Commento
25.07.2018 - 06:300

E se il blackout fosse durato molto più a lungo?

Cosa fare come cittadini se la corrente dovesse mancare per ore e ore o giorni?

Fortunatamente da noi non capita spesso di rimanere senza corrente. E, quando ciò succede, nel giro di pochi minuti, l’energia elettrica ritorna e tutti sorridono.

Ieri c’è voluta quasi una buona oretta. Il blackout, in fin dei conti breve e avvenuto in un periodo di vacanze, è stato comunque sufficiente per renderci (ulteriormente) conto di quanto l’elettricità sia importante, anzi vitale, per la nostra vita quotidiana e per l’economia.

Senza, ci sentiamo persi. Per le strade luganesi i semafori sono saltati e il traffico è diventato un tantino caotico, anche se tutto sommato la situazione è rimasta sotto controllo. Per esempio, in città, la Polizia comunale ha prontamente predisposto un piano B: ai semafori principali sono apparsi agenti in carne ed ossa. Come, pure in carne ed ossa, si sono materializzati i pompieri, aiutando chi – è un classico – è rimasto bloccato nei lift di palazzi, autosili o di altri edifici.

Qualche disagio c’è stato anche per chi lavorava in ufficio e si è visto tagliati aria condizionata, collegamenti in rete e telefonici. Qui le reazioni e le riflessioni sono state diverse. Alcuni, osservando il bicchiere mezzo pieno, hanno pensato che era meglio sudare d’estate che tremare d’inverno. Meglio quindi soffrire per la temperatura estiva sul posto di lavoro, che rimanere senza elettricità e col calorifero spento a dicembre. Quanto al blocco dei telefoni fissi, sono subito venuti in soccorso quelli portatili.

Ma, passata l’emergenza e un piccolo brivido, normale chiedersi: e se il blocco della corrente fosse continuato più a lungo? Per esempio senza poter caricare il telefonino? Come fare in quel caso? Come fare a comunicare coi figli, gli amici, i colleghi di lavoro, anche solo pensando ai bisogni di prima necessità?

Dopo le prime telefonate – per la serie ‘ciao, la corrente manca anche da voi?’ – le riflessioni sono cominciate ad essere altre: meglio limitare le comunicazioni al minimo, perché se poi l’antipatica situazione dovesse perdurare ancora per ore ed ore, come facciamo a comunicare? Domanda che qualcuno riterrà esagerata, da persona apprensiva, visto che qui da noi funziona sempre tutto e, quando non funziona, ci vuole solo un attimo a metterci una pezza e a far ripartire tutto. Vero.

Ma non sarebbe male se questa occasione spingesse chi di dovere (Protezione civile e Polizia cantonale?) non solo ad immaginare un caso limite, ma anche a comunicarci come dobbiamo comportarci, coinvolgendoci in qualche modo, perlomeno attraverso un’informazione ad hoc. Cosa fare, molto in concreto, se l’energia elettrica per un motivo che non vorremmo mai si realizzasse, mancasse persino per qualche giorno? Cosa deve fare la popolazione – abituata a sapere come agire, persino dove correre, se dovesse cadere una diga – in caso di maxi-blackout? Viviamo in una società sempre più energivora e dipendente dai watt e dai volt! Scenari impossibili, da Hollywood? Nossignori!

Insomma, se ci esercitiamo per il crollo di una diga, significa che non vogliamo lasciare quasi nulla al caso. Solo ieri siamo venuti a sapere che a settembre – lo ha annunciato la polizia interpellata dai giornalisti – la Protezione civile farà un esercizio proprio tenendo in considerazione scenari simili.

Meglio tardi che mai, visto che in fondo, oggi, è molto più facile che ci si ritrovi tutti al buio, che non in fuga verso qualche promontorio al suono delle sirene per un allarme acqua. Attendiamo comunicazioni in merito!

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