Dichiarante: "Sono tutti innocenti"
L'istanza di revisione accolta dalla Corte di appello di Messina della sentenza che ha condannato Alaa Farj a 30 anni di carcere si basa soprattutto sulla testimonianza, fatta durante l'incidente probatorio lo scorso 3 marzo, richiesto da Cinzia Pecoraro, legale del libico, del cosiddetto capitano, uno degli otto condannati per la strage di ferragosto che scagiona non solo Faraj ma anche gli altri sei. "Sono innocenti" ha dichiarato. L'esito del processo di revisione potrebbe quindi portare i legali degli altri condannati a chiedere la revisione anche per i loro assistiti. Il testimone ha detto che "su quel barcone non vi era alcun equipaggio" e che l'ultima fase prima della partenza del barcone è stata gestita da due libici, rimasti in Africa che hanno riempito l'imbarcazione all'inverosimile con oltre 350 persone decine delle quali erano state messe nella "stiva" senza la possibilità di muoversi e costrette a respirare i fumi prodotti dal motore.
A una domanda dell'avvocato il dichiarante risponde: sulla barca "si sono litigate le persone che si trovano sopra e gli altri sotto. Perché forse quelli sotto volevano uscire, ci mancavano l'aria. Io sono fermato la barca per calmare tutti quanti. Ci ho detto o state zitti o se no torno a Libia. Sono rimasti calmi tutti quanto. Dopo mezzoretta fatto stessa cosa, sono litigati di nuovo. Non ho potuto fare nulla, ho fatto finta di niente e ho continuato mio viaggio che è durato quasi cinque ore. Poi è arrivata la nave militare italiana". L'avvocato Pecoraro chiede: "Hanno litigato per che cosa? Per il posto?" e il dichiarante risponde: "Perché non ci sono più posti, troppo stretti, quelli sotto vogliono salire sopra. Non c'è nessuna soluzione per farli uscire tutti quanti di là. Io ero solo, non ho potuto fare nulla, non ho saputo cosa fare, ho avuto paura".