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09.06.2021 - 20:14

Formazione nel sociosanitario, il governo: investimento per tutti

Il Piano d'azione, ecco cosa dice il messaggio varato oggi dal Consiglio di Stato. Le indennità sui tre anni per gli stages arriveranno fino a 36mila franchi

Poche parole, ma chiare. "L’obiettivo di questo insieme di misure operative e finanziarie è l’incremento del personale residente formato nelle professioni del settore sociosanitario", scrive il Consiglio di Stato all'inizio del messaggio varato oggi all'indirizzo del Gran Consiglio. Un voluminoso messaggio nel quale il governo illustra il "Piano d'azione per il rafforzamento della formazione professionale nel settore sociosanitario". Per conseguire l'obiettivo indicato il Piano 'Pro San 2021-2024', spiega l'Esecutivo, "prevede segnatamente per gli enti l’adozione dell’obbligo di formazione per le professioni sanitarie non universitarie (il cosiddetto modello bernese), un sostegno finanziario accresciuto per i giovani e le giovani durante la formazione terziaria sociosanitaria presso una Scuola specializzata superiore (Sss) o presso la Supsi e un riconoscimento dell’impegno formativo delle strutture sociosanitarie che accolgono le persone in formazione". Sette sono le misure prospettate dal Consiglio di Stato e che costituiscono anche la risposta a sei atti parlamentari inoltrati da più partiti (Plr, Ppd e Ps) durante la prima ondata pandemica. Cinque mozioni e un'iniziativa, che sollecitano un potenziamento delle formazioni in ambito sociosanitario, un'adeguata retribuzione del personale e provvedimenti per ridurre il numero di abbandoni, magari anche dopo pochi anni, della professione.   

Il piano d’azione, si legge nel messaggio messo a punto dai dipartimenti Educazione cultura e sport (Decs) e Sanità e socialità (Dss), è stato sviluppato sulla base delle proposte elaborate dall’Osservatorio sulle professioni e prospettive professionali nel settore sociosanitario. Istituito nel 2012, l'Osservatorio è coordinato dal due Dipartimenti e dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana: si tratta di "una piattaforma privilegiata di interscambio tra gli istituti di formazione nel campo sociosanitario e i servizi cantonali di coordinamento delle strutture e degli enti che offrono successivamente impiego professionale nel settore". Il Consiglio di Stato si dice "consapevole delle sfide che l’ambito sociosanitario è chiamato ad affrontare, in primis nelle cure infermieristiche, come evidenziato dagli atti parlamentari: l’invecchiamento della popolazione, la sempre maggiore complessità delle esigenze di cura dovuta alla riduzione della durata della degenza nelle strutture acute, la percentuale elevata di abbandoni della professione e un numero ancora insufficiente di diplomati residenti determinano una penuria di infermieri/e diplomati/e e di altre figure professionali complementari in tutti gli ambiti delle cure". Per quanto riguarda l'impatto del Piano sulle finanze pubbliche, 'Pro San 2021-2024' prevede un costo a regime dal 2024 stimato tra 4,9 e 6,6 milioni di franchi annui. Un investimento "rilevante", riconosce il governo. Ma, data "l'eccezionalità" della situazione, ritiene "prioritarie" le misure suggerite, da considerarsi "un investimento concreto a favore del sistema sociosanitario cantonale e della popolazione". 

Le misure

Come detto, le misure messe in campo dal Consiglio di Stato sono sette. Si va dall'aumento delle indennità per gli stage al nuovo assegno di formazione terziaria sociosanitaria che “permette di assicurare il minimo vitale”, dall'entrata in campo dell'Unità di coordinamento degli stages sociosanitari all'adozione dell'obbligo formativo per gli enti sul modello bernese, dal riconoscimento di uno sgravio per l'accompagnamento formativo negli enti sociosanitari alla creazione di un polo cantonale di simulazione. Per finire con, ed è la settima misura, con altri progetti e "azioni collaterali" per il mantenimento e il rientro dei professionisti delle cure.

Bertoli: ‘Evitare che il personale formato lasci la professione dopo pochi anni’

II Piano, evidenzia da noi contattato il direttore del Decs Manuele Bertoli, «pone l’accento soprattutto sulla formazione, stimolandola anche attraverso il riconoscimento di un congruo sostegno finanziario a coloro che optano per una professione nel sociosanitario». La settimana prossima, prosegue il consigliere di Stato, le Camere federali «dovrebbero votare il controprogetto all’iniziativa popolare ‘Per cure infermieristiche forti’: anche da questo controprogetto ci aspettiamo una parte del finanziamento del Piano cantonale». La pandemia ha evidenziato pure l’eccessiva dipendenza del sistema sanitario ticinese dal personale frontaliero. Il Piano intende risolvere anche questo problema… «Certo, la quota di frontalieri nel settore è già diminuita, va tuttavia diminuita ulteriormente. Cosa che sarà possibile nel tempo, rafforzando appunto la formazione. Ma anche evitando - ricorda Bertoli - che infermiere e infermieri che formiamo lascino la professione dopo pochi anni. Tuttavia ciò che attiene alle condizioni di lavoro è anzitutto oggetto di trattative tra i sindacati e i datori».

De Rosa: ‘Intendiamo incrementare la presenza di personale formato e residente in Ticino’

Quella nel messaggio licenziato dal Consiglio di Stato per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, raggiunto dalla ‘Regione’, «è una proposta molto concreta, che permette di riconoscere la necessità di rafforzare la presenza di personale curante formato in Ticino e residente in Ticino». Sette misure che ruotano attorno a tre assi: «Quello della promozione per informare di più e meglio, quello delle misure organizzative che includono il ruolo dell’Unità di coordinamento degli stages volto anche a ridurre l’onere amministrativo per gli enti e facilitare il rapporto tra gli attori coinvolti, e quello delle misure finanziarie». Che balza subito agli occhi: «La misura che attira più attenzione è l’aumento e l’adeguamento delle indennità durante lo stage per gli allievi. L’idea - spiega De Rosa - è di aumentare l’indennità attuale, che complessivamente ammonta sui tre anni a circa 25mila franchi, a 32/36mila franchi a regime. In più ci sono il nuovo assegno di formazione terziaria che permette di assicurare dove necessario la copertura del minimo vitale, ed è importantissimo il riconoscimento dell’onere e dell’impegno di accompagnamento formativo degli enti sanitari e sociosanitari».

Quanto ha inciso il ruolo del personale infermieristico durante la pandemia nel concedere questo riconoscimento? «Si tratta di un segnale di fiducia e incoraggiamento per chi lavora in questo settore, ma tengo a dire che il riconoscimento del Consiglio di Stato non arriva a causa della pandemia. Semmai questo anno ha reso ancora più evidente la necessità di ridurre la dipendenza dall'estero e di intervenire in questo ambito. Il governo - riprende il direttore del Dss - a inizio legislatura nel programma aveva inserito questo tema come elemento strategico nel quale si desiderava investire e permettere anche di cogliere le opportunità che ci sono». Perché si tratta di «un lavoro gratificante e arricchente, con ottime prospettive se pensiamo al fabbisogno dei prossimi anni. Sarà garantita la necessità di posti di lavoro ben remunerati, spesso coperti da contratto collettivo di lavoro».

Mariani Abächerli, Asi Ticino: ‘Soddisfatti, però...’

Da parte della presidente dell’Associazione professionale degli infermieri Asi Ticino Luzia Mariani Abächerli c’è «soddisfazione», anche se «non tutto è stato affrontato». Perché «ben venga questo miglioramento, ma continuano a mancare condizioni migliori per chi lavora e aumenti di dotazione del personale. Perché - osserva Mariani Abächerli - ci saranno più studenti da formare quindi da seguire, ma con lo stesso carico di lavoro e con infermieri già in difficoltà che saranno ancora più sotto pressione. Sono molto contenta della possibilità di aumentare la formazione ma, ripeto, per quello che riguarda il tenere il personale il più a lungo possibile sul posto di lavoro e a migliori condizioni ci sono ancora tanti passi avanti da fare». C’è una punta di ottimismo per il futuro, anche alla luce della recente manifestazione del personale sociosanitario? «È molto importante che finalmente gli infermieri si facciano vedere scendendo in piazza - risponde la presidente di Asi Ticino -. Spero che la popolazione capisca davvero cosa comporta questo lavoro». Qualche interrogativo resta aperto, oltre quelli già posti: «I posti di stage devono essere seguiti bene, e questo si riflette necessariamente sulle cure. Speriamo che alle nostre rivendicazioni seguano risposte».

Sulle questioni ancora aperte De Rosa è netto: «Ci soddisfa che venga riconosciuto come queste misure proposte siano positive, ma vanno inserite all’interno di un contesto più ampio di interventi anche in altri settori: penso ad esempio in un ambito fondamentale come la conciliabilità famiglia lavoro/formazione, ci sono richieste e sollecitazioni di investire ancora di più e ricordo che Consiglio di Stato e parlamento hanno già fatto molto, con l’obiettivo di fare di più. Ad esempio è previsto un potenziamento degli asili nido ben ripartiti sul territorio, come il sostegno ai famigliari curanti cui destiniamo risorse e intendiamo farlo ancora più in futuro».

Ghisletta, Vpod: ‘Speriamo in rapida evasione da parte del Gran Consiglio’

Per il segretario della Vpod Raoul Ghisletta, ‘Pro San 2021-2024’ «rappresenta un passo nella giusta direzione, per cercare di finalizzare delle proposte che invero sono sul tappeto da tanto tempo e che la pandemia ha rilanciato, accelerandone, come si spera, l’evasione. Mi auguro che il Piano vada in porto rapidamente, già il prossimo autunno: d’altronde credo che vi sia una convergenza in Gran Consiglio considerato il tenore degli atti parlamentari. Fra le misure prospettate è senz’altro positivo il minimo vitale, sul quale è importante che gli studenti possano contare dato che studiare e dover lavorare per mantenersi non è sempre l’ideale». Secondo il sindacalista «l’impresa più ardua sarà quella di riuscire a evitare gli abbandoni precoci della professione, qui il discorso concerne le condizioni di lavoro, non solo sul piano retributivo ma anche su quello organizzativo».

 

 

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