Il gruppo, detenuto ad al‑Roj dal 2019 e affidato a parenti, è stato riportato nel campo per «cattivo coordinamento»; il rimpatrio non era organizzato dal governo australiano
Donne australiane e i loro figli, rinchiusi da anni senza accuse, sono stati costretti a tornare in un campo di detenzione nel nordest della Siria, dopo essere stati rilasciati dalle autorità curde per il previsto rimpatrio in Australia. Come riporta il Guardian Australia, il gruppo di 34 donne e minori, rinchiuso dal 2019 nel campo di al-Roj controllato dalle Syrian Democratic Forces (SDF), è composto da vedove e figli di combattenti dello Stato Islamico morti o detenuti. Erano stati rilasciati e affidati a parenti che avevano organizzato il loro rimpatrio ed erano in viaggio per Damasco e per lasciare la Siria, quando è stato intimato loro di fermarsi e di ritornare al campo, dove sono rinchiuse circa 2200 persone di 50 nazionalità.
Filmati video mostrano il gruppo che si preparava a lasciare il campo. Si vedono donne e bambini caricare bagagli in piccole auto, con il volto coperto da cappucci o cappelli, mentre guardano in basso per evitare cineprese e macchine fotografiche. Il gruppo è stato costretto a tornare indietro al campo a causa di "cattivo coordinamento tra i loro parenti e il governo di Damasco", ha detto un funzionario del campo all'Agenzia France Presse.
Secondo il Guardian Australia, il loro rimpatrio non era stato organizzato dal governo australiano e non è chiaro se il gruppo fosse in possesso dei documenti di viaggio. Nessuno degli australiani detenuti nel campo di al-Roj è stato imputato di reati o è oggetto di mandati d'arresto.
Per anni il governo australiano ha resistito alle pressioni per rimpatriare le donne e i bambini, mentre organizzazioni umanitarie e rappresentanti legali premono per la loro evacuazione dalla Siria, avvertendo che le condizioni nei campi di detenzione sono "potenzialmente letali". Intanto le condizioni nel campo di al-Roj sono gradualmente peggiorate e il campo è obiettivo regolare di incursioni di seguaci dello Stato islamico.
Casi di dissenteria e di influenza sono comuni e si diffondono rapidamente attraverso una popolazione che vive in spazi ristretti in tende dilapidate, particolarmente fra bambini malnutriti e sottosviluppati. Spesso scoppiano incendi nelle tende e il combustibile per il riscaldamento è scarso. Human Rights Watch ha definito le condizioni nei campi "inumane, degradanti e potenzialmente letali".