laRegione
nobel-se-alla-storia-passano-le-dichiarazioni
Keystone
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
8 ore

Bellinzona e la Smart City: attenti al vecchio che resta

Il nuovo Quartiere Officine che rivoluzionerà il comparto sotto la stazione e la necessità di aiutare l'immediata periferia a modernizzarsi
Commento
1 gior

Lo slalom tra tamponi e rinvii dell'hockey

Mentre gran parte dello sport dilettantistico si mette in pausa, nel disco su ghiaccio si va avanti. Ma con calendari azzoppati
Il ricordo
1 gior

Beppe sognava un mondo diverso

Il ricordo dell'ex collega Giuseppe 'Beppe' Dunghi, scomparso negli scorsi giorni
Commento
2 gior

Lugano, politici né imbavagliati né 'fuorilegge'

Moltiplicatore d'imposta, Pizzagalli chiede che a risarcire il danno causato alla Città siano i consiglieri comunali promotori della prima riduzione
Commento
3 gior

Ma i consiglieri di Stato non sono semplici funzionari

La riforma pensionistica dei membri del governo è realtà, ma non risolve i dubbi legati alla carica
Commento
3 gior

Di gatti rossi, neri e zampa tesa

Fa una sparata, anche bella pesante, e poi, per trarsi d’impiccio, si fa passare gli altri per deficienti!
Commento
4 gior

Se la pandemia non merita una discussione parlamentare

Rifiutando la proposta dell'Mps ieri il parlamento ha segato il ramo su cui è seduto. Ai cittadini serve più di un quotidiano bollettino numerico
Commento
4 gior

Nomina quinto giudice, Ermani si faccia qualche domanda

Emersi nella vicenda legata ai pp bocciati dal Cdm, i messaggini del presidente del Tribunale penale al pg Pagani sono riecheggiati ieri in Gran Consiglio
Commento
4 gior

Covid, molto, moltissimo dipende da noi!

Molto di quello che sarà – e che pensiamo / temiamo possa succedere nelle prossime settimane – dipende ancora e sempre dai nostri comportamenti quotidiani
L'analisi
5 gior

'Je suis Samuel'

La difesa dello Stato laico non consente oggi compromessi: cinque anni dopo, “Je suis Charlie” rimane un proclama di libertà
Commento
12.10.2018 - 06:200

Nobel, se alla storia passano le dichiarazioni

Capire perché uno si è preso il premio non è sempre facile. Ma le frasi celebri restano. Romer: ‘Una crisi è una cosa che non si deve soprattutto sprecare’

Capire perché uno si è preso il Nobel non è sempre facile. Si dà per scontato che deve aver dato un grande apporto e se lo è meritato. Alle volte rimangono più impresse dichiarazioni del premiato, apparentemente marginali. Chi si ricorda, ad esempio, quale è stato l’apporto dello svedese Gunnar Myrdal, premio Nobel per l’economia? Ci si ricorda però di una sua paradossale dichiarazione: “Ho cercato tutta la vita di essere un economista, il buon senso me l’ha impedito”. Voleva dire che tra la cosiddetta scienza economica e la realtà quotidiana correva il mare e ci voleva spesso il deprecato buon senso per riuscire a navigare. Buon senso che per Myrdal, grande studioso della povertà, voleva dire umanità.

Un discorso analogo, di grande attualità, si può fare per il neopremiato, Paul Romer, occupatosi in modo particolare dell’importanza della circolazione di idee innovatrici (e non solo delle tecnologie) nell’evoluzione dei cicli economici. Feroce e famosa è stata la sua critica nei confronti di chi pretendeva di “far ruotare” l’economia attorno a modelli matematici senza nessun rapporto con la realtà (diceva: “Simili ai riti religiosi di un clero tutto dedito al culto dell’infallibilità della teoria economica neoclassica”).

Ci sono due sue dichiarazioni, antecedenti al premio, che meritano attenzione perché parlano anche in casa nostra. In un articolo scrive: “Ho osservato più di tre decenni di regressione intellettuale”. E lo dimostra, anche con argomenti tecnici. La sostanza della critica è triplice. C’è una sorta di casta di economisti dominanti che funziona come un gruppo chiuso, monolitico, “con un forte senso delle frontiere tra loro e gli altri”, “un disprezzo e un disinteresse per le idee, le opinioni e i lavori di chi non fa parte del gruppo”. C’è un senso tale di difesa del gruppo dominante ch’esso si sente più impegnato a imporre sé stesso che ad esaminare la realtà economica. C’è un conformismo che induce persino a negare i fatti se rimettono in discussione le proprie opinioni.

Critiche dure, utili anche in casa nostra quando si constata che tutto ciò che proviene da un’altra sponda o da un’opposizione d’altra economia più umana o da economisti non omologati viene scartato a priori come “irreale” e criticato come disfattista. L’altra più recente dichiarazione di Romer può sembrare quasi banale per un premio Nobel, ma è densa di significato, commenta un’epoca, è la conclusione logica della constatazione precedente: “Una crisi è una cosa che non si deve soprattutto sprecare”. Era il suo lapidario commento a dieci anni dalla crisi 2007-2008. Voleva dire che, come avviene per ogni nostra esistenza, una crisi è l’occasione per interrogarsi, scoprire le cause, riesaminare i comportamenti avuti, farne un motivo per proporre e applicare i cambiamenti necessari, spezzare i dogmi nefasti, avere il coraggio di ricorrere a ciò che sino a quel momento si era ritenuto un’utopia. Non lo si è fatto.

A dargli ragione sembra il rapporto appena uscito del Fondo monetario internazionale. A dieci anni dalla crisi rimangono gli stessi interrogativi attorno alle cause e alle conseguenze (basterebbe pensare all’enorme indebitamento e al suo uso), rimangono persino peggiorati gli stessi dogmi neoliberisti. Tanto che la questione più pertinente consiste nel determinare come la prossima recessione sarà peggiore.

© Regiopress, All rights reserved