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16.12.2021 - 07:13

Migrazione, problema o sfida

di Pedro Ranca da Costa, già collaboratore dell’Ufficio integrazione degli stranieri
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Quando si chiede a un emigrante che significa per lui la parola “integrazione” con stupore possiamo constatare che le risposte sono numerose e diverse; il concetto è vasto e dimostra l’ampiezza delle differenti realtà vissute. L’integrazione è definita in base alle attese di un individuo e agli obiettivi che si prefigge. Ricorrere a parole chiave è d’obbligo; per esempio: “Inserimento nel mondo di lavoro”, “conoscere le lingue e rispettare gli usi e costumi svizzeri”, “coabitare con gli indigeni e mantenere la propria identità, anche quella culturale”, “accesso alle risorse economiche, culturali, politiche”, “vivere nel Paese d’accoglienza come nel proprio”, “amare il Paese ospitante come si ama il proprio” eccetera.
L’affanno del vivere quotidiano appare evidente per comprendere il significato della parola integrazione.
Gli emigranti sono confrontati con numerose difficoltà, a cominciare dalla limitazione di alcuni diritti, che possono impedire la loro ottimale integrazione. Non voler riconoscere la formazione scolastica oppure l’esperienza acquisita negli anni, sono motivi che possono impedire un’integrazione armoniosa e limitare le loro possibilità nel mondo del lavoro. Gli emigranti sono spesso obbligati a svolgere lavori poco qualificati. Talvolta essi accettano qualunque offerta di lavoro anche se ben al di sotto delle loro aspettative. Un lavoro più adatto alle singole qualifiche contribuirebbe a migliorare la loro capacità di adeguarsi.
Inoltre vi sono anche un milione e trecentomila stranieri, persone di origini diverse fra di loro per stirpe, lingue, cultura, religione alla ricerca di un lavoro, benessere, sicurezza, protezione.
La numerosa presenza sul territorio nazionale d’immigrati, è una realtà imprescindibile che può essere arricchente e fruttuosa se reciprocamente ci si apre a nuovi orizzonti. Se da una parte la presenza sul territorio nazionale di stranieri può generare negli svizzeri preoccupazione in un momento d’incertezza economica, paura e diffidenza che il male assoluto viene dalla categoria debole, dall’altra bisogna guardare anche agli aspetti positivi del fenomeno immigratorio.
Le pari opportunità nell’accedere alle professioni dovrebbe costituire il principio valido per tutti e il servizio pubblico dovrebbe esserne d’esempio. Offrire posti anche agli stranieri dovrebbe essere un’opportunità al servizio dell’integrazione.
Sentirsi integrato in una città e appartenere a un quartiere, sono fattori determinanti che possono favorire il processo d’integrazione.
Una vera politica d’integrazione non può essere concepita senza un impegno costante contro il razzismo e la discriminazione. L’integrazione presuppone gli stessi doveri e pari opportunità per tutti. Diritti e doveri devono essere compresi, rispettati e garantiti a tutti.
L’integrazione è un processo dinamico che coinvolge tutti quanti e che richiede buona volontà, rispetto reciproco e sforzi d’apertura e accettazione. La Svizzera offre dei valori indiscutibili come la libertà individuale, lo Stato di diritto, l’uguaglianza uomo donna. Tutta la procedura d’integrazione si basa su questi valori.
Si tratta, però, di fare in modo che il processo della comprensione reciproca sia la premessa indispensabile per favorire tutti gli aspetti positivi dell’integrazione degli stranieri nel contesto socioeconomico, culturale, e di religione.

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