Coordinamento operativo tra IDF e Centcom, pressioni per colpire settore energetico e infrastrutture; Netanyahu ha convocato il Gabinetto di Sicurezza
L'accordo sulla lista degli obiettivi fa seguito a una serie di intense discussioni di alto livello volte a sincronizzare le risposte americane e israeliane alla continua sfida di Teheran. Oltre alla lista definitiva degli obiettivi, è stato completato il coordinamento operativo tra le forze armate statunitensi e quelle israeliane.
Gli ultimi ritocchi al piano operativo congiunto sono stati apportati durante un incontro giovedì scorso tra il capo di Stato Maggiore dell'IDF, Eyal Zamir, e i vertici del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom); i funzionari hanno discusso e definito la specifica divisione dei ruoli e gli obiettivi della missione nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti dovesse ritenere scaduto l'ultimatum.
In un duro avvertimento al regime di Teheran, Trump ha dichiarato: "Senza un accordo, per lo Stato iraniano è finita". Alla luce di questi sviluppi, ieri sera il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato il Gabinetto di Sicurezza per informare i ministri. Netanyahu e i funzionari della difesa israeliani hanno fatto pressioni sull'amministrazione Trump affinché desse priorità al settore energetico e alle infrastrutture nazionali iraniane in eventuali nuovi attacchi.
Sebbene a Gerusalemme si stia diffondendo la convinzione che il presidente darà alla fine il "via libera" agli attacchi contro infrastrutture di così alto valore, Israele è attualmente in attesa dell'autorizzazione definitiva della Casa Bianca prima di avviare qualsiasi operazione di questo tipo. Un funzionario israeliano ha dichiarato al Post che la strategia alla base del targeting del settore energetico è chiara: "Colpire obiettivi energetici porterà al collasso economico totale dell'Iran e a un significativo indebolimento della presa del regime terroristico sul potere".