Il progetto mira a ridurre la dipendenza dall'Ucraina e migliorare la sicurezza energetica.
L'Ungheria e la Serbia hanno deciso di accelerare la costruzione di un oleodotto che collegherà i due Paesi, coinvolgendo anche la Slovacchia. Questo progetto è stato descritto come un passo per diventare "resistenti ai ricatti dell'Ucraina", secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri e del Commercio ungherese, Peter Szijjarto, su Facebook. La dichiarazione è stata riportata dall'agenzia magiara Mti.
Szijjarto ha recentemente incontrato la ministra serba dell'Energia e delle Miniere, Dubravka Djedović Handanović, a Washington. Entrambi hanno partecipato a una conferenza internazionale sulla cooperazione energetica tra gli Stati Uniti e i Paesi dell'Europa orientale. Durante i colloqui, è stato concordato di accelerare i lavori preparatori per l'oleodotto, che sostituirà il flusso di petrolio dalla Russia attraverso l'oleodotto Druzhba, il cui blocco ha causato tensioni tra Budapest, Bratislava e Kiev. "La nuova rotta di trasporto migliorerà notevolmente la sicurezza dell'approvvigionamento petrolifero per i nostri Paesi", ha affermato Szijjarto.
Il ministro ha inoltre sottolineato che, una volta che la compagnia petrolifera statale ungherese Mol finalizzerà l'acquisto della serba Nis, rilevando la quota di maggioranza detenuta da Gazprom, i mercati petroliferi di Slovacchia, Ungheria e Serbia opereranno in modo coordinato. "Questo ci renderà ancora più resistenti al ricatto politico in stile ucraino. Naturalmente forniremo a Mol tutto il supporto possibile", ha aggiunto.
Secondo il giornale serbo Politika, Szijjarto ha denunciato all'amministrazione Trump i "tentativi di ricatto politico da parte dell'Ucraina", che ha bloccato le forniture di petrolio russo attraverso il gasdotto Druzhba, mentre Kiev sostiene che l'oleodotto è fuori uso a causa degli attacchi russi.
L'oleodotto serbo-ungherese, annunciato nel 2023 e previsto per il completamento entro il 2027, sarà lungo 123 km e collegherà la raffineria ungherese di Százhalombatta con Novi Sad, passando per Algyő. Il progetto, che coinvolge marginalmente anche la Slovacchia, si innesterà sul ramo meridionale dell'oleodotto Druzhba, permettendo alla Serbia di ricevere petrolio direttamente, bypassando l'oleodotto Adria che passa per la Croazia.
Sebbene Szijjarto parli di resistere al "ricatto ucraino", il progetto non elimina il transito attraverso l'Ucraina, ma offre un'alternativa alle sanzioni marittime dell'UE sul petrolio russo. Per la Serbia, si tratta di diversificare le rotte di approvvigionamento, garantendo due ingressi fisici per il petrolio e prevenendo blocchi unilaterali da parte di vicini come la Croazia o l'Ucraina. Il progetto è considerato vitale per la sicurezza energetica a lungo termine della Serbia.