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(Ti-Press)
18.04.2021 - 17:520

Un messaggio negativo ai giovani

Lunedì il Gran Consiglio ha approvato l’iniziativa Basta divieti, più libertà, cancellando con un colpo di spugna il divieto di vendita di alcol dopo le 19 nelle stazioni di benzina, bollato da una maggioranza come inutile. A scanso di equivoci, deve essere chiaro che questo limite non ha nulla a che fare con il proibizionismo, in quanto birre e vino sono liberamente acquistabili in tutti gli shop per ben 13 ore al giorno, nei negozi e ristoranti sino alla chiusura.

Questa misura, presa a sé stante, potrebbe quindi essere considerata estemporanea se non fosse che faceva parte di un pacchetto elaborato da un gruppo di lavoro nato anche in seguito all’omicidio di Damiano Tamagni e coadiuvato dall’allora procuratore pubblico Antonio Perugini. Proposte elaborate da esperti, esaminate dal Consiglio di Stato e adottate dal Parlamento, in seguito avallate nel 2016 dalla popolazione in votazione popolare.

Prima degli approfondimenti effettuati in commissione e senza aver ascoltato le persone che conoscono i problemi e le grosse difficoltà che stanno manifestando numerosi giovani, anche il sottoscritto era tentato di appoggiare l’iniziativa.

Tuttavia, dopo aver sentito le motivazioni serie e convincenti di coloro che ne sanno molto più di noi (associazioni giovanili, operatori sociali e magistrati), verificato gli studi effettuati in altri Cantoni e in assenza anche solo di uno straccio di statistica sull’efficacia o meno di questa misura in Ticino, al Ppd è parso chiaro che l’ultima cosa che una classe politica seria avrebbe dovuto fare in questo momento di evidente difficoltà per molte persone, fosse quello di dare un messaggio di lassismo e capitolazione riguardo a una materia tanto delicata come l’uso problematico di alcol, dimostrando nessuna fiducia nella parola degli operatori sociali e della magistratura dei minorenni, come è purtroppo emerso nel dibattito parlamentare.

Lunedì in Gran Consiglio, nel tentativo di giustificarsi, se ne sono sentite di tutte le razze, dai grandi proclami in nome della libertà e dell’antiproibizionismo, fino agli pseudo aiuti post-pandemici alla pregiata economia del vino ticinese (peccato però che nei banconi dei distributori di benzina questi ultimi rappresentano purtroppo un’infima quantità delle marche presenti), tirando in ballo la cultura dell’accoglienza nei confronti dei turisti e, completamente a vanvera, addirittura le birre che gli escursionisti sorseggiano nelle capanne alpine dopo una scarpinata di diverse ore. Un carnevale indecoroso!

Se questo è stato il livello del dibattito che ha portato alla decisione del Parlamento, non c’è da meravigliarsi se i problemi sociali e di disagio tra i giovani non potranno che restare tali, mentre sappiamo bene che andrebbero affrontati immediatamente riunendo tutte le persone che operano sul campo con l’appoggio inequivocabile delle autorità, così come chiede la mozione urgente che abbiamo presentato con i colleghi Sabrina Aldi e Nicola Corti.

La prima cosa che la politica dovrebbe fare è appunto quella di dare la massima fiducia proprio a chi se ne sta occupando, a chi ogni giorno si rimbocca le maniche per aiutare le persone che vivono un momento di difficoltà, e non, come accaduto, sminuire ciò che dicono o, peggio ancora, fregarsene dichiarando che le loro statistiche e i loro appelli non sono significativi. Certo, mantenere questo piccolo limite serale sarebbe stato impopolare e forse non pagante in termini di voti, ma il nostro ruolo di politici coscienziosi, ancor più se in gioco ci sono valori come la salute dei giovani e problemi sociali di questa portata, non può ridursi a un calcolo di bottega.

Ora che le birre e i vini (esteri) a basso prezzo per le costinate si potranno vendere fino alle 22 e questo problema “madornale” per l’economia ticinese è stato risolto, c’è da augurarsi che si riprenda la via maestra e si riesca a intavolare un dibattito concreto e costruttivo sul disagio preoccupante sotto gli occhi di tutti e denunciato da chi giornalmente lo vive; perché è di questo, e non di messaggi fuorvianti, che il Paese e i giovani hanno bisogno.

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