Calcio
06.02.2019 - 06:200

È Cornaredo la scommessa di Numa

Venticinquenne vodese ex Grasshopper, Lavanchy ricomincia da Lugano. «Era il momento di chiudere il capitolo Gc, perché la situazione si era complicata'

Una scommessa per due. Per il Lugano, che ha puntato forte su Numa Lavanchy offrendogli un contratto per due stagioni e mezza più opzione per una ulteriore; ma anche per lo stesso laterale 25enne, che ha lasciato il club più titolato in Svizzera (seppur in un momento difficile) per sposare la causa bianconera. Un po’ come faceva ai tempi del Losanna, quando con l’amico Nicolas Gétaz scommetteva su chi avrebbe registrato più gol e assist in stagione.

«Abbiamo iniziato nell’anno della promozione (2016, ndr), chiuso esattamente alla pari con 6 gol e 3 assist – afferma il giocatore sbarcato a Cornaredo nell’ultimo giorno del mercato invernale –. Ci siamo quindi detti che avremmo dovuto continuare a sfidarci a distanza visto il mio passaggio al Grasshopper ed è stato divertente. Adesso ci sentiamo ancora ma niente più scommesse, siamo cresciuti (ride, ndr)».

Archiviata quella sfida, ora come detto ne ha trovata una nuova e se per quel che riguarda i gol il vodese preferisce non puntare su una cifra precisa («spero di segnare il più possibile), la nuova posta in palio è ben più alta: aiutare il Lugano non solo a salvarsi, bensì a raggiungere nuovamente quell’Europa che in molti dalle parti di Cornaredo (presidente in primis) sognano ancora... «È sicuramente un obiettivo bello e stimolante. Ricordo l’entusiasmo attorno al terzo posto e alla qualificazione diretta per l’Europa League due anni fa, sarebbe magnifico ripetere quel percorso. E questa squadra ha tutte le qualità per farlo, anche perché la classifica è molto corta. Attenzione però, perché lo è nei due sensi...».

La nuova scommessa del 25enne è anche sul piano personale, visto che ha lasciato dopo due anni e mezzo una società con la quale ha comunque disputato 88 partite (in tutte le competizioni), alcune anche con la fascia di capitano al braccio... «Indubbiamente si è chiuso un capitolo importante della mia carriera, ma era arrivato il momento di farlo, perché ormai da qualche anno la situazione al Gc è complicata, sia a livello sportivo sia di management. Oltretutto mi hanno fatto capire di non essere più indispensabile ai loro occhi, che se avessi voluto partire mi avrebbero lasciato andare, per cui ho deciso di farlo. Anche perché la mia progressione a Zurigo si era fermata, avevo raggiunto un certo limite in quella situazione e ho scelto di venire in Ticino proprio perché spero di poter riprendere la mia crescita come giocatore. Il Lugano non è per niente inferiore al Grasshopper, tanto in campo quanto fuori. In classifica le due squadre sono vicine (2 punti in più per i ticinesi, ndr), ma la graduatoria per quel che riguarda i bianconeri non è per niente veritiera. La squadra è forte, mi è sempre piaciuto vederla giocare e soprattutto ha ancora un ampio margine di crescita, me ne sono accorto subito in questi primi allenamenti».

Allenamenti diretti da quel Fabio Celestini che Lavanchy ha dapprima avuto come compagno a Losanna nel 2010 («avevo 17 anni ma mi allenavo già con la prima squadra quando è tornato per finire la sua carriera») e poi come allenatore sempre nel club vodese nella stagione 2015/2016, culminata con la promozione in Super League e il trasferimento al Gc... «Non ho scelto Lugano solo per lui, ma la sua presenza ha certamente avuto un peso nella mia decisione di venire qui. È l’allenatore che mi ha lanciato e che in un certo senso ha tirato fuori il meglio di me in una stagione eccezionale sotto tutti i punti di vista. So già come lavora e quello che chiede ai suoi giocatori, questo è sicuramente un vantaggio. Ho tanto rispetto per lui, quando parla sto zitto e ascolto e come me lo fanno anche gli altri, perché si vede che sa di cosa parla. In questo senso penso che sia uno scalino sopra la maggior parte degli altri allenatori svizzeri e che sia anche una bella risorsa per il club, perché sa far crescere e valorizzare i giocatori, giovani in primis. Sono contento di lavorare nuovamente con lui».

Un lavoro che potrebbe sfociare nel debutto in bianconero prima del previsto grazie alla neve, che facendo slittare il match con il Thun a domani gli ha permesso di purgare virtualmente la giornata di squalifica che gli rimaneva con il Gc (sceso in campo nel weekend e per il quale risultava ancora tesserato)... «Sono rimasto un po’ sorpreso pure io, ma è stato un bel regalo e spero di poterlo sfruttare dando il mio contributo. Io sono pronto per giocare, sia fisicamente sia mentalmente».

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