Trump dice di aspettare risposte e conferma la tregua; funzionari iraniani chiedono modifiche ai 14 punti mentre gli Usa inaspriscono sanzioni
Nell'ultima apparizione pubblica, venerdì sera, Donald Trump ha salutato i media e ha alzato il pugno, senza rispondere alle domande se "avesse ricevuto notizie dall'Iran" sull'ultima proposta americana per porre fine al conflitto, anticipata come imminente.
Il giorno dopo, in un'intervista all'emittente francese LCI, il tycoon ha ribadito di "aspettarsi di avere notizie molto presto", assicurando che Teheran desidera "con forza" concludere l'intesa e che i colloqui sono in corso.
Il presidente, del resto, in un messaggio su Truth, ha rilanciato i negoziati attraverso il vicepresidente JD Vance. "Importantissimo. Ecco a che punto si trova la nostra Nazione!!!", ha scritto il tycoon, ripostando un articolo preso da justthenews.com secondo cui, "mentre il vicepresidente JD Vance si reca in Pakistan per negoziare un accordo per porre fine alla guerra con l'Iran, i sondaggi suggeriscono che l'opinione pubblica privilegia il raggiungimento dei principali obiettivi Usa rispetto a una rapida conclusione" del conflitto.
Vance, inoltre, "si appresta ad avviare i negoziati nel fine settimana, al fianco dell'inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, genero del presidente", in base a quanto già circolato negli ultimi giorni.
Funzionari iraniani hanno fatto sapere ai mediatori che, con ogni probabilità, accetterebbero il memorandum, ma con modifiche ai 14 punti elencati. "Gli Usa pongano fine alle loro richieste eccessive e irragionevoli e alle loro aggressioni illegali, per far progredire il processo diplomatico", ha detto venerdì il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all'omologo turco Hakan Fidan.
"Ogni volta che una soluzione diplomatica è sul tavolo, gli Stati Uniti optano per un'avventura militare sconsiderata", ha rincarato, secondo l'agenzia di stampa IRNA.
Malgrado gli scambi di fuoco ad altissimo rischio della settimana, Trump ha assicurato che la tregua con Teheran resta in vigore, in uno Stretto di Hormuz segnato dalla calma relativa, mentre il cacciatorpediniere britannico HMS Dragon si avvicinerà alla regione, raggiungendo la portaerei francese Charles de Gaulle, in vista di una possibile operazione sulla sicurezza di navigazione a guerra finita.
Con la visita in Cina che Trump si appresta a fare la prossima settimana per incontrare Xi Jinping, è salita la pressione per chiudere il conflitto: la crisi ha gettato nel caos i mercati energetici e l'economia globale. Pechino percepisce la debolezza degli Stati Uniti, per l'incapacità di gestire il dossier iraniano e la sicurezza di Hormuz, al punto che un editoriale del Global Times, il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo, ha definito l'America un "gigante che zoppica".
Guadagnare tempo è una strategia che unisce Cina e Iran. Teheran, intanto, per la prima volta, ha dato conto di Mojtaba Khamenei, l'attuale Guida Suprema del Paese: ha riportato lesioni alla rotula e alla schiena, causate dai bombardamenti di fine febbraio che hanno ucciso il padre Ali Khamenei, ma gode di buona salute.
Intanto, cresce l'insofferenza Usa verso Mosca e Pechino per il sostegno allo sforzo bellico di Teheran: i dipartimenti di Stato e del Tesoro hanno inasprito le sanzioni americane contro tre aziende satellitari cinesi e dieci individui e aziende.