Tokyo accelera sul riarmo, influenzata da tensioni regionali e pressioni USA.
Il Giappone si avvicina alla soglia del 2% del PIL destinato alla spesa per la difesa, segnando un'importante evoluzione nella sua politica di sicurezza nazionale. Per l'anno fiscale in corso, il bilancio militare raggiungerà l'1,9% del PIL, come annunciato dal ministro della Difesa Shinjiro Koizumi. La dotazione iniziale per il 2026 è fissata a circa 10.600 miliardi di yen, equivalenti a circa 52 miliardi di franchi.
Questo piano si allinea con la strategia definita a fine 2022 nei tre documenti fondamentali sulla sicurezza nazionale. La percentuale è calcolata sul PIL dell'anno fiscale 2022, quando l'obiettivo del 2% fu stabilito in un contesto di maggiore potere d'acquisto dello yen. Tuttavia, secondo le proiezioni attuali per il 2026, la spesa per la difesa si attesterebbe intorno all'1,5% del PIL, ha precisato Koizumi.
Tokyo ha stanziato complessivamente 43.000 miliardi di yen per la difesa nel quinquennio fino al 2027. Lo scorso dicembre, un bilancio supplementare di 1.700 miliardi di yen ha permesso alla premier conservatrice Sanae Takaichi, insediatasi a ottobre e nota per la sua posizione rigida sulla sicurezza, di anticipare di due anni il raggiungimento della soglia del 2%. La spesa militare è cresciuta progressivamente: dall'1,4% del PIL nel 2023, all'1,6% nel 2024, fino all'1,8% previsto nel 2025.
L'aumento degli investimenti risponde, secondo gli osservatori, al mutato contesto regionale, caratterizzato dalla modernizzazione delle forze armate cinesi, il programma missilistico e nucleare della Corea del Nord e le conseguenze del conflitto in Ucraina. Inoltre, le pressioni degli Stati Uniti, che vedono la Cina come una minaccia alla loro egemonia nella regione, spingono gli alleati a rafforzare i propri contributi alla sicurezza nell'Indo-Pacifico.
Washington ha indicato un possibile "standard globale" del 3,5% del PIL per la spesa militare degli alleati, una soglia che rimane difficilmente raggiungibile per Tokyo, anche a causa delle pressioni inflazionistiche e del deprezzamento dello yen. Fino al 2022, il Giappone aveva mantenuto la spesa per la difesa intorno all'1% del PIL, in linea con l'impostazione difensiva sancita dalla Costituzione pacifista.