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15.10.2019 - 06:300

Chiaro monito a Paolo Sanvido

Un voto magro che lo indebolisce e che ipoteca la sua rielezione a presidente dell’Ente ospedaliero

Sorpresa: ci è voluto un secondo turno in Gran Consiglio per rieleggere Paolo Sanvido nel Cda dell’Ente, che attualmente presiede. Un voto che lo indebolisce e ipoteca non poco la sua riconferma a presidente. Chiaro il segnale per un uscente che si era mosso come un elefante nella cristalleria, inviando il famoso sms dal contenuto imbarazzante – ricordate? ‘ti offro il primariato della cardiologia all’Eoc, puoi chiedere tutto quello che vuoi’ – al primario del Cardiocentro Giovanni Pedrazzini, invitandolo di fatto a voltare le spalle al Cardiocentro dei Moccetti e a passare al soldo dell’Ente ospedaliero. Costasse quel che costasse. Un’offerta maldestra, i cui costi – se la campagna acquisti fosse andata liscia – sarebbero stati sopportati dall’Ente pubblico! Un sms finito persino in procura per verificare se fosse stato commesso, o meno, abuso di autorità in un momento in cui il Dss, allora diretto da Paolo Beltraminelli, aveva già altre gatte da pelare sul fronte dello scandalo Argo1.

Ora, che fra Eoc e Cardiocentro dal brutto tempo (il muro contro muro e l’arma dell’iniziativa brandita) si è passati al bello, il parlamento ha deciso di manifestare così il suo legittimo dissenso. Caro Sanvido, nota bene che ti rieleggiamo solo al secondo turno, quindi senza particolare entusiasmo. Probabilmente all’uscente sono venuti meno anche voti di alcuni suoi leghisti. Che abbia pesato anche l’appello del figlio del Nano, di qualche tempo fa, che ammoniva come questa Lega non sarebbe piaciuta a suo padre?

Altro segnale lanciato dal parlamento riguarda l’elezione del vicesindaco di Bellinzona nel Cda dell’Ente. Anche Andrea Bersani è stato eletto solo al secondo turno, dopo che dall’estrema sinistra gli hanno contestato le competenze specifiche in ambito sanitario. Qui il discorso è diverso: quale ruolo deve assolvere un membro del Cda di un ente parastatale? Deve essere un (super) specialista, o deve dare un indirizzo più politico all’Ente? Assodato è certamente che gli specialisti occupino le cariche nella direzione, per il resto il dibattito non è nuovo. In analoghe realtà (BancaStato per esempio) i paletti sono stati fissati assai più stretti, anche se pure in quel caso ai vertici sono stati eletti politici che avevano occupato importanti poltrone partitiche. Politici avvocati, non certo grandi specialisti di banche e finanza.

L’ideale in questa delicata ricerca di equilibri è che nei Cda degli enti parastatali siedano membri competenti che appartengono in parte al mondo della politica (che però non siano nel contempo in parlamento, chiamati magari a votare crediti e ratificare conti) e in parte tecnici.

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