laRegione
Nuovo abbonamento
Keystone
ULTIME NOTIZIE Opinioni
L'analisi
1 ora
Vince Putin, non la Russia
Con la nuova Costituzione lo ‘zar’ potrà governare fino al 2036. Dovrà però fare i conti con diverse fessure sul piano economico e sociale.
Commento
2 gior
La mente e il grilletto: due pensieri su una strage sventata
La strage sventata alla Commercio deve farci riflettere non solo su come sia facile perdere la testa, ma anche su quanto lo sia armarsi fino ai denti
Commento
3 gior
Covid: movida e vacanze, rialzare la guardia, prego!
Mascherine da estendere anche a negozi e luoghi affollati! E poi, perché tirarsi addosso un lavoro immane per mettere in quarantena centinaia di persone?
Commento
4 gior
Plr e Ppd su cosa devono puntare?
Non c'è dubbio: il tema del lavoro deve essere al centro delle loro riflessioni
Commento
4 gior
Prudenza col Covid: difficile spiegarlo (anche) alla nonna!
Giusto godersi il momento, tornare ad una certa normalità, ma mantenendo ben bene i piedi per terra!
Commento
5 gior
Aeroporto di Lugano e piano sociale, è ‘scaricabarile’
Fino a qualche mese fa, (quasi) tutti a difesa del personale senza lavoro, ora altro rinvio fra ‘rimpalli’ di responsabilità e il Cantone che nicchia
Commento
5 gior
Violenza domestica. E vai con le assunzioni...
Il Dss preannuncia un concorso per reclutare 'una figura per il coordinamento operativo a sostegno delle vittime'. Ma oggi non ci sono profili nell'Amministrazione?
L'analisi
6 gior
Il funerale dell’etica ebraica
Cosa significa ‘popolo eletto’? Contrariamente alla vulgata dagli echi antisemiti, l’elezione non connota un senso di superiorità.
L'analisi
1 sett
Palestinesi stranieri in casa propria
Il primo luglio Israele potrebbe dare corso all’annessione del 30% della West Bank
Commento
1 sett
'Bravate' e disattenzioni mortali in stazione
Quei destini che si incrociano sulle rotaie portando sofferenza in tante famiglie.
Commento
12.10.2018 - 06:200

Nobel, se alla storia passano le dichiarazioni

Capire perché uno si è preso il premio non è sempre facile. Ma le frasi celebri restano. Romer: ‘Una crisi è una cosa che non si deve soprattutto sprecare’

Capire perché uno si è preso il Nobel non è sempre facile. Si dà per scontato che deve aver dato un grande apporto e se lo è meritato. Alle volte rimangono più impresse dichiarazioni del premiato, apparentemente marginali. Chi si ricorda, ad esempio, quale è stato l’apporto dello svedese Gunnar Myrdal, premio Nobel per l’economia? Ci si ricorda però di una sua paradossale dichiarazione: “Ho cercato tutta la vita di essere un economista, il buon senso me l’ha impedito”. Voleva dire che tra la cosiddetta scienza economica e la realtà quotidiana correva il mare e ci voleva spesso il deprecato buon senso per riuscire a navigare. Buon senso che per Myrdal, grande studioso della povertà, voleva dire umanità.

Un discorso analogo, di grande attualità, si può fare per il neopremiato, Paul Romer, occupatosi in modo particolare dell’importanza della circolazione di idee innovatrici (e non solo delle tecnologie) nell’evoluzione dei cicli economici. Feroce e famosa è stata la sua critica nei confronti di chi pretendeva di “far ruotare” l’economia attorno a modelli matematici senza nessun rapporto con la realtà (diceva: “Simili ai riti religiosi di un clero tutto dedito al culto dell’infallibilità della teoria economica neoclassica”).

Ci sono due sue dichiarazioni, antecedenti al premio, che meritano attenzione perché parlano anche in casa nostra. In un articolo scrive: “Ho osservato più di tre decenni di regressione intellettuale”. E lo dimostra, anche con argomenti tecnici. La sostanza della critica è triplice. C’è una sorta di casta di economisti dominanti che funziona come un gruppo chiuso, monolitico, “con un forte senso delle frontiere tra loro e gli altri”, “un disprezzo e un disinteresse per le idee, le opinioni e i lavori di chi non fa parte del gruppo”. C’è un senso tale di difesa del gruppo dominante ch’esso si sente più impegnato a imporre sé stesso che ad esaminare la realtà economica. C’è un conformismo che induce persino a negare i fatti se rimettono in discussione le proprie opinioni.

Critiche dure, utili anche in casa nostra quando si constata che tutto ciò che proviene da un’altra sponda o da un’opposizione d’altra economia più umana o da economisti non omologati viene scartato a priori come “irreale” e criticato come disfattista. L’altra più recente dichiarazione di Romer può sembrare quasi banale per un premio Nobel, ma è densa di significato, commenta un’epoca, è la conclusione logica della constatazione precedente: “Una crisi è una cosa che non si deve soprattutto sprecare”. Era il suo lapidario commento a dieci anni dalla crisi 2007-2008. Voleva dire che, come avviene per ogni nostra esistenza, una crisi è l’occasione per interrogarsi, scoprire le cause, riesaminare i comportamenti avuti, farne un motivo per proporre e applicare i cambiamenti necessari, spezzare i dogmi nefasti, avere il coraggio di ricorrere a ciò che sino a quel momento si era ritenuto un’utopia. Non lo si è fatto.

A dargli ragione sembra il rapporto appena uscito del Fondo monetario internazionale. A dieci anni dalla crisi rimangono gli stessi interrogativi attorno alle cause e alle conseguenze (basterebbe pensare all’enorme indebitamento e al suo uso), rimangono persino peggiorati gli stessi dogmi neoliberisti. Tanto che la questione più pertinente consiste nel determinare come la prossima recessione sarà peggiore.

© Regiopress, All rights reserved