo, Daniel Sturridge, Ivan Toney, a cui è stato contestato l’aver scommesso su centinaia di partite. La Federazione, una volta accertato che Toney non aveva truccato le partite, gli ha dato una squalifica di 11 mesi, ridotti poi a 8 quando uno psichiatra ha diagnosticato un problema col gioco d’azzardo.

Piaga sociale che muove miliardi

La “ludopatia” è evocata più volte in questi giorni in riferimento a questi casi; lo ha fatto persino il presidente della Figc Gravina, ignorando però che si tratta di una condizione clinica, e per questo non andrebbe citata con leggerezza – come spesso si fa nello sport – col concetto di depressione.

Si parla di ludopatia per provare a spiegare ciò che non sembra spiegabile. Il vizio delle scommesse sembra appartenere a disperati, emarginati, persone in difficoltà: per cosa scommetterebbero questi ragazzi belli, ricchi e talentuosi? È questo grande vuoto di senso che sta al centro di questa vicenda e sprigiona un’energia oscura.

Il calcio, come industria, è legato alle scommesse come tutto lo sport. Lo è dalla sua nascita: greci e romani scommettevano su combattimenti tra animali, corse dei carri, combattimenti fra gladiatori. Alcuni sport sono stati codificati apposta per poter scommettere, altri hanno trovato nelle scommesse occasioni di ricchezza e sviluppo. Ancora oggi i ricavi da scommesse rappresentano una delle poche arterie vitali di un’industria che fatica a generare denaro. Tra il 2021 e il 2022 in Inghilterra i ricavi da scommesse online sul calcio ammontano a 2,3 miliardi di sterline. In Italia ogni grande media gestisce una propria agenzia di scommesse: Dazn, Gazzetta, Sky.

Regna l’ambiguità

Ovviamente, siamo in un territorio in cui ci sono confini porosi tra il vizio innocente, quello problematico e la vera e propria malattia. Nel Paese è vietato pubblicizzare apertamente siti di scommesse, ma si tollerano comunicazioni ambigue in cui si parla di quote e da cosa possono essere influenzate. Ci sono quindi piattaforme in cui si parla più o meno di calcio, che poi a margine suggeriscono quote e spiegano le loro fluttuazioni.

Il presidente della Federcalcio Gravina, lo stesso che in questi giorni ha parlato preoccupato di ludopatia, aveva chiesto a dicembre del 2022 di riammettere le sponsorizzazioni sulle scommesse nel calcio. Le agenzie di scommesse sponsorizzano con soldi veri un mondo, quello del calcio, perennemente indebitato. Un mondo che, ci si ripete, deve diventare un’industria, ma che è ancora lontanissimo da una sua sostenibilità.

Nel calcio le scommesse sono l’aria che si respira, ed è controintuitivo chiedere ai calciatori – i principali attori di questo mondo – di non scommettere. Eppure è uno dei pochi vincoli che hanno, in una vita altrimenti privilegiata.

Perché lo fanno?

E allora la domanda resta: cosa li porta a scommettere, a rischiare una carriera spesso luminosa? Non stiamo parlando di giocatori di quarta categoria, ma di alcuni dei migliori talenti del calcio italiano. Tonali, dopo aver vinto uno Scudetto da protagonista nel Milan, in estate è stato acquistato dal Newcastle per 64 milioni di euro ed è già molto amato dai suoi nuovi tifosi.

Fagioli è uno dei centrocampisti più promettenti ed esteticamente appaganti nel calcio italiano. Zaniolo, dopo tanti problemi fisici, sta cercando di ritrovare la condizione che a inizio carriera lo aveva fatto sembrare uno dei migliori prospetti al mondo. Due di loro sono presenza fissa della Nazionale, e l’altro, Fagioli, ha già esordito e promette di esserne uno dei cardini del futuro. E allora, ancora, perché scommettono?

Michael Jordan non ammetteva di avere un problema di scommesse, ma al massimo di competitività. La connessione tra questi due aspetti è più immediata di quanto si creda. L’adrenalina della scommessa, della sfida al fato, è di tipo competitivo. I calciatori sono esseri umani col conto in banca pieno, molto tempo libero e una competitività innata. Scommettere oggi, con le app online, è diventato incredibilmente semplice: cosa dovrebbe frenarli?

Alcune dichiarazioni di Fagioli al procuratore Chiné sono rivelatrici. A marzo, durante Sassuolo-Juventus, è stato sostituito per un errore tecnico e in panchina è scoppiato a piangere pensando ai suoi debiti. Il suo conto era ormai controllato dalla madre e per pagare i creditori chiedeva prestiti ai suoi compagni (Gatti, Dragusin) per comprare orologi per ripagare i debiti. Una frase brilla nella sua cruda banalità: «Avendo molto tempo libero, scommettere diventa un modo per sconfiggere la noia».

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