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24.09.2018 - 06:150

Poche distinzioni, 'alimenti equi' vittima della 'sovranità'

Le critiche rivolte alla radicale proposta del sindacato Uniterre hanno finito per colpire anche quella assai più moderata dei Verdi

Mettere le due agro-iniziative nello stesso calderone si è rivelato pagante. Le critiche rivolte alla radicale proposta del sindacato Uniterre (‘Per la sovranità alimentare’) hanno finito per colpire anche quella assai più moderata dei Verdi (‘Per alimenti equi’). E così entrambe – l’una a braccetto dell’altra, senza troppi riguardi per i contenuti specifici di ognuna – sono state trascinate in una spirale negativa, colando a picco ieri alle urne.

Qualche distinzione in più sarebbe stata opportuna. L’iniziativa ‘Per la sovranità alimentare’? Un salto nel vuoto, per molti versi. Un cambiamento di paradigma che in realtà sapeva di ritorno al passato. Prezzi garantiti, sovrapproduzione, contadini dipendenti da uno Stato onnipresente: troppi gli spettri di una politica agricola abbandonata negli anni 90 a favore del sistema dei pagamenti diretti (e i cui danni al suolo e ai corsi d’acqua sono tutt’oggi ben visibili) che la proposta di Uniterre faceva aleggiare.

Non si può dire altrettanto dell’iniziativa ‘Per alimenti equi’. Qui niente stravolgimenti. I Verdi si sono man mano distanziati dalla lettera del loro testo. Dicendosi ben disposti nei confronti di un’applicazione ‘light’ che non facesse a pugni con gli impegni internazionali assunti dalla Svizzera.

Migliore dichiarazione dei prodotti importati, dazi inferiori su quelli ‘sostenibili’, standard riconosciuti a livello internazionale quale riferimento: misure tutto sommato ragionevoli. Ma tant’è, chi ha votato ‘no’ (magari non gradendo, a ragione, che l’iniziativa prescrivesse ben altro, e cioè standard elvetici anche per i prodotti importati...) le ha giudicate eccessive. Oppure ha pensato che l’articolo costituzionale sulla sicurezza alimentare plebiscitato un anno fa – e rimasto sin qui inapplicato – sia una garanzia sufficiente per la produzione di derrate alimentari sicure e di buona qualità.

Ha giocato senza dubbio anche la paura di un rincaro dei generi alimentari. Gli oppositori l’hanno fomentata ad arte. Sorvolando sul fatto che l’impatto effettivo dell’iniziativa dei Verdi sui prezzi sarebbe dipeso in ultima analisi da come il Parlamento avrebbe deciso di attuarla. E non dalle stime più o meno fantasiose ripetute a raffica durante la campagna.

I consumatori svizzeri sono soddisfatti della qualità degli alimenti e del loro prezzo, ha sentenziato ieri Johann Schneider-Ammann. Il ministro dell’Economia parla di «un chiaro segno di sostegno» alla politica agricola del Consiglio federale. E forse non ha tutti i torti.

Quel che è certo, è che alcune delle istanze dell’iniziativa ecologista (quella di una migliore dichiarazione dell’origine dei prodotti importati, tra le altre), in parte coincidenti con quelle dell’articolo costituzionale sulla sicurezza alimentare (la lotta allo spreco alimentare, ad esempio) rifaranno presto capolino. In particolare nell’ambito della Politica agricola 2022+ (l’avamprogetto governativo è atteso nelle prossime settimane). Ma anche in occasione delle trattative con i Paesi sudamericani del Mercosur e con Thailandia e Malaysia in vista della conclusione di nuovi accordi di libero scambio, che tengono sul chi vive ambienti agricoli e della cooperazione allo sviluppo. Per non parlare delle altre eco/agro-iniziative che si profilano all’orizzonte, a cominciare da quella detta ‘per vacche con le corna’ (si vota il 25 novembre), proseguendo con quelle anti-pesticidi (due), sull’allevamento degli animali e persino una... sull’educazione alimentare della gioventù.

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