Ora il leader del Cremlino propone il suo nome come mediatore europeo nella guerra in Ucraina: un'ipotesi che rischia di essere già bruciata per il fatto che arriva da Putin e per i legami a doppio filo — e per quasi un milione di euro l'anno di compensi — di Schröder con lo zar.
Durante il suo mandato (1998-2005) come cancelliere di una coalizione rosso-verde si oppose alla guerra in Iraq, promosse una riforma sociale liberale contrastata da parte della sinistra dell'SPD e da parte del sindacato. E rafforzò i rapporti energetici tra Germania e Russia sulla scia della convinzione tedesca — condivisa da una lunga successione di cancellieri, leader industriali, giornalisti e cittadini — che una Russia legata all'Europa attraverso il commercio e il gas avrebbe avuto troppo da perdere in un conflitto con il continente, rendendo la Germania più sicura e allo stesso tempo favorendo la sua economia.
Schröder non era affatto il solo a pensarla così. Ma oggi è diventato il volto più emblematico di quella lunga stagione di errori di valutazione, non solo perché non mostra alcun rimorso, ma anche perché ne ha tratto enormi profitti, entrando nei vertici di Rosneft e di società energetiche legate a Gazprom, guadagnando milioni di euro. In un'intervista al New York Times, pochi mesi dopo l'invasione russa dell'Ucraina, disse che non intendeva fare "mea culpa" e che non si pentiva di aver mantenuto durante la guerra stretti legami con Putin e i lucrosi incarichi in varie società energetiche russe. "Per gli ultimi 30 anni sono stati tutti d'accordo, ma improvvisamente ora tutti sanno cosa sarebbe stato meglio fare", disse al Nyt, che lo ribattezzò "l'ex cancelliere che diventò l'uomo di Putin in Germania".
Si schierò contro l'embargo energetico russo da parte di Berlino e definì la guerra "un errore". Il mese dopo l'invasione russa fece anche un tentativo informale di contribuire alla fine della guerra in Ucraina. Ora il suo amico al Cremlino vorrebbe che ci riprovasse.