La ferita sui dazi brucia: lo stop della Corte Suprema mette in pericolo l'intera agenda economica della Casa Bianca

Il primo discorso sullo Stato dell'Unione del secondo mandato di Donald Trump doveva essere una celebrazione dei suoi successi. Invece, martedì sera il presidente si presenterà al Congresso in picchiata nei sondaggi, con il 60% degli americani che lo boccia anche, e soprattutto, sui temi a lui più cari: dazi, inflazione e immigrazione.
Chiuso nel fortino della Casa Bianca per l'intero fine settimana, Trump ha lavorato al suo discorso, rivedendolo e limandolo. Si è concesso una pausa solo per seguire l'attesa partita di hockey fra Stati Uniti e il Canada, valsa l'oro agli americani. "Che partita!", ha commentato sul suo social Truth, celebrando quello che molto probabilmente è stato l'unico raggio di sole di un weekend tutto in salita.
La ferita sui dazi brucia: lo stop della Corte Suprema mette in pericolo l'intera agenda economica della Casa Bianca e sottrae a Trump una importante leva a livello internazionale, indebolendo di fatto anche la sua politica estera. Il presidente ne è consapevole anche se ostenta sicurezza, cercando di trasmettere agli americani l'immagine di un presidente in controllo e in posizione sempre di forza.
A poco più di un anno dalla sua elezione, però, gli elettori lo guardando con crescente scetticismo. Secondo un sondaggio di Washington Post-Abc-Ipsos, il 60% non lo approva: per ritrovare un'indice di gradimento così basso bisogna riandare al giorno dell'attacco al Congresso il 6 gennaio 2021.
La bocciatura è pesante soprattutto sui temi che gli stanno più a cuore, quelli che gli hanno consentito di tornare alla Casa Bianca. Sul fronte dell'inflazione Trump colleziona il suo punteggio più basso: solo il 32% lo approva, complici anche i dazi che hanno fatto salire i prezzi.
Sull'economia in generale a promuoverlo è solo il 41%, e non va meglio sull'immigrazione dopo gli incidenti di Minneapolis. Sei americani su 10 si oppongono alle tattiche usate dall'Ice e alle operazioni per la detenzione e la deportazione di migranti. Il 56% degli elettori è poi convinto che Trump non sia impegnato a proteggere i diritti e le libertà degli americani, mentre un 54% si oppone all'uso della forza militare per forzare cambiamenti in Paesi stranieri. Un dato quest'ultimo particolarmente significativo, visto l'imponente schieramento di forze americane in Medio Oriente per un possibile attacco all'Iran.
Il presidente non ha ancora deciso se procedere e sta lasciando ancora qualche giorno alla diplomazia per vedere se un accordo con Teheran sia ancora possibile. Molti all'interno della Casa Bianca lo stanno invitando alla cautela, e lo stanno esortando a non attaccare e a concentrarsi piuttosto sui temi di interesse nazionale, quali l'economia.
Il senatore Lindesy Graham, suo stretto alleato, lo tira però per la giacchetta nella direzione opposta, invitandolo a ignorare le voci contrarie. "Chi sconsiglia di farsi coinvolgere in Iran sembra non valutare le conseguenze del lasciare il male procedere senza controllo", ha detto.
Ad attendere Trump alla prova del discorso sullo Stato dell'Unione sono soprattutto i repubblicani. La loro speranza è che il presidente ritrovi il tocco magico e torni a far breccia nei cuori degli elettorali, anche quelli del mondo Maga (con i rapporti incrinati dal caso Epstein), in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Per i conservatori la partita non è facile e il primo banco di prova sarà il Texas, dove sono in corso primarie dure per decidere chi si candiderà al posto del senatore repubblicano uscente John Cornyn. Fra le fila democratiche si battono Jasmine Crockett e James Talarico, ma la vera battaglia è fra i conservatori, e il timore diffuso è che possa vincere Ken Paxton, l'attuale controverso procuratore dello Stato che non piace molto neanche al suo partito.
"Se vincerà, i democratici avranno chance che altrimenti non avrebbero avuto", hanno messo in guardia alcuni strateghi repubblicani. L'allarme non sembra ancora essere arrivato alla Casa Bianca, dove Trump continua a ripetere che i repubblicani vinceranno alle elezioni. Ma per tradizione il partito del presidente in carica esce spesso sconfitto delle midterm: lo spettro dell'anatra zoppa è dietro l'angolo.